“Bonaccini o Schlein? Avremo altri candidati Ora dimenticare Renzi”

“Basta pensare a Renzi. Quel problema è già stato risolto col 2018. Stesso discorso vale per quel M5S che ha deciso di fare l’opposizione al Pd e non alle destre”. A dirlo Matteo Orfini, presidente dei democratici fino al 2019.

Sarà una sfida a due tra Bonaccini e Schlein per il dopo Letta?
Anche Paola De Micheli e Matteo Ricci sono in campo. Bisognerà capire, poi, cosa dirà Dario Nardella nella convention che si terrà sabato a Roma. Il termine per la presentazione delle candidature scade a gennaio e quindi ritengo che ce ne possano essere altre. È una partita ancora apertissima.

Il governatore dell’Emilia chiude alle correnti. Qualcuno, però, lo accusa di essere un renziano. Non le sembra un controsenso?
Mi sembra che tutti i candidati stiano dicendo che le correnti sono dannose. Queste ultime servono solo se portano idee e pluralismo culturale, non filiere di potere. Ciò mi sembra condiviso da tutti.

Orlando sarà della partita?
Bisogna chiederlo a lui. Andrea è stato un ottimo ministro, ha fatto il vicesegretario ed è stato candidato al congresso. È certamente una personalità autorevole del Pd.

La sinistra ha un profilo in cui si riconosce?
La sinistra del Pd è plurale. Da qui a gennaio, la situazione può cambiare. Tutti sono in attesa di partecipare alla fase costituente. Oggi apriamo al contributo di forze esterne e intellettuali. Ritengo, pertanto, che adesso l’unica priorità debbano essere le proposte. Non escludo che quando si parlerà di temi, possa esserci un rimescolamento delle appartenenze.

Non sarebbe stato utile, intanto, mettere i progressisti allo stesso tavolo e creare un’alternativa al renzismo…
Il renzismo non c’entra più nulla col Pd. Veniamo da un’elezione dove non siamo riusciti neanche a costruire un’alleanza politica. Dal 2018, abbiamo una linea politica diversa. Troverei, pertanto, surreale fare il congresso su un ex segretario, oggi leader di una forza molto più piccola di quella di cui faccio parte. Adesso occorre parlare di Pd.

Letta annuncia la discesa in piazza dei dem. Non sarebbe stato meglio farlo prima?
Sarebbe stato curioso convocare una manifestazione contro la legge di bilancio prima che venisse fatta.

Conte diventa il padrone delle strade, come dimostra l’ultimo corteo per l’Ucraina. È possibile recuperare l’alleanza con i pentastellati, come sta tentando da tempo Bettini?
Alla manifestazione della pace non c’era solo il M5S. C’era il Pd e soprattutto c’erano tante associazioni, che nulla avevano a vedere con la politica. Detto ciò, posso dire che abbiamo provato a costruire un accordo con i pentastellati per le regionali del Lazio, dove tra l’altro eravamo già alleati. Non ci siamo riusciti. Non ritengo, quindi, ci siano le condizioni per alcuna intesa. Conte, da tempo, ha deciso di fare l’opposizione al Pd e non alla destra.

Il segretario, qualche giorno fa, ha minacciato di dimettersi…
Non mi risulta. È una falsità, tra l’altro smentita dal diretto interessato.

Dopo la batosta di settembre, non era opportuno presentarsi all’opinione pubblica con facce diverse?
In un partito serio si applicano le regole. Le nostre dicono che finito il ciclo di un segretario bisogna convocare un congresso. I nuovi volti devono emergere da un voto e quindi ci vuole il tempo che prevede lo statuto. Durante l’ultima assemblea, c’è stato già un cambiamento. Le primarie sono state anticipate.

È possibile accorciare ancora i tempi?
Ci sono le festività. Considerando che bisogna aprire la fase costituente, presentare le candidature, votare nei circoli, anticipare il 14 febbraio mi sembra abbastanza improbabile.

Negli ultimi mesi, numerosi italiani sostengono di sentirsi distanti anni luce dal linguaggio dem. Almeno in questo senso, si poteva cambiare qualcosa?
Alcune battaglie vanno portate avanti perché sono giuste, non perché convengono. In politica, bisogna combattere per ciò in cui si crede, non per quello che è popolare. Alcuni errori ci sono stati. Il congresso servirà a capire dove abbiamo sbagliato, quali temi abbiamo sottovalutato.

C’è una questione su cui ritiene si sia fatto troppo poco?
Abbiamo avuto difficoltà a conquistare il voto della parte più debole del Paese. Dovevamo fare di più per rappresentarla, con proposte chiare e più credibili.

Cosa ne pensa della vicenda Soumahoro?
Sono da sempre garantista. Non abbiamo elementi per dare giudizi. Spero che Aboubakar possa chiarire tutto rispetto a una vicenda, che letta così è sicuramente spiacevole.

“Basta pensare a Renzi. Quel problema è già stato risolto col 2018. Stesso discorso vale per quel M5S che ha deciso di fare l’opposizione al Pd e non alle destre”. A dirlo Matteo Orfini, presidente dei democratici fino al 2019.

Sarà una sfida a due tra Bonaccini e Schlein per il dopo Letta?
Anche Paola De Micheli e Matteo Ricci sono in campo. Bisognerà capire, poi, cosa dirà Dario Nardella nella convention che si terrà sabato a Roma. Il termine per la presentazione delle candidature scade a gennaio e quindi ritengo che ce ne possano essere altre. È una partita ancora apertissima.

Il governatore dell’Emilia chiude alle correnti. Qualcuno, però, lo accusa di essere un renziano. Non le sembra un controsenso?
Mi sembra che tutti i candidati stiano dicendo che le correnti sono dannose. Queste ultime servono solo se portano idee e pluralismo culturale, non filiere di potere. Ciò mi sembra condiviso da tutti.

Orlando sarà della partita?
Bisogna chiederlo a lui. Andrea è stato un ottimo ministro, ha fatto il vicesegretario ed è stato candidato al congresso. È certamente una personalità autorevole del Pd.

La sinistra ha un profilo in cui si riconosce?
La sinistra del Pd è plurale. Da qui a gennaio, la situazione può cambiare. Tutti sono in attesa di partecipare alla fase costituente. Oggi apriamo al contributo di forze esterne e intellettuali. Ritengo, pertanto, che adesso l’unica priorità debbano essere le proposte. Non escludo che quando si parlerà di temi, possa esserci un rimescolamento delle appartenenze.

Non sarebbe stato utile, intanto, mettere i progressisti allo stesso tavolo e creare un’alternativa al renzismo…
Il renzismo non c’entra più nulla col Pd. Veniamo da un’elezione dove non siamo riusciti neanche a costruire un’alleanza politica. Dal 2018, abbiamo una linea politica diversa. Troverei, pertanto, surreale fare il congresso su un ex segretario, oggi leader di una forza molto più piccola di quella di cui faccio parte. Adesso occorre parlare di Pd.

Letta annuncia la discesa in piazza dei dem. Non sarebbe stato meglio farlo prima?
Sarebbe stato curioso convocare una manifestazione contro la legge di bilancio prima che venisse fatta.

Conte diventa il padrone delle strade, come dimostra l’ultimo corteo per l’Ucraina. È possibile recuperare l’alleanza con i pentastellati, come sta tentando da tempo Bettini?
Alla manifestazione della pace non c’era solo il M5S. C’era il Pd e soprattutto c’erano tante associazioni, che nulla avevano a vedere con la politica. Detto ciò, posso dire che abbiamo provato a costruire un accordo con i pentastellati per le regionali del Lazio, dove tra l’altro eravamo già alleati. Non ci siamo riusciti. Non ritengo, quindi, ci siano le condizioni per alcuna intesa. Conte, da tempo, ha deciso di fare l’opposizione al Pd e non alla destra.

Il segretario, qualche giorno fa, ha minacciato di dimettersi…
Non mi risulta. È una falsità, tra l’altro smentita dal diretto interessato.

Dopo la batosta di settembre, non era opportuno presentarsi all’opinione pubblica con facce diverse?
In un partito serio si applicano le regole. Le nostre dicono che finito il ciclo di un segretario bisogna convocare un congresso. I nuovi volti devono emergere da un voto e quindi ci vuole il tempo che prevede lo statuto. Durante l’ultima assemblea, c’è stato già un cambiamento. Le primarie sono state anticipate.

È possibile accorciare ancora i tempi?
Ci sono le festività. Considerando che bisogna aprire la fase costituente, presentare le candidature, votare nei circoli, anticipare il 14 febbraio mi sembra abbastanza improbabile.

Negli ultimi mesi, numerosi italiani sostengono di sentirsi distanti anni luce dal linguaggio dem. Almeno in questo senso, si poteva cambiare qualcosa?
Alcune battaglie vanno portate avanti perché sono giuste, non perché convengono. In politica, bisogna combattere per ciò in cui si crede, non per quello che è popolare. Alcuni errori ci sono stati. Il congresso servirà a capire dove abbiamo sbagliato, quali temi abbiamo sottovalutato.

C’è una questione su cui ritiene si sia fatto troppo poco?
Abbiamo avuto difficoltà a conquistare il voto della parte più debole del Paese. Dovevamo fare di più per rappresentarla, con proposte chiare e più credibili.

Cosa ne pensa della vicenda Soumahoro?
Sono da sempre garantista. Non abbiamo elementi per dare giudizi. Spero che Aboubakar possa chiarire tutto rispetto a una vicenda, che letta così è sicuramente spiacevole.

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