Bonaccini ora ci prova “Segretario, sì… ma” E il Pd già scarica Letta

Stefano Bonaccini ci prova. Il governatore dell’Emilia Romagna, in un’intervista a “L’aria che tira”, su La7, scioglie le riserve. “Io segretario? – rivela alla giornalista Myrta Merlino. Ci sto riflettendo seriamente”. Il Partito Democratico scarica Letta. A confermarlo le ultime parole di quello che a più riprese viene indicato come il successore. “Abbiamo bisogno di un nuovo gruppo dirigente. Bisogna aprire una nuova stagione – replica a chi lo sollecita su che idea ha della propria casa politica”. Criticata addirittura la strategia utilizzata negli ultimi mesi dal pisano. “Un soggetto che parla sempre di se stesso – evidenzia – non è utile ai cittadini”. Scongiurata, almeno per il momento, l’ipotesi commissariamento dal diretto interessato. Nei fatti, però, viene staccata la spina alla precedente gestione.

Il cambio abito

Il viceré di Modena, pertanto, dovrà dimostrare all’opinione pubblica di essere diverso da chi sfida. Non basta qualche dichiarazione. La platea dem vuole risposte concrete, a partire dal ruolo che viene dato ai giovani, così come alle donne. Stesso discorso vale per i temi. Non si conosce, allo stato, la proposta dell’aspirante successore. L’unica certezza è che fino a questo momento, non ci sono critiche di Bonaccini né verso il progetto immagino dal docente parigino, né verso lo schema immaginato dai vecchi dirigenti, definiti da qualcuno i “jurassici dem”. Il sostegno, promessogli da Base Riformista, ovvero gli ex renziani, non basta per vincere.

Gli avversari

L’unica notizia positiva per l’emiliano è che a sfidarlo non ci sarà Messi o Cristiano Ronaldo. L’unica al momento che scioglie la riserva è la sola Paola De Micheli, sponsorizzata da Pierluigi Bersani. L’ex ministro del Lavoro, comunque, oltre a qualche vecchio amico della sinistra, non può garantire un cammino in discesa all’ex ministra. Bisogna tener conto che molti compagni vogliono la scalata di Andrea Orlando al Nazareno. Quest’ultimo non si sbilancia sul futuro, ma certamente quando si avvicinerà il congresso dirà la sua. Non sarà semplice per l’esponente dell’esecutivo Draghi trovare alleati tra i moderati. L’altra possibile sfidante del Bonaccio, poi, è la sua vice Elly Schlein. L’ultimo prodotto del vivaio degli Scientologist dice di essere il volto degli ambientalisti e del mondo Lgbt. Pur trattandosi di una novità, le sue reali potenzialità sono un’incognita. I veri punti di domanda, allo stato, altresì, sembrano essere due. Il primo è un possibile ritorno di Zingaretti. Penserà solo al Lazio oppure il re delle piazze si riprenderà la guida del suo partito, considerando che l’avversario da battere è un capopopolo come Conte? L’altro enigma, poi, supera i confini dem. Renzi si riprenderà il vecchio amore? Il giglio fiorentino, su queste colonne, dichiara di non essere interessato al Pd. Considerando che stiamo parlando dell’inventore dello “stai sereno”, le sorprese sono dietro l’angolo. Non è detto che il diversivo Bonaccini sia l’ennesimo trucchetto per dividere ulteriormente un partito, dove allo stato sembrano esserci più mozioni che attivisti.

I capigruppo

Tante riconferme, qualche acclamazione e poche sorprese. Così si può sintetizzare il terreno che si troverà davanti Stefano l’emiliano, considerando quanto accaduto nei palazzi romani del potere. Il buon Letta, non potendosi inventare nulla di nuovo e accerchiato dai veti incrociati dei vari rappresentanti delle correnti, non può far altro riconfermare Simona Malpezzi al Senato al Senato e Debora Serracchiani alla Camera. Bruciati, quindi, tutti i nomi circolati nelle ultime ore, dalla campana Valeria Valente fino al colonnello Marco Meloni. Per dirla in breve, i capigruppo sono una strage o una Caporetto. Rispetto a tutto ciò, Bonaccini non proferisce parola. La domanda, pertanto, che arriva dalla base è la seguente: “Perchè chi si candida come novità fa finta di nulla?”.

Stefano Bonaccini ci prova. Il governatore dell’Emilia Romagna, in un’intervista a “L’aria che tira”, su La7, scioglie le riserve. “Io segretario? – rivela alla giornalista Myrta Merlino. Ci sto riflettendo seriamente”. Il Partito Democratico scarica Letta. A confermarlo le ultime parole di quello che a più riprese viene indicato come il successore. “Abbiamo bisogno di un nuovo gruppo dirigente. Bisogna aprire una nuova stagione – replica a chi lo sollecita su che idea ha della propria casa politica”. Criticata addirittura la strategia utilizzata negli ultimi mesi dal pisano. “Un soggetto che parla sempre di se stesso – evidenzia – non è utile ai cittadini”. Scongiurata, almeno per il momento, l’ipotesi commissariamento dal diretto interessato. Nei fatti, però, viene staccata la spina alla precedente gestione.

Il cambio abito

Il viceré di Modena, pertanto, dovrà dimostrare all’opinione pubblica di essere diverso da chi sfida. Non basta qualche dichiarazione. La platea dem vuole risposte concrete, a partire dal ruolo che viene dato ai giovani, così come alle donne. Stesso discorso vale per i temi. Non si conosce, allo stato, la proposta dell’aspirante successore. L’unica certezza è che fino a questo momento, non ci sono critiche di Bonaccini né verso il progetto immagino dal docente parigino, né verso lo schema immaginato dai vecchi dirigenti, definiti da qualcuno i “jurassici dem”. Il sostegno, promessogli da Base Riformista, ovvero gli ex renziani, non basta per vincere.

Gli avversari

L’unica notizia positiva per l’emiliano è che a sfidarlo non ci sarà Messi o Cristiano Ronaldo. L’unica al momento che scioglie la riserva è la sola Paola De Micheli, sponsorizzata da Pierluigi Bersani. L’ex ministro del Lavoro, comunque, oltre a qualche vecchio amico della sinistra, non può garantire un cammino in discesa all’ex ministra. Bisogna tener conto che molti compagni vogliono la scalata di Andrea Orlando al Nazareno. Quest’ultimo non si sbilancia sul futuro, ma certamente quando si avvicinerà il congresso dirà la sua. Non sarà semplice per l’esponente dell’esecutivo Draghi trovare alleati tra i moderati. L’altra possibile sfidante del Bonaccio, poi, è la sua vice Elly Schlein. L’ultimo prodotto del vivaio degli Scientologist dice di essere il volto degli ambientalisti e del mondo Lgbt. Pur trattandosi di una novità, le sue reali potenzialità sono un’incognita. I veri punti di domanda, allo stato, altresì, sembrano essere due. Il primo è un possibile ritorno di Zingaretti. Penserà solo al Lazio oppure il re delle piazze si riprenderà la guida del suo partito, considerando che l’avversario da battere è un capopopolo come Conte? L’altro enigma, poi, supera i confini dem. Renzi si riprenderà il vecchio amore? Il giglio fiorentino, su queste colonne, dichiara di non essere interessato al Pd. Considerando che stiamo parlando dell’inventore dello “stai sereno”, le sorprese sono dietro l’angolo. Non è detto che il diversivo Bonaccini sia l’ennesimo trucchetto per dividere ulteriormente un partito, dove allo stato sembrano esserci più mozioni che attivisti.

I capigruppo

Tante riconferme, qualche acclamazione e poche sorprese. Così si può sintetizzare il terreno che si troverà davanti Stefano l’emiliano, considerando quanto accaduto nei palazzi romani del potere. Il buon Letta, non potendosi inventare nulla di nuovo e accerchiato dai veti incrociati dei vari rappresentanti delle correnti, non può far altro riconfermare Simona Malpezzi al Senato al Senato e Debora Serracchiani alla Camera. Bruciati, quindi, tutti i nomi circolati nelle ultime ore, dalla campana Valeria Valente fino al colonnello Marco Meloni. Per dirla in breve, i capigruppo sono una strage o una Caporetto. Rispetto a tutto ciò, Bonaccini non proferisce parola. La domanda, pertanto, che arriva dalla base è la seguente: “Perchè chi si candida come novità fa finta di nulla?”.

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