BONIFEI: “Il Pd ha la schiena dritta da Soumahoro a Panzeri serve pulizia e trasparenza”

“Siamo i primi a pretendere chiarezza e trasparenza”. A dirlo Brando Benifei, capodelegazione del Partito Democratico al Parlamento Europeo.

La vicenda del Qatar tocca più di qualcuno del Pd. Non Benifei, ma diversi suoi colleghi hanno avuto rapporti con queste persone. Lei non sapeva nulla di tutto ciò…
No, e non vedo come avrei potuto saperlo. Come Partito Democratico ci costituiremo parte lesa nel processo che ora si terrà in Belgio, ed esigiamo la massima chiarezza su una vicenda dai contorni che appaiono assolutamente vergognosi.

Se i parlamentari del vostro gruppo non c’entrano niente, è mai possibile che non sapessero cosa facessero i loro collaboratori?
Gli assistenti parlamentari sono figure di altissima professionalità, che hanno competenze sul fronte legislativo e fanno un lavoro di studio e approfondimento sui dossier. Come potevano alcuni eurodeputati pensare che tra queste figure vi fosse qualcuno che agiva per interessi particolari o corruttivi?

Tutta questa vicenda rischia di penalizzare il vostro partito?
Il Partito Democratico ha dimostrato con i fatti di aver tenuto la schiena dritta sulla questione dei diritti umani in Qatar. Su questo non possono esserci ambiguità di giudizio, parlano i nostri voti e le nostre interrogazioni.

De Magistris dice che non si tratta di qualche mela marcia, ma di un vero e proprio sistema…
Non accetto che passi l’idea che il Parlamento Europeo si sia lasciato corrompere. Se ci sono state influenze su qualcuno si faccia luce rapidamente. Proprio noi abbiamo voluto che il Parlamento Europeo aprisse, anche con una apposita Commissione Speciale, che ha lavorato in questo anno, una vera riflessione sulle influenze e gli attacchi alla democrazia europea da parte di Stati esteri, come la Russia di Putin.

A più riprese ha detto che è solo colpa delle destre. Perché?
Non ho detto che è “solo” colpa delle destre, ma è un fatto che i Socialisti e Democratici siano la forza politica che ha sempre voluto e votato per istituire un organismo indipendente sulle questioni di etica pubblica nelle istituzioni europee e maggiori restrizioni per i lobbisti, mentre i gruppi politici di destra si sono opposti. Ora cambino idea e supportino con noi la richiesta per una commissione d’inchiesta sui fatti di questi giorni.

Cosa vi distingue dalle destre?
Oltre a quanto già detto, ricordo che la destra italiana ed europea non ha votato gli emendamenti di maggiore condanna al Qatar sostenuti dal Partito Democratico e presentati dal gruppo della Sinistra. In questi anni quante volte siamo stati solo noi a spingere per vincolare gli accordi commerciali, a migliori risultati sul tema della tutela dei diritti umani.

Quanto è importante la questione morale nella vicenda e soprattutto che idea avete oggi su Doha, i mondiali e quanto accade a quelle latitudini?
La nostra posizione è sempre stata la stessa: la delegazione che guido al Parlamento Europeo ha tenuto, sin dall’inizio, una linea molto dura nelle votazioni sul Qatar, supportando anche emendamenti fuori dall’accordo principale fra i gruppi politici per essere ancora più netti sulla condanna delle violazioni dei diritti dei lavoratori e della comunità LGBTQ, tema su cui ho anche presentato una successiva interrogazione chiedendo a Borrell di richiamare il nostro Ambasciatore Ue presso il Qatar.

Non ritiene che il Pd, così come le altre forze, debba prestare più attenzione quando sceglie collaboratori e staff?
Mi preoccuperei piuttosto di regolare in modo più stringente le attività degli ex parlamentari, di qualsiasi colore essi siano. Dobbiamo mettere fine al fenomeno delle porte girevoli o di attività usate come paravento. L’ex Presidente della Commissione Barroso è andato a lavorare dopo pochissimo tempo dal termine del suo mandato per la Goldman Sachs, su queste storie c’è stato sempre troppo lassismo. E in questo specifico caso, l’idea stessa che si possa lucrare sulla lotta per i diritti umani mi suscita un profondissimo sdegno.

Come pensate, intanto, di interagire con chi ha come unico fine quello di fare chiarezza su tutto ciò?
Rispondendo nel merito e con i fatti. Siamo i primi a pretendere chiarezza e trasparenza, è il nostro lavoro che viene danneggiato da queste vicende.

In politica può capitare di sbagliare. Occorre, però, determinazione nel prendere le distanze da certi atteggiamenti. Basti pensare al caso Soumahoro, dove c’è molta ambiguità. Questa volta sarà tracciata una linea netta?
L’abbiamo già tracciata e continueremo a farlo, penso che questo scandalo sia l’occasione per migliorare e rendere molto più forte la nostra democrazia europea, non c’è alternativa.

“Siamo i primi a pretendere chiarezza e trasparenza”. A dirlo Brando Benifei, capodelegazione del Partito Democratico al Parlamento Europeo.

La vicenda del Qatar tocca più di qualcuno del Pd. Non Benifei, ma diversi suoi colleghi hanno avuto rapporti con queste persone. Lei non sapeva nulla di tutto ciò…
No, e non vedo come avrei potuto saperlo. Come Partito Democratico ci costituiremo parte lesa nel processo che ora si terrà in Belgio, ed esigiamo la massima chiarezza su una vicenda dai contorni che appaiono assolutamente vergognosi.

Se i parlamentari del vostro gruppo non c’entrano niente, è mai possibile che non sapessero cosa facessero i loro collaboratori?
Gli assistenti parlamentari sono figure di altissima professionalità, che hanno competenze sul fronte legislativo e fanno un lavoro di studio e approfondimento sui dossier. Come potevano alcuni eurodeputati pensare che tra queste figure vi fosse qualcuno che agiva per interessi particolari o corruttivi?

Tutta questa vicenda rischia di penalizzare il vostro partito?
Il Partito Democratico ha dimostrato con i fatti di aver tenuto la schiena dritta sulla questione dei diritti umani in Qatar. Su questo non possono esserci ambiguità di giudizio, parlano i nostri voti e le nostre interrogazioni.

De Magistris dice che non si tratta di qualche mela marcia, ma di un vero e proprio sistema…
Non accetto che passi l’idea che il Parlamento Europeo si sia lasciato corrompere. Se ci sono state influenze su qualcuno si faccia luce rapidamente. Proprio noi abbiamo voluto che il Parlamento Europeo aprisse, anche con una apposita Commissione Speciale, che ha lavorato in questo anno, una vera riflessione sulle influenze e gli attacchi alla democrazia europea da parte di Stati esteri, come la Russia di Putin.

A più riprese ha detto che è solo colpa delle destre. Perché?
Non ho detto che è “solo” colpa delle destre, ma è un fatto che i Socialisti e Democratici siano la forza politica che ha sempre voluto e votato per istituire un organismo indipendente sulle questioni di etica pubblica nelle istituzioni europee e maggiori restrizioni per i lobbisti, mentre i gruppi politici di destra si sono opposti. Ora cambino idea e supportino con noi la richiesta per una commissione d’inchiesta sui fatti di questi giorni.

Cosa vi distingue dalle destre?
Oltre a quanto già detto, ricordo che la destra italiana ed europea non ha votato gli emendamenti di maggiore condanna al Qatar sostenuti dal Partito Democratico e presentati dal gruppo della Sinistra. In questi anni quante volte siamo stati solo noi a spingere per vincolare gli accordi commerciali, a migliori risultati sul tema della tutela dei diritti umani.

Quanto è importante la questione morale nella vicenda e soprattutto che idea avete oggi su Doha, i mondiali e quanto accade a quelle latitudini?
La nostra posizione è sempre stata la stessa: la delegazione che guido al Parlamento Europeo ha tenuto, sin dall’inizio, una linea molto dura nelle votazioni sul Qatar, supportando anche emendamenti fuori dall’accordo principale fra i gruppi politici per essere ancora più netti sulla condanna delle violazioni dei diritti dei lavoratori e della comunità LGBTQ, tema su cui ho anche presentato una successiva interrogazione chiedendo a Borrell di richiamare il nostro Ambasciatore Ue presso il Qatar.

Non ritiene che il Pd, così come le altre forze, debba prestare più attenzione quando sceglie collaboratori e staff?
Mi preoccuperei piuttosto di regolare in modo più stringente le attività degli ex parlamentari, di qualsiasi colore essi siano. Dobbiamo mettere fine al fenomeno delle porte girevoli o di attività usate come paravento. L’ex Presidente della Commissione Barroso è andato a lavorare dopo pochissimo tempo dal termine del suo mandato per la Goldman Sachs, su queste storie c’è stato sempre troppo lassismo. E in questo specifico caso, l’idea stessa che si possa lucrare sulla lotta per i diritti umani mi suscita un profondissimo sdegno.

Come pensate, intanto, di interagire con chi ha come unico fine quello di fare chiarezza su tutto ciò?
Rispondendo nel merito e con i fatti. Siamo i primi a pretendere chiarezza e trasparenza, è il nostro lavoro che viene danneggiato da queste vicende.

In politica può capitare di sbagliare. Occorre, però, determinazione nel prendere le distanze da certi atteggiamenti. Basti pensare al caso Soumahoro, dove c’è molta ambiguità. Questa volta sarà tracciata una linea netta?
L’abbiamo già tracciata e continueremo a farlo, penso che questo scandalo sia l’occasione per migliorare e rendere molto più forte la nostra democrazia europea, non c’è alternativa.

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