Borghi sarà “Siffredi”, in arrivo la serie Netflix

Strano pensarlo in questi termini, ma alla nostra telefonata per chiedere ragguagli circa la serie di Netflix che racconterà la sua biografia in 7 puntate, Rocco Siffredi ci fa capire di dover tenere la bocca cucita. “Non posso parlare con nessuno fino all’uscita della serie”. Generazioni intere hanno beneficiato delle performance artistiche di Siffredi tenendo l’audio in modalità muta, per cui, lo scoop non è questo. Attenderemo il nostro turno. La notizia, invece, è che a interpretare quello che è riduttivo classificare semplicemente come attore e produttore hard sarà l’uomo del momento. Colui che quando c’è nell’aria una serie importante, figura subito tra i primi da coinvolgere: Alessandro Borghi. Lo abbiamo visto in Cinque, poi in Suburra, co-protagonista in Roma Criminale, nel 2018 in Sulla mia pelle nei panni di Stefano Cucchi, poi nella serie Diavoli, passando da Il Primo Re e tanti altri ruoli ancora, meritandosi nel 2016 anche una nomination per il David di Donatello. In 36 anni, iniziando come stuntman, di strada ne ha fatta. La sua capacità di essere versatile è un grande dono. Sarà lui a prestare il volto (e magari altro) a Rocco Siffredi nella nuova serie Netflix intitolata Supersex, di cui sono già iniziate le riprese a Roma. La serie, è prodotta da Lorenzo Mieli per The Apartment, una società del gruppo Fremantle, e da Matteo Rovere per Groenlandia, società del gruppo Banijay, creata e scritta da Francesca Manieri, con la regia oltre che di Rovere, di Francesco Carrozzini e Francesca Mazzoleni. Titolo completo della serie: “Supersex: l’uomo, il porno e quei 350 minuti prima di dire ti amo”. I 7 episodi sbarcheranno via Netflix in 190 Paesi nel mondo nel 2023. La storia, va da sé, è liberamente tratta dalla vera vita di Rocco Siffredi e basata sulle sue dirette testimonianze. La parte centrale della narrazione tocca aspetti inediti del pornoattore, in un racconto-confessione profondo, che ripercorre tutte le tappe clou della sua vita, a partire dall’infanzia. Ogni puntata è una tappa per capire perché Rocco nel collettivo non sia mai stato considerato uno dei tanti ma il numero uno. E in questo il porno è solo un’opzione. Rocco Siffredi è lo pseudonimo di Rocco Antonio Tano, nato ad Ortona, in provincia di Chieti, il 4 maggio 1964. Toro lo è anzitutto come segno zodiacale. I 58 anni li porta con grinta, senza esser diventato la
versione vecchia di sé. Non tutti sanno che il suo pseudonimo si ispira a Roch Siffredi, protagonista del film gangster Borsalino con il volto di Alain Delon nel 1970. Nel porno arriva a 20 anni in un locale a luci rosse a Parigi. La predisposizione per il genere evidentemente c’era. L’incontro decisivo è nel locale con Gabriel Pontello, protagonista e produttore porno francese che a sua volta lo ha presentato al produttore Marc Dorcel e al regista Michel Ricaud: da lì a poco Belle d’amour, il suo primo film pornografico. Questa è la realtà, vedremo come sarà raccontata. L’esordio in Italia è con Moana Pozzi, nel 1987 con il film Fantastica Moana con la regia di Riccardo Schicchi. E poi a Los Angeles, grazie al regista John Leslie è inserito tra gli attori del film Curse of the Catwoman del 1991. Di Siffredi conquistano la signorilità, l’eleganza dei modi, la serietà: se lo si presenta a una mamma o a una suocera, nessuno si imbarazza pur sapendo tutti che lavoro faccia. Per questo anche il democristianissimo Festival di Sanremo lo ha accolto a tempo d’orchestra sul palco dell’Ariston per la 63esima edizione. Se si pensa che era quasi 10 anni fa, siamo molto meno bigotti di quanto crediamo. Nei panni del love coach ha condotto il programma Ci Pensa Rocco, dedicato alle coppie in crisi su Cielo e nel 2015 è stato uno dei naufraghi dell’isola più spiata della tv, per poi fare della sua vita di famiglia, nel 2016 un vero e proprio reality: Casa Siffredi ha raccontato la sua quotidianità su La5. Di una vita così densa non si può che fare un riassunto, ma in un film solo, non avrebbe avuto senso ed ecco che Netflix arriva con la proposta di condensare privato, pubblico, curiosità e non detto in dose omeopatica. E mentre il pubblico è già in trepida attesa, Alessandro Borghi scalda i motori facendosi beccare dal lifestyle magazine Mow (www.mowmag.com) a bordo della stessa moto (una Yamaha Tenere 600) con cui Siffredi faceva la spola tra Ortona e Parigi.

Strano pensarlo in questi termini, ma alla nostra telefonata per chiedere ragguagli circa la serie di Netflix che racconterà la sua biografia in 7 puntate, Rocco Siffredi ci fa capire di dover tenere la bocca cucita. “Non posso parlare con nessuno fino all’uscita della serie”. Generazioni intere hanno beneficiato delle performance artistiche di Siffredi tenendo l’audio in modalità muta, per cui, lo scoop non è questo. Attenderemo il nostro turno. La notizia, invece, è che a interpretare quello che è riduttivo classificare semplicemente come attore e produttore hard sarà l’uomo del momento. Colui che quando c’è nell’aria una serie importante, figura subito tra i primi da coinvolgere: Alessandro Borghi. Lo abbiamo visto in Cinque, poi in Suburra, co-protagonista in Roma Criminale, nel 2018 in Sulla mia pelle nei panni di Stefano Cucchi, poi nella serie Diavoli, passando da Il Primo Re e tanti altri ruoli ancora, meritandosi nel 2016 anche una nomination per il David di Donatello. In 36 anni, iniziando come stuntman, di strada ne ha fatta. La sua capacità di essere versatile è un grande dono. Sarà lui a prestare il volto (e magari altro) a Rocco Siffredi nella nuova serie Netflix intitolata Supersex, di cui sono già iniziate le riprese a Roma. La serie, è prodotta da Lorenzo Mieli per The Apartment, una società del gruppo Fremantle, e da Matteo Rovere per Groenlandia, società del gruppo Banijay, creata e scritta da Francesca Manieri, con la regia oltre che di Rovere, di Francesco Carrozzini e Francesca Mazzoleni. Titolo completo della serie: “Supersex: l’uomo, il porno e quei 350 minuti prima di dire ti amo”. I 7 episodi sbarcheranno via Netflix in 190 Paesi nel mondo nel 2023. La storia, va da sé, è liberamente tratta dalla vera vita di Rocco Siffredi e basata sulle sue dirette testimonianze. La parte centrale della narrazione tocca aspetti inediti del pornoattore, in un racconto-confessione profondo, che ripercorre tutte le tappe clou della sua vita, a partire dall’infanzia. Ogni puntata è una tappa per capire perché Rocco nel collettivo non sia mai stato considerato uno dei tanti ma il numero uno. E in questo il porno è solo un’opzione. Rocco Siffredi è lo pseudonimo di Rocco Antonio Tano, nato ad Ortona, in provincia di Chieti, il 4 maggio 1964. Toro lo è anzitutto come segno zodiacale. I 58 anni li porta con grinta, senza esser diventato la
versione vecchia di sé. Non tutti sanno che il suo pseudonimo si ispira a Roch Siffredi, protagonista del film gangster Borsalino con il volto di Alain Delon nel 1970. Nel porno arriva a 20 anni in un locale a luci rosse a Parigi. La predisposizione per il genere evidentemente c’era. L’incontro decisivo è nel locale con Gabriel Pontello, protagonista e produttore porno francese che a sua volta lo ha presentato al produttore Marc Dorcel e al regista Michel Ricaud: da lì a poco Belle d’amour, il suo primo film pornografico. Questa è la realtà, vedremo come sarà raccontata. L’esordio in Italia è con Moana Pozzi, nel 1987 con il film Fantastica Moana con la regia di Riccardo Schicchi. E poi a Los Angeles, grazie al regista John Leslie è inserito tra gli attori del film Curse of the Catwoman del 1991. Di Siffredi conquistano la signorilità, l’eleganza dei modi, la serietà: se lo si presenta a una mamma o a una suocera, nessuno si imbarazza pur sapendo tutti che lavoro faccia. Per questo anche il democristianissimo Festival di Sanremo lo ha accolto a tempo d’orchestra sul palco dell’Ariston per la 63esima edizione. Se si pensa che era quasi 10 anni fa, siamo molto meno bigotti di quanto crediamo. Nei panni del love coach ha condotto il programma Ci Pensa Rocco, dedicato alle coppie in crisi su Cielo e nel 2015 è stato uno dei naufraghi dell’isola più spiata della tv, per poi fare della sua vita di famiglia, nel 2016 un vero e proprio reality: Casa Siffredi ha raccontato la sua quotidianità su La5. Di una vita così densa non si può che fare un riassunto, ma in un film solo, non avrebbe avuto senso ed ecco che Netflix arriva con la proposta di condensare privato, pubblico, curiosità e non detto in dose omeopatica. E mentre il pubblico è già in trepida attesa, Alessandro Borghi scalda i motori facendosi beccare dal lifestyle magazine Mow (www.mowmag.com) a bordo della stessa moto (una Yamaha Tenere 600) con cui Siffredi faceva la spola tra Ortona e Parigi.

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