BORSALINO, IL CAPPELLO MADE IN ITALY TRA DIVI, MITO E STILE

Da Humprey Bogart a Alain Delon, da Al Capone a Mitterand,  da Hernest Hemingway a Fellini,  non c’è uomo che conta che non abbia indossato un Borsalino, il cappello per eccellenza Made in Italy, il copricapo dei divi, un’icona di stile  ed eleganza senza tempo.  Tutto ebbe inizio nel 1857 in una bottega di Alessandria, quando la Borsalino era due fratelli  Giuseppe e Lazzaro che tirarono su un laboratorio  specializzato nella produzione di cappelli di feltro. Il piccolo laboratorio crebbe rapidamente grazie anche alla spiccata vocazione imprenditoriale di Giuseppe fino a diventare una vera e propria industria moderna  con migliaia di dipendenti. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Borsalino produceva circa due milioni di cappelli l’anno, pronta a conquistare mercati strategici come quello della City londinese con le bombette e quello americano dove i cappelli made in Alessandria spopolarono tra i divi di Hollywood.  Borsalino divenne così un mito, un must have  del fashion maschile e  femminile, calzato da attori, politici, imprenditori, scrittori, registi, compositori. Nell’immaginario collettivo la scena più iconica resta quella di Ingrid Bergman ed Humprey Bogart nel finale indimenticabile di Casablanca, che decretò il successo planetario del Borsalino. Ma quello col cinema fu un rapporto  magico e destinato a durare nel tempo: oltre ai due divi hollywoodiani portarono un Borsalino Marcello Mastroianni in 8 e ½, la coppia Alain Delon/Jean Paul Belmondo nell’omonimo film – Borsalino appunto – Harrison Ford in Indiana Jones, John Belushi ne i Blues Brothers, Tony Servillo  ne La grande Bellezza,  solo per citarne alcuni. Il successo insomma fu  fulminante al punto che presto il termine Borsalino entrò tra le voci dell’Oxford Dictionary come “nome comune di cappello di feltro a falda larga”, per intendere quel modello che Giuseppe Borsalino creò assecondando il galateo che prevedeva che l’uomo di fronte ad una signora  per rispetto si levasse il cappello: dotando la lobbia di due pizzicature ai lati, la presa del cappello risultava infatti facilitata. Squisito artigiano e visionario imprenditore, Giuseppe Borsalino, il “Siur Pipen” come veniva chiamato affettuosamente dai suoi dipendenti, fu dunque un vero e proprio precursore, tra i primi ad esportare il Made in Italy nel mondo,  siglando accordi con i più importanti paesi come Venezuela, Stati Uniti, Colombia, Germania, Francia, Norvegia, Turchia al punto che il suo nome divenne ovunque sinonimo di  buon gusto ed eleganza.  Attraversando la rivoluzione dei costumi, le difficoltà di mercato, guai finanziari e  cambi di proprietà, Borsalino arriva  fino ai giorni nostri, costantemente fedele ad un iter produttivo tramandato di generazione in generazione  che costituisce  il valore culturale dell’Azienda. Ancora oggi infatti per i modelli in feltro sono necessari  più di  cinquanta passaggi manuali  e sette settimane di lavorazione mentre la realizzazione dei modelli in paglia  può richiedere fino a  sei mesi per ogni singolo copricapo. Non solo un cappello quindi ma simbolo di uno stile e di un mondo, Borsalino negli anni ha intrapreso anche  collaborazioni  con importanti brand del mondo della moda,  da Gianfranco Ferrè a Tom Ford, da Yohji Yamamoto a Rochas, coniugando  sempre in un felice accordo creatività, gusto, qualità ed un  know-how tutto made in Italy.

 Maria Giulia Gemelli

Da Humprey Bogart a Alain Delon, da Al Capone a Mitterand,  da Hernest Hemingway a Fellini,  non c’è uomo che conta che non abbia indossato un Borsalino, il cappello per eccellenza Made in Italy, il copricapo dei divi, un’icona di stile  ed eleganza senza tempo.  Tutto ebbe inizio nel 1857 in una bottega di Alessandria, quando la Borsalino era due fratelli  Giuseppe e Lazzaro che tirarono su un laboratorio  specializzato nella produzione di cappelli di feltro. Il piccolo laboratorio crebbe rapidamente grazie anche alla spiccata vocazione imprenditoriale di Giuseppe fino a diventare una vera e propria industria moderna  con migliaia di dipendenti. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Borsalino produceva circa due milioni di cappelli l’anno, pronta a conquistare mercati strategici come quello della City londinese con le bombette e quello americano dove i cappelli made in Alessandria spopolarono tra i divi di Hollywood.  Borsalino divenne così un mito, un must have  del fashion maschile e  femminile, calzato da attori, politici, imprenditori, scrittori, registi, compositori. Nell’immaginario collettivo la scena più iconica resta quella di Ingrid Bergman ed Humprey Bogart nel finale indimenticabile di Casablanca, che decretò il successo planetario del Borsalino. Ma quello col cinema fu un rapporto  magico e destinato a durare nel tempo: oltre ai due divi hollywoodiani portarono un Borsalino Marcello Mastroianni in 8 e ½, la coppia Alain Delon/Jean Paul Belmondo nell’omonimo film – Borsalino appunto – Harrison Ford in Indiana Jones, John Belushi ne i Blues Brothers, Tony Servillo  ne La grande Bellezza,  solo per citarne alcuni. Il successo insomma fu  fulminante al punto che presto il termine Borsalino entrò tra le voci dell’Oxford Dictionary come “nome comune di cappello di feltro a falda larga”, per intendere quel modello che Giuseppe Borsalino creò assecondando il galateo che prevedeva che l’uomo di fronte ad una signora  per rispetto si levasse il cappello: dotando la lobbia di due pizzicature ai lati, la presa del cappello risultava infatti facilitata. Squisito artigiano e visionario imprenditore, Giuseppe Borsalino, il “Siur Pipen” come veniva chiamato affettuosamente dai suoi dipendenti, fu dunque un vero e proprio precursore, tra i primi ad esportare il Made in Italy nel mondo,  siglando accordi con i più importanti paesi come Venezuela, Stati Uniti, Colombia, Germania, Francia, Norvegia, Turchia al punto che il suo nome divenne ovunque sinonimo di  buon gusto ed eleganza.  Attraversando la rivoluzione dei costumi, le difficoltà di mercato, guai finanziari e  cambi di proprietà, Borsalino arriva  fino ai giorni nostri, costantemente fedele ad un iter produttivo tramandato di generazione in generazione  che costituisce  il valore culturale dell’Azienda. Ancora oggi infatti per i modelli in feltro sono necessari  più di  cinquanta passaggi manuali  e sette settimane di lavorazione mentre la realizzazione dei modelli in paglia  può richiedere fino a  sei mesi per ogni singolo copricapo. Non solo un cappello quindi ma simbolo di uno stile e di un mondo, Borsalino negli anni ha intrapreso anche  collaborazioni  con importanti brand del mondo della moda,  da Gianfranco Ferrè a Tom Ford, da Yohji Yamamoto a Rochas, coniugando  sempre in un felice accordo creatività, gusto, qualità ed un  know-how tutto made in Italy.

 Maria Giulia Gemelli

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