Bracconaggio e crimini contro le specie della natura: un report e un vademecum del WWF

Il bracconaggio e il traffico illegale di animali sono crimini contro la natura ma anche un pericolo per la salute della popolazione mondiale, anche alla luce della recente epidemia di Covid-19. Il WWF ha pubblicato un report sul bracconaggio e traffico illegale di specie.
Nel dossier, gli impatti dei crimini di natura e dei traffici di specie animali e vegetali protette in cui è incluso un “Vademecum per i viaggiatori responsabili” mirato ad incoraggiare un turismo più responsabile e sostenibile ed evitare che i turisti rischino di comprare souvenir frutto di commercio illegale di fauna e flora protette o, peggio, raccolgano essi stessi souvenir in natura o alimentino il mercato delle foto ricordo con animali selvatici detenuti illegalmente.
I crimini di natura non hanno soltanto un impatto fortemente negativo sulla biodiversità ma rappresentano anche una minaccia per la sicurezza, la salute e l’economia. Il traffico illegale di specie selvatiche alimenta il bracconaggio e uccide persone, oltre che animali. Sono più di 1.000 i ranger che hanno perso la vita per la difesa della biodiversità, secondo una ricerca del WWF. Tali crimini sono spesso connessi ad alte illegalità come il riciclaggio di denaro e alla corruzione.
I crimini contro l fauna e flora selvatiche danneggiano fortemente l’economia dei paesi emergenti, basti pensare che le entrate legate al turismo portate da un singolo elefante durante la sua vita sono superiori a 1.75 milioni di dollari. In altri termini, un elefante vale 10 volte più da vivo che da morto.
Il traffico illegale di animali è inoltre un potenziale vettore di malattie zoonotiche come, denunciato dal WWF in vari report pubblicati dal 2020 a oggi Rientrano in questa categoria numerose malattie come HIV, influenza aviaria, ebola e, con buona probabilità, il COVID-19.

Le vittime di questi traffici sono le più diverse. Le specie più trafficate al mondo sono state tra il 2014 e il 2018 il palissandro, specie di albero tropicale utilizzata massicciamente per i mobili (31.7%) seguito da elefanti, massacrati per l’avorio delle loro zanne (30.6%) e pangolini (13.9%), le cui scaglie sono usate nella medicina tradizionale. Ogni anno sono più di 20mila gli elefanti uccisi proprio per alimentare questo mercato, mentre tra il 2014 e il 2018 il numero di confische di scaglie di pangolino è aumentato di 10 volte (UNODOC 2020). Tra le specie predilette dai criminali ci sono il rinoceronte (già estinto quello di Giava) e la tigre. Nel primo caso, il corno può arrivare a valere 95.000 dollari al Kg al mercato nero. Ciò significa che ogni singolo animale ha un potenziale valore che va dai 750.000 al milione di dollari. La tigre è invece oggetto di uccisioni illegali finalizzate ad alimentare il la produzione di medicine tradizionali e pellicce, ma anche trofei. In altri casi questi animali sono catturati vivi e destinati ad essere detenuti in cattività. Attualmente restano meno di 4.000 individui i di tigre in natura.
Il bracconaggio fa le sue vittime anche in mari e oceani. Altre specie vittime del bracconaggio per il commercio illegale sono quelle ittiche come lo storione (secondo un’indagine del WWF un terzo della carne di storione e dei prodotti a base di caviale in quattro paesi chiave per lo storione – Bulgaria, Romania, Serbia e Ucraina – sono stati venduti illegalmente) e l’anguilla, la cui pesca illegale degli individui giovani (le cieche) ha messo a rischio la specie. Negli ultimi 30 anni il numero di anguille europee è crollato di oltre il 90%, a causa soprattutto della pressione enorme dovuta al traffico illegale, destinato al mercato asiatico, e dal 2009 questa specie una volta molto comune è stata inserita nella Lista Rossa della IUCN come “A rischio critico”.
In questo scenario, l’Italia è il Paese in Europa con la maggiore ricchezza di biodiversità. Ma è anche un Paese ad alto tasso di criminalità ambientale. Siamo tra i maggiori importatori di pelli di rettili per l’industria della moda, nonché di legnami di pregio per l’arredamento. Nel mercato globale del legno tropicale e dei suoi prodotti, quello europeo rappresenta il primo a livello mondiale, con una decina di milioni di metri cubi di legname tropicale importato dall’Africa, dall’Asia e dal Sudamerica. Tra i crimini di natura più diffusi nel nostro Paese ci sono i reati contro gli animali selvatici come la cattura di piccoli uccelli con l’utilizzo di armi da fuoco o trappole artigianali, – migliaia di piccoli uccelli, soprattutto insettivori, uccisi con ogni mezzo illegale per le famigerate “Polenta con gli osei” nel bresciano e bergamasco – o l’uccisione a scopo “ricreativo” e tradizionale di rapaci in migrazione sullo Stretto di Messina. In Calabria resiste la tradizione alimentare dei ghiri, nei giorni scorsi 90 di questi piccoli mammiferi sono stati trovati nei congelatori e sono stati sequestrati ben 67 fucili da caccia, trappole e reti da uccellagione. Da segnalare anche una grave forma di bracconaggio ittico che interessa da alcuni anni il Po: di recente sono stati sequestrati 1.200 metri di reti illegali e due quintali di pesce pescato illegalmente in provincia di Rovigo. Mentre, in Sicilia l’aquila di Bonelli e il capovaccaio, sempre più rare, sono specie minacciate da una forma di prelievo subdola, il sequestro dei pulli, prelevati direttamente dal nido da parte dei bracconieri per rifornire illegalmente il mercato di collezionisti, allevatori e falconieri. Sul mercato nero, ciascun esemplare può valere fino a 25.000 €. Queste azioni stanno mettendo a serio rischio proprio le popolazioni di rapaci più rare d’Italia: il WWF con il recente Progetto Life Conrasi ha messo in piedi serie azioni di conservazione e sorveglianza per combattere questo crimine.
E L’Italia non rimane fuori nemmeno dai traffici che si penserebbe relegati nei Paesi africani e asiatici. Nelle ultime settimane sono state portate a termine due importanti operazioni che testimoniano come l’Italia sia non solo un Paese di transito ma rappresenti anche la destinazione finale di traffici internazionali di specie animali e vegetali protette, o loro parti. I primi giorni di aprile, i Carabinieri Forestali del nucleo CITES di Palermo hanno sequestrato quattro enormi zanne grezze di elefante detenute illegalmente in una struttura ricettiva della città siciliana ed esposte al pubblico. Pochi giorni prima, il 18 marzo, i Carabinieri Forestali del nucleo CITES di Modena hanno sequestrato 172 manufatti in avorio, per un valore stimato superiore ai 200.000 euro, offerti in vendita nell’ambito di una importante rassegna fieristica che si tiene a Parma. Nel corso dell’operazione sono state denunciate 11 persone. In entrambi i casi, il WWF Italia ha dato mandato ai propri avvocati di predisporre gli atti necessari alla costituzione di parte civile, al fine di sostenere la pubblica accusa.
Determinante, da decenni la carica di entusiasmo, passione ed azione che il WWF riserva a questa grave problematica. La lotta ai crimini contro natura è oggi una delle principali sfide del WWF in ogni angolo del mondo: le battaglie vengono condotte tanto sul campo quanto, attraverso sensibilizzazione e azioni di policy, tra cui la creazione di una task force dedicata al contrasto del traffico illegale di specie (IWT) riconosciuta dalle Nazioni Unite. Il WWF ha portato a processo criminali e bracconieri, ha individuato le principali rotte del contrabbando, ha denunciato la corruzione di governi e amministrazioni. Inoltre ha contribuito all’istituzione, in accordo con l’IUCN, del network TRAFFIC (Trade Record Analysis of Fauna and Flora in Commerce), programma internazionale che monitora il commercio di specie selvatiche e l’applicazione della CITES. In Italia, il WWF ha istituito ormai da diversi anni un corpo di Guardie Volontarie WWF, nuclei con presenza capillare sul territorio. Per fronteggiare l’uccisione illegale di mammiferi o uccelli con trappole, lacci o esche avvelenate, il WWF organizza specifici campi di sorveglianza per volontari. Proprio in questi giorni è in corso quello di Ischia contro il bracconaggio primaverile ai piccoli uccelli migratori, nel corso del quale è stato eseguito un arresto e sono state sequestrate munizioni, trappole e armi illegali in un’operazione congiunta con i Carabinieri Forestali.
Fondamentale, infine, la sinergia interistituzionale per il contrasto al fenomeno. Per contrastare i criminali di natura è necessario creare banche dati aggiornate e dettagliate, rafforzare la vigilanza, adeguare gli strumenti sanzionatori e puntare sulla formazione delle istituzioni pubbliche. Un esempio virtuoso, nato proprio per sopperire a queste lacune è rappresentato dal progetto europeo LIFE SWiPE (Successfull Wildlife Crime Prosecution in Europe), attraverso il quale il WWF lavora in Italia da oltre un anno per favorire il contrasto ai crimini contro la fauna selvatica, promuovendo e rafforzando il coordinamento con magistrati e forze dell’ordine.

Il bracconaggio e il traffico illegale di animali sono crimini contro la natura ma anche un pericolo per la salute della popolazione mondiale, anche alla luce della recente epidemia di Covid-19. Il WWF ha pubblicato un report sul bracconaggio e traffico illegale di specie.
Nel dossier, gli impatti dei crimini di natura e dei traffici di specie animali e vegetali protette in cui è incluso un “Vademecum per i viaggiatori responsabili” mirato ad incoraggiare un turismo più responsabile e sostenibile ed evitare che i turisti rischino di comprare souvenir frutto di commercio illegale di fauna e flora protette o, peggio, raccolgano essi stessi souvenir in natura o alimentino il mercato delle foto ricordo con animali selvatici detenuti illegalmente.
I crimini di natura non hanno soltanto un impatto fortemente negativo sulla biodiversità ma rappresentano anche una minaccia per la sicurezza, la salute e l’economia. Il traffico illegale di specie selvatiche alimenta il bracconaggio e uccide persone, oltre che animali. Sono più di 1.000 i ranger che hanno perso la vita per la difesa della biodiversità, secondo una ricerca del WWF. Tali crimini sono spesso connessi ad alte illegalità come il riciclaggio di denaro e alla corruzione.
I crimini contro l fauna e flora selvatiche danneggiano fortemente l’economia dei paesi emergenti, basti pensare che le entrate legate al turismo portate da un singolo elefante durante la sua vita sono superiori a 1.75 milioni di dollari. In altri termini, un elefante vale 10 volte più da vivo che da morto.
Il traffico illegale di animali è inoltre un potenziale vettore di malattie zoonotiche come, denunciato dal WWF in vari report pubblicati dal 2020 a oggi Rientrano in questa categoria numerose malattie come HIV, influenza aviaria, ebola e, con buona probabilità, il COVID-19.

Le vittime di questi traffici sono le più diverse. Le specie più trafficate al mondo sono state tra il 2014 e il 2018 il palissandro, specie di albero tropicale utilizzata massicciamente per i mobili (31.7%) seguito da elefanti, massacrati per l’avorio delle loro zanne (30.6%) e pangolini (13.9%), le cui scaglie sono usate nella medicina tradizionale. Ogni anno sono più di 20mila gli elefanti uccisi proprio per alimentare questo mercato, mentre tra il 2014 e il 2018 il numero di confische di scaglie di pangolino è aumentato di 10 volte (UNODOC 2020). Tra le specie predilette dai criminali ci sono il rinoceronte (già estinto quello di Giava) e la tigre. Nel primo caso, il corno può arrivare a valere 95.000 dollari al Kg al mercato nero. Ciò significa che ogni singolo animale ha un potenziale valore che va dai 750.000 al milione di dollari. La tigre è invece oggetto di uccisioni illegali finalizzate ad alimentare il la produzione di medicine tradizionali e pellicce, ma anche trofei. In altri casi questi animali sono catturati vivi e destinati ad essere detenuti in cattività. Attualmente restano meno di 4.000 individui i di tigre in natura.
Il bracconaggio fa le sue vittime anche in mari e oceani. Altre specie vittime del bracconaggio per il commercio illegale sono quelle ittiche come lo storione (secondo un’indagine del WWF un terzo della carne di storione e dei prodotti a base di caviale in quattro paesi chiave per lo storione – Bulgaria, Romania, Serbia e Ucraina – sono stati venduti illegalmente) e l’anguilla, la cui pesca illegale degli individui giovani (le cieche) ha messo a rischio la specie. Negli ultimi 30 anni il numero di anguille europee è crollato di oltre il 90%, a causa soprattutto della pressione enorme dovuta al traffico illegale, destinato al mercato asiatico, e dal 2009 questa specie una volta molto comune è stata inserita nella Lista Rossa della IUCN come “A rischio critico”.
In questo scenario, l’Italia è il Paese in Europa con la maggiore ricchezza di biodiversità. Ma è anche un Paese ad alto tasso di criminalità ambientale. Siamo tra i maggiori importatori di pelli di rettili per l’industria della moda, nonché di legnami di pregio per l’arredamento. Nel mercato globale del legno tropicale e dei suoi prodotti, quello europeo rappresenta il primo a livello mondiale, con una decina di milioni di metri cubi di legname tropicale importato dall’Africa, dall’Asia e dal Sudamerica. Tra i crimini di natura più diffusi nel nostro Paese ci sono i reati contro gli animali selvatici come la cattura di piccoli uccelli con l’utilizzo di armi da fuoco o trappole artigianali, – migliaia di piccoli uccelli, soprattutto insettivori, uccisi con ogni mezzo illegale per le famigerate “Polenta con gli osei” nel bresciano e bergamasco – o l’uccisione a scopo “ricreativo” e tradizionale di rapaci in migrazione sullo Stretto di Messina. In Calabria resiste la tradizione alimentare dei ghiri, nei giorni scorsi 90 di questi piccoli mammiferi sono stati trovati nei congelatori e sono stati sequestrati ben 67 fucili da caccia, trappole e reti da uccellagione. Da segnalare anche una grave forma di bracconaggio ittico che interessa da alcuni anni il Po: di recente sono stati sequestrati 1.200 metri di reti illegali e due quintali di pesce pescato illegalmente in provincia di Rovigo. Mentre, in Sicilia l’aquila di Bonelli e il capovaccaio, sempre più rare, sono specie minacciate da una forma di prelievo subdola, il sequestro dei pulli, prelevati direttamente dal nido da parte dei bracconieri per rifornire illegalmente il mercato di collezionisti, allevatori e falconieri. Sul mercato nero, ciascun esemplare può valere fino a 25.000 €. Queste azioni stanno mettendo a serio rischio proprio le popolazioni di rapaci più rare d’Italia: il WWF con il recente Progetto Life Conrasi ha messo in piedi serie azioni di conservazione e sorveglianza per combattere questo crimine.
E L’Italia non rimane fuori nemmeno dai traffici che si penserebbe relegati nei Paesi africani e asiatici. Nelle ultime settimane sono state portate a termine due importanti operazioni che testimoniano come l’Italia sia non solo un Paese di transito ma rappresenti anche la destinazione finale di traffici internazionali di specie animali e vegetali protette, o loro parti. I primi giorni di aprile, i Carabinieri Forestali del nucleo CITES di Palermo hanno sequestrato quattro enormi zanne grezze di elefante detenute illegalmente in una struttura ricettiva della città siciliana ed esposte al pubblico. Pochi giorni prima, il 18 marzo, i Carabinieri Forestali del nucleo CITES di Modena hanno sequestrato 172 manufatti in avorio, per un valore stimato superiore ai 200.000 euro, offerti in vendita nell’ambito di una importante rassegna fieristica che si tiene a Parma. Nel corso dell’operazione sono state denunciate 11 persone. In entrambi i casi, il WWF Italia ha dato mandato ai propri avvocati di predisporre gli atti necessari alla costituzione di parte civile, al fine di sostenere la pubblica accusa.
Determinante, da decenni la carica di entusiasmo, passione ed azione che il WWF riserva a questa grave problematica. La lotta ai crimini contro natura è oggi una delle principali sfide del WWF in ogni angolo del mondo: le battaglie vengono condotte tanto sul campo quanto, attraverso sensibilizzazione e azioni di policy, tra cui la creazione di una task force dedicata al contrasto del traffico illegale di specie (IWT) riconosciuta dalle Nazioni Unite. Il WWF ha portato a processo criminali e bracconieri, ha individuato le principali rotte del contrabbando, ha denunciato la corruzione di governi e amministrazioni. Inoltre ha contribuito all’istituzione, in accordo con l’IUCN, del network TRAFFIC (Trade Record Analysis of Fauna and Flora in Commerce), programma internazionale che monitora il commercio di specie selvatiche e l’applicazione della CITES. In Italia, il WWF ha istituito ormai da diversi anni un corpo di Guardie Volontarie WWF, nuclei con presenza capillare sul territorio. Per fronteggiare l’uccisione illegale di mammiferi o uccelli con trappole, lacci o esche avvelenate, il WWF organizza specifici campi di sorveglianza per volontari. Proprio in questi giorni è in corso quello di Ischia contro il bracconaggio primaverile ai piccoli uccelli migratori, nel corso del quale è stato eseguito un arresto e sono state sequestrate munizioni, trappole e armi illegali in un’operazione congiunta con i Carabinieri Forestali.
Fondamentale, infine, la sinergia interistituzionale per il contrasto al fenomeno. Per contrastare i criminali di natura è necessario creare banche dati aggiornate e dettagliate, rafforzare la vigilanza, adeguare gli strumenti sanzionatori e puntare sulla formazione delle istituzioni pubbliche. Un esempio virtuoso, nato proprio per sopperire a queste lacune è rappresentato dal progetto europeo LIFE SWiPE (Successfull Wildlife Crime Prosecution in Europe), attraverso il quale il WWF lavora in Italia da oltre un anno per favorire il contrasto ai crimini contro la fauna selvatica, promuovendo e rafforzando il coordinamento con magistrati e forze dell’ordine.

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