Brasile, sì all’estradizione del narcotrafficante Morabito

Il Brasile ha espulso Rocco Morabito. La sentenza, emessa nelle scorse dalla prima sezione della Corte suprema federale del Paese verdeoro, prevede che il boss del narcotraffico sia estradato in Italia: lo riferisce l’Agencia Brasil, che ricorda anche come il calabrese, considerato uno dei latitanti più ricercati del mondo, era stato arrestato circa un anno fa dalla Polizia federale a Joao Pessoa e poi incarcerato nel penitenziario federale di Brasilia, dove si trova da allora. A marzo l’autorità giudiziaria aveva già concesso l’estradizione, ma la difesa di Morabito aveva fatto appello: da qui la decisione di ieri, che ha respinto il ricorso e reso definitivo il provvedimento in forza del quale il boss sarà consegnato all’Italia. La prima sezione della più importante autorità giudiziaria brasiliana, da cui è stata emessa la sentenza di estradizione, a quanto si è appreso ha votato all’unanimità. Gli stessi giudici, riferiscono i media, nel documento hanno ricordato ai magistrati italiani che le leggi locali prevedono una pena massima di 30 anni di carcere e che deve essere sottratto dal computo degli anni di una eventuale condanna il periodo di detenzione già scontato in Brasile. Classe 1966, Rocco Morabito appartiene ad uno dei più influenti gruppi criminali della locride. Nel 1994 è stato condannato per associazione mafiosa e traffico di droga (in particolare cocaina) e l’anno successivo il suo nome è stato inserito nell’elenco dei più pericolosi criminali latitanti italiani. Fuggito in Sud America, Morabito era finito in manette a Montevideo (Paraguay), ma ne 2019 era riuscito ad evadere. Salvo poi essere nuovamente catturato, nel maggio 2021, dalla polizia brasiliana con la collaborazione delle forze dell’ordine italiane, dell’Interpol, della Dea e dell’Fbi. Non si conoscono ancora nel dettaglio i tempi e le modalità per l’esecuzione della sentenza. Che, è opportuno sottolinearlo, è per fortuna arrivata in tempi molto più brevi rispetto per esempio ad un altro caso di qualche anno fa. Un caso balzato all’attenzione delle cronache che ha riguardato un terrorista ripetutamente condannato per omicidio in Italia per il quale l’amministrazione carioca, allora di sinistra, non aveva con altrettanta celerità concesso l’estradizione.

Il Brasile ha espulso Rocco Morabito. La sentenza, emessa nelle scorse dalla prima sezione della Corte suprema federale del Paese verdeoro, prevede che il boss del narcotraffico sia estradato in Italia: lo riferisce l’Agencia Brasil, che ricorda anche come il calabrese, considerato uno dei latitanti più ricercati del mondo, era stato arrestato circa un anno fa dalla Polizia federale a Joao Pessoa e poi incarcerato nel penitenziario federale di Brasilia, dove si trova da allora. A marzo l’autorità giudiziaria aveva già concesso l’estradizione, ma la difesa di Morabito aveva fatto appello: da qui la decisione di ieri, che ha respinto il ricorso e reso definitivo il provvedimento in forza del quale il boss sarà consegnato all’Italia. La prima sezione della più importante autorità giudiziaria brasiliana, da cui è stata emessa la sentenza di estradizione, a quanto si è appreso ha votato all’unanimità. Gli stessi giudici, riferiscono i media, nel documento hanno ricordato ai magistrati italiani che le leggi locali prevedono una pena massima di 30 anni di carcere e che deve essere sottratto dal computo degli anni di una eventuale condanna il periodo di detenzione già scontato in Brasile. Classe 1966, Rocco Morabito appartiene ad uno dei più influenti gruppi criminali della locride. Nel 1994 è stato condannato per associazione mafiosa e traffico di droga (in particolare cocaina) e l’anno successivo il suo nome è stato inserito nell’elenco dei più pericolosi criminali latitanti italiani. Fuggito in Sud America, Morabito era finito in manette a Montevideo (Paraguay), ma ne 2019 era riuscito ad evadere. Salvo poi essere nuovamente catturato, nel maggio 2021, dalla polizia brasiliana con la collaborazione delle forze dell’ordine italiane, dell’Interpol, della Dea e dell’Fbi. Non si conoscono ancora nel dettaglio i tempi e le modalità per l’esecuzione della sentenza. Che, è opportuno sottolinearlo, è per fortuna arrivata in tempi molto più brevi rispetto per esempio ad un altro caso di qualche anno fa. Un caso balzato all’attenzione delle cronache che ha riguardato un terrorista ripetutamente condannato per omicidio in Italia per il quale l’amministrazione carioca, allora di sinistra, non aveva con altrettanta celerità concesso l’estradizione.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli