Politica

“La sinistra non può spaccare il Paese”, il monito di Bruno Tabacci

di Redazione -


di SANDRO GUGLIOTTA

“Spaccare il paese non può essere l’obiettivo della sinistra”. Questo il messaggio di Bruno Tabacci presidente del Centro Democratico che si è riunito in assemblea nazionale a Roma sabato scorso. Un incontro programmatico per trovare l’accordo con le altre forze politiche dell’opposizione e non solo, in vista delle elezioni europee. Sinistra, verdi, socialisti, civici e federalisti europei i soggetti politici con cui cercare di delimitare una sorta di campo che abbia come sbocco un atteggiamento comune in primis verso L’Europa. Un incontro che ha già visto in aula parlamentare degli elementi di coesione su alcune proposte di legge che hanno trovato d’accordo tutti i partiti del centro sinistra. Al centro dello sforzo di unità ci sono i temi delle riforme del fisco e soprattutto della necessità di un rinnovato europeismo. Preoccupano le nuove leggi sul premierato e sull’autonomia differenziata che assegna un nuovo ruolo a sindaci e governatori. Il rischio potrebbe essere quello di una grave fuga in avanti che porti ad una riduzione di democrazia e rappresentatività.

La politica europea è al centro della strategia politica con la quale il presidente Tabacci vuole definire un nuovo campo del centro sinistra. “Le elezioni europee devono favorire la costruzione di una nuova Europa poiché tante sono ormai le questioni sovranazionali da affrontare a cominciare dalla transizione ambientale, che resta in capo alla nostra strategia politica. Con le nuove guerre in Europa e Medio Oriente cambiano gli schemi. L’ultima missione in Mar Rosso per contrastare i fenomeni di pirateria che mettono a rischio l’economia e l’interezza dei processi produttivi, ha ridotto il traffico mercantile dell’80%. Di quel passaggio sul mar Rosso tra Europa e Cina, pensare che debbano occuparsene gli americani è ridicolo. Ma oggi l’Europa è più delicata di un condominio dove si decide in millesimi.” Poi richiama il trattato sulla comunità europea di difesa di De Gasperi per spiegare l’obiettivo della piena integrazione politica ed istituzionale dei paesi e per poter arrivare finalmente ad una politica estera europea e di difesa comune. “Questo significherebbe”, aggiunge Bruno Tabacci “liberare risorse ed uscire dalla logica delle percentuali di PIL da dedicare allo scopo. Inoltre si deve puntare ad ottenere una presenza univoca dell’Europa negli organismi internazionali. La Meloni non piò pensare di seguire Orbàn e i paesi di Visègrad. Il rischio è l’isolamento.”

L’approccio del Centro Democratico alle prossime europee sembra divergere da quello dei partiti di Governo e del PD. “Per le europee non pensiamo a candidature palesemente strumentali come se fosse un sondaggio. Penso sia il risultato della inadeguatezza dell’offerta politica. Il governo propone una visione distorta dell’interesse nazionale, solo per fare un esempio il PNRR viene visto più come un fastidio, non come una opportunità, ovvero viene visto come una contesa di potere tra Mef e Palazzo Chigi”.

La figura che aleggia sull’Assemblea non può che essere quella di Romano Prodi. Il presidente Bruno Tabacci lo cita proprio in relazione al modo di concepire le candidature per le europee, ricordando che chi si candida lo fa perché deve fare quel mestiere li, ovvero stare in Europa in una struttura parlamentare di Paese che sia dedicata esclusivamente alla funzione europea.  Anche il leader dei Verdi Bonelli nella sua relazione cita Romano Prodi. “Noi ci siamo” e lo dice anche a nome di Fratoianni – “abbiamo molte questioni che ci portano a condividere come mettere insieme le diverse culture politiche. Dalla divisione, con responsabilità con un approccio laico alla politica, si può puntare ad unire, serve un progetto di governo. L’unico che ci è riuscito è Romano Prodi.” Presupposti e dichiarazioni di intenti fanno pensare alla fattibilità del progetto. Il Presidente Tabacci dall’aula tiene il polso. Tuttavia le forze in Parlamento e le dinamiche in atto tra i partiti delineano una strada tutta in salita. Le proposte di legge sul premierato e sull’autonomia differenziata trovano una saldatura proprio nel centro sinistra tra le “seconde file” del Partito Democratico, ovvero tra coloro che hanno il ruolo di governatori di regione come per esempio Bonaccini. Questi rappresentano una fonte di coesione dentro una parte del centro sinistra che di fatto offre consenso al Governo in diverse occasioni e su precisi provvedimenti. Basti soltanto pensare alla abolizione dell’abuso d’ufficio.


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