Buon compleanno Wikipedia luci e ombre della rivoluzione digitale

Compie oggi ventidue anni Wikipedia, l’enciclopedia a portata di clic che ci ha reso tutti un po’ più saccenti. Dal 15 gennaio del 2001, quando fu lanciata dall’imprenditore Jimmy Wales e dal filosofo Larry Sanger che, appena un anno prima, aveva ottenuto il dottorato all’Università dell’Ohio. I tempi erano quelli dei pionieri del web, di internet con il modem telefonico a 56k, quello che faceva la “musica” di suoni rimasta iconica. L’idea: un progetto enciclopedico “comunitario”, tenuto in piedi da gruppi di volontari, che mettesse a disposizione di chiunque, e gratuitamente, lo scibile universale.
La cosa, a Wales e Sanger, rapidamente “scoppiò” in mano. Non si aspettavano che potesse avere, in breve tempo, il successo che quasi da subito arrise alla loro creatura digitale. Avevano centrato in pieno lo spirito delle primissime comunità di nerd che si incontravano già online su internet mentre i loro coetanei si ostinavano a uscire di casa come si faceva da sempre. Tutto a disposizione di tutti, senza compromessi e senza la necessità di pagare. Peccato, ma qui Wikipedia non c’entra nulla, che questo spirito – che per anni ha ispirato utilizzatori, programmatori e naviganti della rete – portò alla diffusione della pirateria informatica.
Wikipedia ha un nome che vuole essere smart e comprensibile. Wiki è parola che si pretende di derivazione hawaiana e vuol dire “rapido”. Fatto che, linguisticamente, è confermato dall’assonanza, in lingua inglese, col termine “Quick”. Il suffisso -pedia è arcinoto e si richiama, appunto, alle enciclopedie. Che, dal confronto con Wiki, sono uscite letteralmente stritolate. Le vendite si sono accartocciate negli anni e gli sforzi delle case editrici, che già avevano intravisto uno sviluppo legato ai computer ma restavano ancorate ai Cd-Rom e ai Dvd, hanno dovuto rivedere a fondo i loro piani.
In più di vent’anni di vita, Wikipedia (fatalmente) è finita al centro di decine di controversie. Legate a tanti aspetti del progetto che hanno anticipato temi di dibattito pubblico riguardanti il web. A cominciare dalle fake news fino al rapporto con le istituzioni, i governi e le aziende; dal plagio al cat-fish, le identità fasulle. Chiunque, teoricamente, può iscriversi e diventare un volontario e, potenzialmente, può “vandalizzare” intere pagine o scrivere fandonie. Il primo caso “pesante” fu quello del giornalista John Seigenthaler che, nel maggio 2005, si trovò “accusato” dalla pagina a lui dedicata di essere stato addirittura tra gli assassini di Kennedy. Due anni dopo, nel 2007, un altro scandalo scoppiò a causa di tale Essjay, uno dei più stimati membri della community anglosassone di Wiki, che s’era spacciato per professore universitario e teologo quando, in realtà, dietro quel nome agiva un 24enne che non era neanche laureato. Ma oltre a chi mentiva per darsi un tono, chi lo faceva per scherzare (e continua a farlo…), chi per attaccare i propri avversari politici (e sportivi), c’è stato anche chi, organizzandosi, aveva iniziato a ricattare imprenditori e piccole celebrità locali. Un gruppo di 380 profili (in realtà falsi e duplicati, i sockpuppet) aveva formato una rete capace di contattare imprese e artisti chiedendo soldi affinché non venissero aggiunti contenuti sconvenienti alle pagine che li riguardavano. È accaduto in Gran Bretagna nel 2015 e la scoperta fu resa pubblica dal The Independent.
La gratuità, inoltre, ha dato la stura a tante altre polemiche. Come quando un membro del board di Wikipedia Uk fu “arruolato” per una consulenza dal governo di Gibilterra.
Wikipedia, oggi, continua a essere uno dei dieci siti più cliccati al mondo. È uno dei simboli della rivoluzione digitale. E se i social ci hanno resi tutti più permalosi, rinchiudendoci dentro le nostre bolle e confort zone, il fatto di avere in tasca l’accesso all’enciclopedia più grande del mondo, in fondo, ci ha resi tutti un po’ più saccenti.

Compie oggi ventidue anni Wikipedia, l’enciclopedia a portata di clic che ci ha reso tutti un po’ più saccenti. Dal 15 gennaio del 2001, quando fu lanciata dall’imprenditore Jimmy Wales e dal filosofo Larry Sanger che, appena un anno prima, aveva ottenuto il dottorato all’Università dell’Ohio. I tempi erano quelli dei pionieri del web, di internet con il modem telefonico a 56k, quello che faceva la “musica” di suoni rimasta iconica. L’idea: un progetto enciclopedico “comunitario”, tenuto in piedi da gruppi di volontari, che mettesse a disposizione di chiunque, e gratuitamente, lo scibile universale.
La cosa, a Wales e Sanger, rapidamente “scoppiò” in mano. Non si aspettavano che potesse avere, in breve tempo, il successo che quasi da subito arrise alla loro creatura digitale. Avevano centrato in pieno lo spirito delle primissime comunità di nerd che si incontravano già online su internet mentre i loro coetanei si ostinavano a uscire di casa come si faceva da sempre. Tutto a disposizione di tutti, senza compromessi e senza la necessità di pagare. Peccato, ma qui Wikipedia non c’entra nulla, che questo spirito – che per anni ha ispirato utilizzatori, programmatori e naviganti della rete – portò alla diffusione della pirateria informatica.
Wikipedia ha un nome che vuole essere smart e comprensibile. Wiki è parola che si pretende di derivazione hawaiana e vuol dire “rapido”. Fatto che, linguisticamente, è confermato dall’assonanza, in lingua inglese, col termine “Quick”. Il suffisso -pedia è arcinoto e si richiama, appunto, alle enciclopedie. Che, dal confronto con Wiki, sono uscite letteralmente stritolate. Le vendite si sono accartocciate negli anni e gli sforzi delle case editrici, che già avevano intravisto uno sviluppo legato ai computer ma restavano ancorate ai Cd-Rom e ai Dvd, hanno dovuto rivedere a fondo i loro piani.
In più di vent’anni di vita, Wikipedia (fatalmente) è finita al centro di decine di controversie. Legate a tanti aspetti del progetto che hanno anticipato temi di dibattito pubblico riguardanti il web. A cominciare dalle fake news fino al rapporto con le istituzioni, i governi e le aziende; dal plagio al cat-fish, le identità fasulle. Chiunque, teoricamente, può iscriversi e diventare un volontario e, potenzialmente, può “vandalizzare” intere pagine o scrivere fandonie. Il primo caso “pesante” fu quello del giornalista John Seigenthaler che, nel maggio 2005, si trovò “accusato” dalla pagina a lui dedicata di essere stato addirittura tra gli assassini di Kennedy. Due anni dopo, nel 2007, un altro scandalo scoppiò a causa di tale Essjay, uno dei più stimati membri della community anglosassone di Wiki, che s’era spacciato per professore universitario e teologo quando, in realtà, dietro quel nome agiva un 24enne che non era neanche laureato. Ma oltre a chi mentiva per darsi un tono, chi lo faceva per scherzare (e continua a farlo…), chi per attaccare i propri avversari politici (e sportivi), c’è stato anche chi, organizzandosi, aveva iniziato a ricattare imprenditori e piccole celebrità locali. Un gruppo di 380 profili (in realtà falsi e duplicati, i sockpuppet) aveva formato una rete capace di contattare imprese e artisti chiedendo soldi affinché non venissero aggiunti contenuti sconvenienti alle pagine che li riguardavano. È accaduto in Gran Bretagna nel 2015 e la scoperta fu resa pubblica dal The Independent.
La gratuità, inoltre, ha dato la stura a tante altre polemiche. Come quando un membro del board di Wikipedia Uk fu “arruolato” per una consulenza dal governo di Gibilterra.
Wikipedia, oggi, continua a essere uno dei dieci siti più cliccati al mondo. È uno dei simboli della rivoluzione digitale. E se i social ci hanno resi tutti più permalosi, rinchiudendoci dentro le nostre bolle e confort zone, il fatto di avere in tasca l’accesso all’enciclopedia più grande del mondo, in fondo, ci ha resi tutti un po’ più saccenti.

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