Burkina Faso, strage di fedeli

Un commando di uomini armati ha attaccato Bourasso, piccolo comune rurale del Burkina Faso non lontano dal capoluogo della regione, Dedougou. Il bilancio dell’azione, seppure ancora provvisorio, è apparso fin da subito molto alto: l’amministrazione locale riferisce infatti di 27 vittime oltre ad un numero imprecisato di feriti, mentre secondo altre fonti, contattate dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre, i morti sarebbero più di 30. Tra loro molti cristiani e vari fedeli di altre religioni.

Il governo della regione, in un comunicato, ha parlato di “minaccia terroristica” e ha aggiunto che i feriti sono stati trasportati nei centri ospedalieri di Nouna e Dedougou. “In queste circostanze dolorose il governatore presenta anche a nome del Governo (centrale) sincere condoglianze alle famiglie delle vittime e augura ai feriti di riprendersi prontamente. Le forze di sicurezza si sono immediatamente recate sul luogo e stanno provvedendo ad operazioni di rastrellamento e messa in sicurezza dell’area. Il governatore invita la popolazione alla calma e rassicura che il governo – si legge infine nella nota – è determinato a contrastare la minaccia terroristica e a rendere il Paese sicuro per le generazioni presenti e future”.

La pista ritenuta più probabile è dunque che si tratti di terrorismo, anche se non è ancora chiaro chi siano i responsabili della strage. Si sa comunque che la zona è minacciata da gruppi armati da almeno due anni. Quella delle scorse ore, infatti, è solo l’ultima grave strage di civili consumatasi nel Paese: basti citare, a conferma di quanto sottolineato, quanto accaduto all’inizio di giugno, quando nel corso di un altro attacco erano state uccise un centinaio di persone.

Alle parole delle autorità locali fanno eco quelle di uno dei sopravvissuti, che ha raccontato ad Aiuto alla chiesa che soffre che “i terroristi sono arrivati in motocicletta domenica 3 luglio intorno alle 17. Poi sono partiti senza fare nulla, ma durante la notte sono tornati minacciando i paesani nel cortile davanti alla chiesa”. E qui hanno ucciso 14 persone, precisa un sacerdote della cattedrale di Nouna, situata a 20 chilometri da Bourasso. Poi, aggiunge il religioso che per ragioni di sicurezza preferisce rimanere anonimo, dopo questo primo massacro gli aggressori sarebbero penetrati all’interno del villaggio, dove avrebbero continuato ad uccidere. Ci sarebbero infatti almeno un’altra ventina di persone rimaste a terra. “Siamo terrorizzati, è davvero un caos” dice il sacerdote. Che aggiunge: “Qui quando ci alziamo sappiamo di essere vivi. Ma non sappiamo se lo saremo ancora la sera. Sono davvero triste, conoscevo quasi tutte le vittime”.

Un commando di uomini armati ha attaccato Bourasso, piccolo comune rurale del Burkina Faso non lontano dal capoluogo della regione, Dedougou. Il bilancio dell’azione, seppure ancora provvisorio, è apparso fin da subito molto alto: l’amministrazione locale riferisce infatti di 27 vittime oltre ad un numero imprecisato di feriti, mentre secondo altre fonti, contattate dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre, i morti sarebbero più di 30. Tra loro molti cristiani e vari fedeli di altre religioni.

Il governo della regione, in un comunicato, ha parlato di “minaccia terroristica” e ha aggiunto che i feriti sono stati trasportati nei centri ospedalieri di Nouna e Dedougou. “In queste circostanze dolorose il governatore presenta anche a nome del Governo (centrale) sincere condoglianze alle famiglie delle vittime e augura ai feriti di riprendersi prontamente. Le forze di sicurezza si sono immediatamente recate sul luogo e stanno provvedendo ad operazioni di rastrellamento e messa in sicurezza dell’area. Il governatore invita la popolazione alla calma e rassicura che il governo – si legge infine nella nota – è determinato a contrastare la minaccia terroristica e a rendere il Paese sicuro per le generazioni presenti e future”.

La pista ritenuta più probabile è dunque che si tratti di terrorismo, anche se non è ancora chiaro chi siano i responsabili della strage. Si sa comunque che la zona è minacciata da gruppi armati da almeno due anni. Quella delle scorse ore, infatti, è solo l’ultima grave strage di civili consumatasi nel Paese: basti citare, a conferma di quanto sottolineato, quanto accaduto all’inizio di giugno, quando nel corso di un altro attacco erano state uccise un centinaio di persone.

Alle parole delle autorità locali fanno eco quelle di uno dei sopravvissuti, che ha raccontato ad Aiuto alla chiesa che soffre che “i terroristi sono arrivati in motocicletta domenica 3 luglio intorno alle 17. Poi sono partiti senza fare nulla, ma durante la notte sono tornati minacciando i paesani nel cortile davanti alla chiesa”. E qui hanno ucciso 14 persone, precisa un sacerdote della cattedrale di Nouna, situata a 20 chilometri da Bourasso. Poi, aggiunge il religioso che per ragioni di sicurezza preferisce rimanere anonimo, dopo questo primo massacro gli aggressori sarebbero penetrati all’interno del villaggio, dove avrebbero continuato ad uccidere. Ci sarebbero infatti almeno un’altra ventina di persone rimaste a terra. “Siamo terrorizzati, è davvero un caos” dice il sacerdote. Che aggiunge: “Qui quando ci alziamo sappiamo di essere vivi. Ma non sappiamo se lo saremo ancora la sera. Sono davvero triste, conoscevo quasi tutte le vittime”.

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