Burning Man 2025: crollato l’Orgy Dome
La struttura è stata devastata dalle raffiche di vento, ma il suo spirito resiste (in un autobus rosa)
Il Burning Man 2025, il raduno utopico che ogni anno trasforma il deserto del Black Rock in Nevada in un laboratorio di arte e comunità, è stato segnato da un evento imprevedibile: la distruzione dell’iconico Orgy Dome, attrazione leggendaria e controversa dal 2003. Durante un violento temporale di sabato notte, raffiche di vento fino a 80 km/h (50 mph) hanno travolto la struttura, strappando via la copertura, piegando i pali metallici e lasciando solo resti di plastica e qualche cartello. Un video postato dagli organizzatori sui social mostra il tetto completamente distrutto e l’interno ridotto a macerie. L’Orgy Dome, spazio a climatizzazione controllata e frequentato da migliaia di partecipanti, era noto per il suo approccio alla sessualità: ingresso equiparato a un rito di consenso, ambienti dotati di letti, luci soffuse, creme lubrificanti e personale addetto alla sicurezza del contesto. L’obiettivo: promuovere pratiche sessuali consensuali e responsabili.
Che fine farà l’Orgy Dome?
Il giorno successivo alla tempesta, il team ha comunicato che l’Orgy Dome sarebbe rimasto chiuso per il resto del festival. Nonostante questo, si è fatto appello alla comunità: lettere, tubi, cerniere e zaini elastici necessari a tentare una ricostruzione parziale. Il difficile rispristino della struttura non è stato però possibile e, quindi, in alternativa lo spazio destinato alle pratiche sessuali è stato rimpiazzato da un autobus rosa al quale, proprio come l’Orgy Dome è possibile accedere solo in coppia. In ogni caso, l’arcipelago di workshop alternativi ideato dagli organizzatori – come incontri sul consenso, performance sensoriali e spazi di riflessione – resta operativo. “Siamo qui e al sicuro. Speriamo di offrire comunque dei workshop come dono alla playa”, recita un post.
Il messaggio
Da due decenni, l’Orgy Dome rappresentava uno spazio di libera esplorazione sessuale, al riparo dall’aridità del deserto e dal giudizio sociale. Ogni anno, migliaia di “Burners” lo attraversavano per rituali di fiducia, ascolto del corpo e consenso condiviso. Nonostante il crollo, la reazione non è stata di resa, ma di solidarietà: campi vicini offrono birre fresche, materiali e mani pronte a ricostruire. Il palcoscenico del Burning Man, devastato da tempeste e sabbia, ha offerto una rappresentazione viva di ciò che significa rischiare tutto ed essere creativi. Anche di fronte al crollo, la comunità ha scelto di rispondere reinventandosi: spazi alternativi, momenti comunitari, corsi sul desiderio e sul consenso. Il messaggio è forte: l’utopia resiste, anche quando cade un simbolo. Burning Man 2025 prosegue fino al 1° settembre con circa 70.000 partecipanti, determinati a trasformare la distruzione in rinascita.
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