Calderoli: in sei mesi definiremo i livelli

Dopo il tentativo del disegno di legge sull’attuazione dell’autonomia differenziata, il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli è tornato a spingere sulla definizione dei “Livelli Essenziali di Prestazioni”, ovvero la misura minima dei servizi pubblici da garantire nel Paese. Intervenendo al Festival delle Regioni e delle Provincie autonome a Palazzo Lombardia, Calderoli ha dichiarato come sia “emersa in maniera evidente da parte di tutti un’esigenza assoluta: prima definire i livelli essenziali delle prestazioni e poi si può parlare di costi, fabbisogni standard e trasferimenti”. Calderoli durante l’incontro di Milano ha anche ricordato che è stata prevista nell’ambito della legge di stabilità una cabina di regia a Palazzo Chigi, dove si farà “una ricognizione” di sei mesi “sull’attività della funzione legislativa dello Stato e delle Regioni” per “dare un’ampia visione di quella che sarà la funzione legislativa dello stato e regioni”, e che “sarà segnalato chi fa che cosa”. Dopo i sei mesi di ricognizione “inizieranno a uscire Lep, costi e fabbisogni standard” ha specificato il ministro. “La legge d’attuazione, che in modo provocatorio ho messo sul tavolo come bozza di lavoro, ha avviato il dialogo, altrimenti non saremmo mai partiti” ha detto Calderoli, “io credo di averla riscritta tutta a 40 mani, perché ciascuno aveva qualcosa da inserire”. La proposta vuole consentire il trasferimento di ulteriori funzioni alle Regioni, con le competenze sulle materie che vengono richieste sulla base delle potenzialità e del contesto territoriale. Difatti, ha detto Calderoli a margine dell’incontro “credo che ogni Regione abbia delle potenzialità diverse rispetto alle altre e ritengo sia il caso di offrire la possibilità a tutti di dare un’accelerata”, così che “quelle cinque o sei velocità che si registrano nel Paese, si avvicinino riallineandosi verso l’alto e non verso il basso, come invece si rischia di fare con il centralismo”. Infine, riferendosi all’evento Lombardia2030 lancia un ulteriore appello: “Prendete esempio e fate altrettanto” perché “il messaggio uscito da quella giornata ha offerto una prospettiva per la Lombardia. E questo dovrebbe essere di esempio per le altre Regioni”.

Dopo il tentativo del disegno di legge sull’attuazione dell’autonomia differenziata, il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli è tornato a spingere sulla definizione dei “Livelli Essenziali di Prestazioni”, ovvero la misura minima dei servizi pubblici da garantire nel Paese. Intervenendo al Festival delle Regioni e delle Provincie autonome a Palazzo Lombardia, Calderoli ha dichiarato come sia “emersa in maniera evidente da parte di tutti un’esigenza assoluta: prima definire i livelli essenziali delle prestazioni e poi si può parlare di costi, fabbisogni standard e trasferimenti”. Calderoli durante l’incontro di Milano ha anche ricordato che è stata prevista nell’ambito della legge di stabilità una cabina di regia a Palazzo Chigi, dove si farà “una ricognizione” di sei mesi “sull’attività della funzione legislativa dello Stato e delle Regioni” per “dare un’ampia visione di quella che sarà la funzione legislativa dello stato e regioni”, e che “sarà segnalato chi fa che cosa”. Dopo i sei mesi di ricognizione “inizieranno a uscire Lep, costi e fabbisogni standard” ha specificato il ministro. “La legge d’attuazione, che in modo provocatorio ho messo sul tavolo come bozza di lavoro, ha avviato il dialogo, altrimenti non saremmo mai partiti” ha detto Calderoli, “io credo di averla riscritta tutta a 40 mani, perché ciascuno aveva qualcosa da inserire”. La proposta vuole consentire il trasferimento di ulteriori funzioni alle Regioni, con le competenze sulle materie che vengono richieste sulla base delle potenzialità e del contesto territoriale. Difatti, ha detto Calderoli a margine dell’incontro “credo che ogni Regione abbia delle potenzialità diverse rispetto alle altre e ritengo sia il caso di offrire la possibilità a tutti di dare un’accelerata”, così che “quelle cinque o sei velocità che si registrano nel Paese, si avvicinino riallineandosi verso l’alto e non verso il basso, come invece si rischia di fare con il centralismo”. Infine, riferendosi all’evento Lombardia2030 lancia un ulteriore appello: “Prendete esempio e fate altrettanto” perché “il messaggio uscito da quella giornata ha offerto una prospettiva per la Lombardia. E questo dovrebbe essere di esempio per le altre Regioni”.

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