Caldoro: “Erano tutti d’accordo, adesso De Luca & Co vanno contro il Sud per motivi politici

“Altro che Calderoli, De Luca è stato il primo a deliberare un’autonomia nemica giurata per il Sud. Il tutto per una semplice cortesia verso Bonaccini”. Stefano Caldoro, ex governatore della Campania, così risponde alle dure critiche, sollevate da una certa sinistra sul federalismo.
Cosa ne pensa della bozza proposta da Calderoli?
Bisogna leggere, con prudenza, quella che il Cdm approva. Discutere prima è inutile. Altrimenti siamo di fronte a uno scontro solo politico. Vedo il posizionamento di alcuni incoerenti presidenti di Regione del Sud.
Il suo conterraneo De Luca parla addirittura di barricate…
Dovrebbe farle contro il suo provvedimento. De Luca, due anni fa, ha approvato una delibera di giunta, che poi ha portato in Consiglio, nella quale ha aderito all’autonomia, senza alcuna garanzia per il Mezzogiorno, accettando la spesa storica e ignorando i Lep. Calderoli, approvando quel testo, sarebbe stato il nemico giurato del Sud. A dirlo le carte, non le parole.
Perché allora fu adottata quella delibera?
Si trattò di una cortesia verso Bonaccini. C’è stato probabilmente un elemento di scambio.
Magari un posto nella prossima segreteria del Pd per il figlio dell’ex sindaco di Salerno…
Molto probabile. È tutto strumentalmente collegato. Sono giochetti interni, che non mi appartengono. Una cosa è certa, un governatore parla con gli atti. Il resto non conta.
Caldoro, intanto, qualche anno fa aveva proposto la Macroregione per il Sud. Dove è finita?
Sono d’accordo, senza distinzioni di colore, con chi dice che sia sbagliato circoscrivere il discorso sull’autonomia al 116 comma 3. Bisognerebbe, al contrario, partire dal 119 sulle coperture finanziarie e dal 117, sulle materie concorrenti. Altrimenti viene a mancare la perequazione, la definizione dei Lep, così come non ci sarebbero le macroaree di funzione. Ritengo sbagliato sia l’eccessivo centralismo statale, sia quello regionale. Sarebbe come passare dalla padella alla brace. Tutto il sistema delle autonomie ha bisogno di essere coinvolto. I Comuni, in molti casi, sono spettatori e in alcuni addirittura vittime.
Cosa può fare il governo?
Deve arricchire questo processo con una più ampia definizione dei poteri del sistema delle autonomie.
Ha mai portato la questione sulla scrivania di Meloni?
Il 117 ottavo comma non significa una Regione più grande, per cui servono riforme costituzionali, ma applicare una norma che esiste. Si possono tranquillamente costituire organi comuni per la gestione delle funzioni delegate. Le Regioni non dovrebbero ragionare come i piccoli nuovi Capi di Stato, di cui parlava già Nitti o peggio ancora come cacicchi, citando D’Alema, ma come grandi enti di programmazione, che non gestiscono. Campania, Puglia, Basilicata e Molise, ad esempio, dovrebbero gestire non separatamente, ma con un organo comune di gestione, il ciclo integrato delle acque, la logistica dei porti e i rifiuti. Sono cose dove la singola Regione è troppo piccola e lo Stato troppo grande. Non voglio apparire blasfemo, ma la prima Cassa del Mezzogiorno, che ragionava per macroaree o meglio ancora per dipartimenti funzionali, può essere un modello. Quando è nata ha prodotto effetti positivi. A dirlo i dati Istat dell’epoca, in cui appariva un chiaro recupero del divario. Le opere si completavano, non come gli acquedotti di oggi. Le Regioni, mollando l’osso, darebbero un’opportunità.
Oggi può esserci una nuova Cassa del Mezzogiorno?
È anacronistico. Non servono altre leggi. Occorre applicare solo la Costituzione, qualche comma rivoluzionario. La priorità è cambiare mentalità. Dopo si pensa alla Carta. Nel 117, ad esempio, ci sono strumenti che possono essere più utili della migliore Cassa per il Mezzogiorno.
C’è un modello estero da cui prendere spunto?
La Germania è un Paese federale. Nonostante ciò, i Land non hanno competenza su grandi temi come sanità, formazione e lavoro.
Si potrebbe risolvere anche l’emergenza sanità?
È più complessa, ma sicuramente il perimetro regionale non è quello più funzionale. Basti pensare alle reti di emergenza.
I governatori, intanto, attribuiscono le liste d’attesa, i problemi dei Pronto Soccorso a Palazzo Chigi. Cosa può fare la premier?
La colpa è solo delle Regioni, di nel 2023 avrà ben quattro miliardi in più. L’aumento dei prezzi e dell’energia non giustifica gli errori. Quando ero presidente, non ho mai visto così tanti soldi. Nel periodo Errani-Chiamparino, per cinque anni, abbiamo avuto detrazioni. Solo dal 2016, da Renzi in poi, sono cambiate le cose. I presidenti che oggi si lamentano dovrebbero prendersela con loro stessi e non con il governo. Chi oggi urla e chi ha speso male i soldi.
Continuano, intanto, le aggressioni nei nosocomi…
Pugno duro contro la violenza, intollerabile. Serve intervenire a totale difesa del personale sanitario con ogni mezzo. Altra cosa è comprendere il disagio di chi ha bisogno di cure. Liste di attesa, scarsità di personale, a causa di chi non fa concorsi, sono problemi che vanno risolti. Il tempo degli sprechi deve volgere al termine. La Campania è nota per gli errori sui prefabbricati Covid. Sono stati buttati centinaia di milioni di euro. Se non metti risorse per la medicina del territorio, è chiaro che ci sono difficoltà.
“Altro che Calderoli, De Luca è stato il primo a deliberare un’autonomia nemica giurata per il Sud. Il tutto per una semplice cortesia verso Bonaccini”. Stefano Caldoro, ex governatore della Campania, così risponde alle dure critiche, sollevate da una certa sinistra sul federalismo.
Cosa ne pensa della bozza proposta da Calderoli?
Bisogna leggere, con prudenza, quella che il Cdm approva. Discutere prima è inutile. Altrimenti siamo di fronte a uno scontro solo politico. Vedo il posizionamento di alcuni incoerenti presidenti di Regione del Sud.
Il suo conterraneo De Luca parla addirittura di barricate…
Dovrebbe farle contro il suo provvedimento. De Luca, due anni fa, ha approvato una delibera di giunta, che poi ha portato in Consiglio, nella quale ha aderito all’autonomia, senza alcuna garanzia per il Mezzogiorno, accettando la spesa storica e ignorando i Lep. Calderoli, approvando quel testo, sarebbe stato il nemico giurato del Sud. A dirlo le carte, non le parole.
Perché allora fu adottata quella delibera?
Si trattò di una cortesia verso Bonaccini. C’è stato probabilmente un elemento di scambio.
Magari un posto nella prossima segreteria del Pd per il figlio dell’ex sindaco di Salerno…
Molto probabile. È tutto strumentalmente collegato. Sono giochetti interni, che non mi appartengono. Una cosa è certa, un governatore parla con gli atti. Il resto non conta.
Caldoro, intanto, qualche anno fa aveva proposto la Macroregione per il Sud. Dove è finita?
Sono d’accordo, senza distinzioni di colore, con chi dice che sia sbagliato circoscrivere il discorso sull’autonomia al 116 comma 3. Bisognerebbe, al contrario, partire dal 119 sulle coperture finanziarie e dal 117, sulle materie concorrenti. Altrimenti viene a mancare la perequazione, la definizione dei Lep, così come non ci sarebbero le macroaree di funzione. Ritengo sbagliato sia l’eccessivo centralismo statale, sia quello regionale. Sarebbe come passare dalla padella alla brace. Tutto il sistema delle autonomie ha bisogno di essere coinvolto. I Comuni, in molti casi, sono spettatori e in alcuni addirittura vittime.
Cosa può fare il governo?
Deve arricchire questo processo con una più ampia definizione dei poteri del sistema delle autonomie.
Ha mai portato la questione sulla scrivania di Meloni?
Il 117 ottavo comma non significa una Regione più grande, per cui servono riforme costituzionali, ma applicare una norma che esiste. Si possono tranquillamente costituire organi comuni per la gestione delle funzioni delegate. Le Regioni non dovrebbero ragionare come i piccoli nuovi Capi di Stato, di cui parlava già Nitti o peggio ancora come cacicchi, citando D’Alema, ma come grandi enti di programmazione, che non gestiscono. Campania, Puglia, Basilicata e Molise, ad esempio, dovrebbero gestire non separatamente, ma con un organo comune di gestione, il ciclo integrato delle acque, la logistica dei porti e i rifiuti. Sono cose dove la singola Regione è troppo piccola e lo Stato troppo grande. Non voglio apparire blasfemo, ma la prima Cassa del Mezzogiorno, che ragionava per macroaree o meglio ancora per dipartimenti funzionali, può essere un modello. Quando è nata ha prodotto effetti positivi. A dirlo i dati Istat dell’epoca, in cui appariva un chiaro recupero del divario. Le opere si completavano, non come gli acquedotti di oggi. Le Regioni, mollando l’osso, darebbero un’opportunità.
Oggi può esserci una nuova Cassa del Mezzogiorno?
È anacronistico. Non servono altre leggi. Occorre applicare solo la Costituzione, qualche comma rivoluzionario. La priorità è cambiare mentalità. Dopo si pensa alla Carta. Nel 117, ad esempio, ci sono strumenti che possono essere più utili della migliore Cassa per il Mezzogiorno.
C’è un modello estero da cui prendere spunto?
La Germania è un Paese federale. Nonostante ciò, i Land non hanno competenza su grandi temi come sanità, formazione e lavoro.
Si potrebbe risolvere anche l’emergenza sanità?
È più complessa, ma sicuramente il perimetro regionale non è quello più funzionale. Basti pensare alle reti di emergenza.
I governatori, intanto, attribuiscono le liste d’attesa, i problemi dei Pronto Soccorso a Palazzo Chigi. Cosa può fare la premier?
La colpa è solo delle Regioni, di nel 2023 avrà ben quattro miliardi in più. L’aumento dei prezzi e dell’energia non giustifica gli errori. Quando ero presidente, non ho mai visto così tanti soldi. Nel periodo Errani-Chiamparino, per cinque anni, abbiamo avuto detrazioni. Solo dal 2016, da Renzi in poi, sono cambiate le cose. I presidenti che oggi si lamentano dovrebbero prendersela con loro stessi e non con il governo. Chi oggi urla e chi ha speso male i soldi.
Continuano, intanto, le aggressioni nei nosocomi…
Pugno duro contro la violenza, intollerabile. Serve intervenire a totale difesa del personale sanitario con ogni mezzo. Altra cosa è comprendere il disagio di chi ha bisogno di cure. Liste di attesa, scarsità di personale, a causa di chi non fa concorsi, sono problemi che vanno risolti. Il tempo degli sprechi deve volgere al termine. La Campania è nota per gli errori sui prefabbricati Covid. Sono stati buttati centinaia di milioni di euro. Se non metti risorse per la medicina del territorio, è chiaro che ci sono difficoltà.
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