Politica

PRIMA PAGINA – Calenda e Conte verso l’accordo. Renzi: “Il Pd si sta grillizzando”

di Domenico Pecile -


“Mai più soli alle regionali. Impossibile non parlare con Conte”, parola del leader di Azione, Carlo Calenda. Sì, proprio lui. Quello che si trova querelato dal segretario nazionale della Cgil, Maurizio Landini, perché non aveva definito di essere stato giudicato “morbido” sul caso Stellantis. “Chi dice cose non vere – è stata la motivazione – offende 5 milioni di iscritti che rappresento. Abbiamo presentato querela”. Ma Calenda – sempre sulla vertenza Stellantis – era stato ancora più duro con il leader dei 5 Stelle, Giuseppe Conte definendolo “il maggiore responsabile di una cosa assolutamente irrazionale”.

Gli attacchi allo zero di Calenda contro Conte erano all’ordine del giorno. Tanto che aveva giurato che il centro sinistra restava l’obiettivo ma a una condizione: che i Pentastellati fossero esclusi dall’eventuale coalizione, partita. Poi sono arrivate le elezioni sarde. Poi il campo largo ha vinto quasi inaspettatamente. Poi i centristi di Calenda e Renzi hanno incassato l’ennesimo flop. Poi in vista ci sono le elezioni regionali in Abruzzo.

Poi, anzi, infine Calenda ha ammesso che è vero che non può fare finta che Conte non esista soprattutto negli appuntamenti amministrativi, anche se sul campo largo rimane scettico (“Non trarre lezioni di natura generale”). Insomma, la caduta da cavallo sulla via di Cagliari lo ha costretto a più miti consigli. Sentitelo: “Alle regionali correre da soli, pur con un progetto come è accaduto in Sardegna e in Lombardia con Letizia Moratti, non è fattibile e non lo faremo più. Perché un candidato terzo – nonostante l’8% in Sardegna e il 10% in Lombardia non siano da buttare – sono improponibili”. E anche per questo, in Abruzzo il campo largo è stato allargato ad Azione e ad Italia viva.

Schlein ha commentato positivamente questa disponibilità al dialogo. “Se ci concentriamo sulle cose da fare insieme troviamo l’accordo. E siamo più forti perché siamo d’accordo sulle idee e non sulle poltrone da spartire come questo governo di Giorgia Meloni” ha mandato a dire al capo di Azione. Ma all’autodafé di Calenda non ha fatto seguito quello di Matteo Renzi che sull’esito del voto sardo ha fornito tutt’altra lettura. Ecco la sua analisi in estrema sintesi: “Il Partito democratico si grillizza, la destra al governo si estremizza e questo per le Europee è uno spazio straordinario per il centro”.

Buoni propositi che dovrà concretizzare raggiungendo il fatidico 4% alle elezioni europee. Obiettivo tutt’altro che semplice perché l’ingorgo al centro è davvero notevole. Renzi, infatti, dovrà fare i conti con Azione, che potrebbe stringere l’accordo con + Europa, ma anche con Forza Italia che ha tutte le intenzioni di superare una Lega sempre più in confusione e di raggiungere l’obiettivo del 10%. Schlein intanto si coccola il successo.

Fa più che un pensierino alla possibilità di bissarlo il 10 marzo in Abruzzo anche in virtù – come detto – di un campo larghissimo. Sogna di raggiungere alle europee la soglia del 10% che la porrebbe al riparo di quanti nel Pd sarebbero pronti a chiedere le sue dimissioni se quella soglia non venisse onorata. E incassa un applauso dal competitor Stefano Bonaccini. Sì, grandi complimenti alla segretaria. Ma anche un avvertimento: “Noi – ha detto il governatore – dobbiamo parlare a tutti gli italiani. Né possiamo pensare di lasciare il dialogo con i moderati a una destra sovranista e anti-europeista”.

E tra quei moderati vanno inclusi anche quelli dem. Lo scontro interno è stato per ora ammortizzato dal voto sardo. E resterà sospeso anche dopo quello dell’Abruzzo. Insomma, la tregua potrebbe durare fino alle europee. Poi Schlein dovrà dare risposte che difficilmente accontenteranno tutto il partito, in primis lo spostamento a sinistra del Pd e l’accordo con i 5 Stelle che restano un nodo difficile da affrontare e ostico da risolvere. Dunque, la resa dei conti è soltanto rinviata.


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