Cambiamenti climatici La fanta-intervista alla Terra

Buongiorno Signora, come sta?

Sto bene, grazie, qualche acciacco dell’età ma, tutto sommato, non mi lamento. Venere sta messa peggio.

Avrà notato che è un po’ di tempo che si parla molto di Lei.

Sì, l’ho notato. Mi fa tanto piacere. Carina quella ragazzina, forse poco simpatica ma tanto caruccia.

Si sbottoni un po’ di più, per favore.

Eh, dovrei sì sbottonarmi un po’, con queste vampate di caldo che mi prendono. Alla mia età s’iniziano ad avere i calori – qualche assaggio di menopausa, sa. Anche se mi secca moltissimo ammetterlo.

Cioè, mi sta dicendo che ha caldo?

Certo che ho caldo, lei no? Ma che vi credete voi umani, che il tempo passa solo per voi? Purtroppo, la glaciazione passa per tutti, e uno se ne accorge solo dopo di quanto stesse bene prima. Le cose si apprezzano quando non si hanno più – se lo ricordi.

Me lo appunto, grazie. Pensi che di questi tempi è tutto un dire che è colpa dell’uomo se lei ha caldo.

Ma non vi sopravvaluterete un po’ troppo voi uomini? È l’età. Certo, non è che stiate lì a ventilarmi e farmi fresco, per carità. Anzi, per dirgliela tutta, negli ultimi tempi i suoi simili ci stanno dando dentro di brutto, sa?

Ultimi tempi cosa intende?

Mah, per stare lì a come misurate voi il tempo, saranno un paio di cent’anni, più o meno. Un battito di ciglia, per me che ne ho sei miliardi, di anni. Effettivamente, ho l’impressione che stiate esagerando e qualche fastidio, qua e là, inizio a sentirlo, decisamente per colpa vostra, ora che mi ci fa pensare.

Mi fa qualche esempio?

Beh, bruciare l’Amazzonia non è che mi faccia fresco. A lei piacerebbe se le dessero fuoco ai peli del braccio? Anche tutte quelle discariche, questi animali cornuti che allevate, la robaccia che buttate in acqua. Insomma, non è che mi facciano stare meglio. Pensi che ogni tanto, da un po’, mi arrivano delle zaffate che mi fanno allergia e ho reazioni strane – com’è che le chiamate voi – mi sfugge il nome?

Si riferisce ai fenomeni metereologici estremi?

Sì, esattamente, è così che li chiamate. Be’ quella roba lì succede perché fate qualcosa che mi da fastidio parecchio. Non lo faccio apposta, è una reazione. A continuare così rischio di ammalarmi, lo sa?

Ebbene, mi pare che ne siamo diventati consapevoli. Ci stiamo lavorando su per invertire la rotta e smetterla di procurarle fastidi.

Sì, parole, parole, parole e ancora parole. Sono passati più di venticinque anni da quando avete fatto quella bella riunione a Rio e state ancora qui a parlare, senza fare nulla.

Ha ragione, ma ci vuole tempo…

 

Siete fortunati che il tempo, per me, non scorre come per voi che considerate ogni cosa con il metro della vostra breve esistenza. Dieci, venti, cinquant’anni sono molto, per voi, ma per me sono un attimo.

Quindi?

Quindi, di tempo ne avete per smetterla, però non prendetevela comoda: dai e dai, si spezza pure il metallo – e io, sono fatta di terra, fuoco e acqua, mica di acciaio! Glielo dica ai suoi simili che, se mi ammalo davvero, il problema è vostro, mica mio. Da questi malanni, io, poi, alla fin fine, mi riprendo. 

Del resto, mi è già accaduto in passato.

A cosa allude?

Quand’ero più giovane, saranno stati una sessantina di milioni d’anni fa, mi piombò addosso un sasso enorme. Non le dico il dolore, le crisi. Persi i sensi, addirittura. Quando poi mi ripresi, notai che purtroppo un sacco di animali erano praticamente spariti. Di quelle bestiole ne è rimasta solo qualcuna, piccoletta.

Dice dei dinosauri?

È vero, voi li chiamate così. Sì, mi riferisco proprio a loro. Dopo la botta che presi con quel sasso, ebbi un tale dolore che svenni e così non mi potei più occupare di loro. 

Tutti, mi sono morti. Con quello che ci avevo messo a farli crescere, poverini…fu un dispiacere vero. Ecco, mi spiacerebbe se a voi accadessero cose simili, lo dica ai suoi lettori.

Certo. Sono sicuro che molti di noi umani non ci abbiano mai pensato al fatto che se la facciamo ammalare il problema è nostro prima che suo. Lo scrivo, lo scrivo.

Bravo. Datevi da fare, allora. Adesso la devo lasciare. Devo terminare questa storia di equinozio e solstizio e rimettere in ordine le stagioni. Ho fatto un po’ tardi.

Ah bene, mi raccomando alle mezze stagioni eh? Noi ci si tiene tanto.

Sì sì, faccia pure lo spiritoso. Pensi bene a quello che le ho detto, piuttosto. Arrivederci, statemi bene. 

 

Alberto Mattiacci

 

Buongiorno Signora, come sta?

Sto bene, grazie, qualche acciacco dell’età ma, tutto sommato, non mi lamento. Venere sta messa peggio.

Avrà notato che è un po’ di tempo che si parla molto di Lei.

Sì, l’ho notato. Mi fa tanto piacere. Carina quella ragazzina, forse poco simpatica ma tanto caruccia.

Si sbottoni un po’ di più, per favore.

Eh, dovrei sì sbottonarmi un po’, con queste vampate di caldo che mi prendono. Alla mia età s’iniziano ad avere i calori – qualche assaggio di menopausa, sa. Anche se mi secca moltissimo ammetterlo.

Cioè, mi sta dicendo che ha caldo?

Certo che ho caldo, lei no? Ma che vi credete voi umani, che il tempo passa solo per voi? Purtroppo, la glaciazione passa per tutti, e uno se ne accorge solo dopo di quanto stesse bene prima. Le cose si apprezzano quando non si hanno più – se lo ricordi.

Me lo appunto, grazie. Pensi che di questi tempi è tutto un dire che è colpa dell’uomo se lei ha caldo.

Ma non vi sopravvaluterete un po’ troppo voi uomini? È l’età. Certo, non è che stiate lì a ventilarmi e farmi fresco, per carità. Anzi, per dirgliela tutta, negli ultimi tempi i suoi simili ci stanno dando dentro di brutto, sa?

Ultimi tempi cosa intende?

Mah, per stare lì a come misurate voi il tempo, saranno un paio di cent’anni, più o meno. Un battito di ciglia, per me che ne ho sei miliardi, di anni. Effettivamente, ho l’impressione che stiate esagerando e qualche fastidio, qua e là, inizio a sentirlo, decisamente per colpa vostra, ora che mi ci fa pensare.

Mi fa qualche esempio?

Beh, bruciare l’Amazzonia non è che mi faccia fresco. A lei piacerebbe se le dessero fuoco ai peli del braccio? Anche tutte quelle discariche, questi animali cornuti che allevate, la robaccia che buttate in acqua. Insomma, non è che mi facciano stare meglio. Pensi che ogni tanto, da un po’, mi arrivano delle zaffate che mi fanno allergia e ho reazioni strane – com’è che le chiamate voi – mi sfugge il nome?

Si riferisce ai fenomeni metereologici estremi?

Sì, esattamente, è così che li chiamate. Be’ quella roba lì succede perché fate qualcosa che mi da fastidio parecchio. Non lo faccio apposta, è una reazione. A continuare così rischio di ammalarmi, lo sa?

Ebbene, mi pare che ne siamo diventati consapevoli. Ci stiamo lavorando su per invertire la rotta e smetterla di procurarle fastidi.

Sì, parole, parole, parole e ancora parole. Sono passati più di venticinque anni da quando avete fatto quella bella riunione a Rio e state ancora qui a parlare, senza fare nulla.

Ha ragione, ma ci vuole tempo…

 

Siete fortunati che il tempo, per me, non scorre come per voi che considerate ogni cosa con il metro della vostra breve esistenza. Dieci, venti, cinquant’anni sono molto, per voi, ma per me sono un attimo.

Quindi?

Quindi, di tempo ne avete per smetterla, però non prendetevela comoda: dai e dai, si spezza pure il metallo – e io, sono fatta di terra, fuoco e acqua, mica di acciaio! Glielo dica ai suoi simili che, se mi ammalo davvero, il problema è vostro, mica mio. Da questi malanni, io, poi, alla fin fine, mi riprendo. 

Del resto, mi è già accaduto in passato.

A cosa allude?

Quand’ero più giovane, saranno stati una sessantina di milioni d’anni fa, mi piombò addosso un sasso enorme. Non le dico il dolore, le crisi. Persi i sensi, addirittura. Quando poi mi ripresi, notai che purtroppo un sacco di animali erano praticamente spariti. Di quelle bestiole ne è rimasta solo qualcuna, piccoletta.

Dice dei dinosauri?

È vero, voi li chiamate così. Sì, mi riferisco proprio a loro. Dopo la botta che presi con quel sasso, ebbi un tale dolore che svenni e così non mi potei più occupare di loro. 

Tutti, mi sono morti. Con quello che ci avevo messo a farli crescere, poverini…fu un dispiacere vero. Ecco, mi spiacerebbe se a voi accadessero cose simili, lo dica ai suoi lettori.

Certo. Sono sicuro che molti di noi umani non ci abbiano mai pensato al fatto che se la facciamo ammalare il problema è nostro prima che suo. Lo scrivo, lo scrivo.

Bravo. Datevi da fare, allora. Adesso la devo lasciare. Devo terminare questa storia di equinozio e solstizio e rimettere in ordine le stagioni. Ho fatto un po’ tardi.

Ah bene, mi raccomando alle mezze stagioni eh? Noi ci si tiene tanto.

Sì sì, faccia pure lo spiritoso. Pensi bene a quello che le ho detto, piuttosto. Arrivederci, statemi bene. 

 

Alberto Mattiacci

 

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