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Cameron “shock” con Sunak. Definì Gaza “un campo di prigionia”, ideò l’epoca d’oro con Xi Jinping

di Angelo Vitolo -


A volte tornano: David Cameron è il nuovo ministro degli Esteri del Regno Unito. Un Re Carlo “lieto” approva la nomina dell’ex primo ministro decisa dal premier Rishi Sunak in un tourbillon che è più di un semplice rimpasto visto che Cameron prende il posto di James Cleverly, nominato ministro degli Interni dopo la rimozione dall’incarico di Suella Braverman. I fotografi immortalano il suo arrivo a Downing Street e i media titolano “Shock” per il ritorno in scena del 57enne leader conservatore che fu premier dal maggio 2010 al luglio 2016 e poi travolto dalla Brexit.

“Aiuterò Sunak – ha scritto in un tweet – ad affrontare le sfide vitali in corso. Sfide scoraggianti, tra cui la guerra in Ucraina (nel 2015 Cameron schierò truppe britanniche per addestrare le forze ucraine in seguito alla presa della Crimea da parte della Russia, descritta come una “flagrante violazione del diritto internazionale”, ndr) e la crisi in Medio Oriente (giovedì scorso Cleverly era in Arabia Saudita per discutere gli sforzi per prevenire l’escalation con i ministri degli Esteri del Medio Oriente, ndr). In questo momento di profondo cambiamento globale, raramente è stato più importante per questo Paese stare al fianco dei nostri alleati, rafforzare le nostre partnership e assicurarsi che la nostra voce sia ascoltata”.

Primo e urgente banco di prova, il Medio Oriente. Cameron si è sempre dichiarato “vicino a Israele e suo forte amico” ma già The Independent ricorda quando nel 2010 definì la Striscia di Gaza “un campo di prigionia” dicendosi contrario agli “insediamenti illegali” di Israele nei territori palestinesi.

Durante un discorso agli imprenditori ad Ankara 13 anni fa, l’ex primo ministro tory aveva sostenuto che “non si deve permettere che Gaza rimanga un campo di prigionia”. In quell’occasione, Cameron si disse convinto che la situazione a Gaza dovesse “cambiare” e che gli aiuti umanitari e le persone dovessero “fluire in entrambe le direzioni”. Nel 2016, poi, quando era ancora primo ministro, sottolineò che “ciò che questo governo ha costantemente fatto e ha continuato a fare è dire sì, siamo sostenitori di Israele, ma non sosteniamo gli insediamenti illegali”.

Ma c’è poi una foto del 2015 che ritrae Cameron intento, in un pub di Risborough, a degustare una birra in compagnia di Xi Jinping arrivato in visita di stato nel Regno Unito. Oggi Bloomberg ricorda questo “rapporto affettuoso dell’ex premier con la Cina, una vicinanza che è in contrasto con l’attuale posizione scettica del partito conservatore di Rishi Sunak”. Da Cameron, all’epoca, l’annuncio di una “epoca d’oro” nelle relazioni con la Cina. Rapporti in seguito deterioratisi. Fino al primo discorso di politica estera da premier di Rishi Sunak che diceva finita l’epoca d’oro e descriveva come “ingenuo” il perseguimento di legami economici più stretti nel decennio precedente.

Israele e Cina, quindi, in cima all’agenda di Cameron tornato in scena in un mondo in sette anni profondamente cambiato.


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