Candidatino maiorino

Accordi, disaccordi e candidati. Il Partito Democratico ancora in crisi post elezioni di settembre, sta indirizzando tutte le proprie energie sui candidati dei prossimi appuntamenti elettorali, dove tra le due Regioni Lombardia e Lazio ci si mette anche il Congresso del prossimo 12 marzo. Enrico Letta, già proiettato alla primavera, sta cercando comunque – lateralmente – di trovare una quadra per le prossime elezioni. In Lombardia, dopo lo shock Moratti e le defezioni di diversi candidati dem, è arrivata la conferma di un vero nome, quello di Pierfrancesco Majorino, emerso dal tavolo della coalizione dopo il lungo stallo tra Pd e alleati. “Majorino – dicendosi onorato della scelta fatta – è pronto a lavorare, per trovare “la proposta più forte possibile per cambiare pagina in Regione” con la convinzione che “possiamo battere la destra di Attilio Fontana e sono convinto che ce la metteremo tutta”.
L’entusiasmo del candidato è evidente, ma non lo sembrano allo stesso modo le stime, che lo vedrebbero – attualmente – addirittura terzo, dopo il centrodestra di Fontana e il Terzo polo della Moratti. Anche a Roma, non sembra tirare buon vento. La scelta – più o meno condivisa – del candidato Alessio D’Amato è ormai ufficiale, tuttavia, potrebbero esserci dei cambiamenti in corsa. A smuovere le acque ci sono i sondaggi che, di fronte alla candidatura di Fabio Rampelli di FdI lato centrodestra, vedrebbero le sue quote salire quasi sopra il 50%.
Cifre che mettono paura al Pd, che valuta un possibile virata sui vecchi amici del Movimento 5 stelle. Infatti, sembrerebbe che i dem abbiano richiesto un incontro con Giuseppe Conte in merito alle regionali nel Lazio. Un’apertura verso i pentastellati mirata a finalizzare quella che potrebbe tornare a essere una coalizione alla Zingaretti. L’obiettivo – anche considerando gli incontri bilaterali che il candidato D’Amato sta portando avanti con le diverse forze politiche di sinistra – è quello di trovare un compromesso a ricomposizione del campo largo, ma con diversi ostacoli lungo la strada. Oltre alle divergenze sui temi, c’è anche la questione tra Letta e Conte, con l’avvocato che lamenta difficoltà nel confronto con il leader del Pd. Difatti, nonostante i tweet di incoraggiamento per il candidato Majorino e un possibile avvicinamento all’idea del campo largo nel Lazio, il segretario dem sembra in difficoltà nel compito di tenere insieme un partito disgregato, con la minaccia delle dimissioni sempre dietro l’angolo. Tuttavia, al netto di ogni decisione, il confronto del 12 marzo è ormai sempre più vicino: e se di nomi se ne sentono tanti, di candidati ufficiali ce ne sono solo due. Da un lato Paola de Micheli, che era stata la prima ad aver espresso la disponibilità per guidare il partito, ma che è la stessa che non sembra star generando particolare entusiasmo tra i colleghi. Stesso destino, dall’altro lato, anche per la giovane Elly Schlein, candidata fuori dagli schemi che però non gode di particolare appoggio nel partito, nonostante la sua figura possa rappresentare in qualche modo l’antitesi – anche in chiave opposizione – della Premier Giorgia Meloni. Entrambe le candidate però, dovranno fare i conti con i nomi forti – ancora non ufficializzati – del sindaco di Firenze Dario Nardella e del governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, che nascosti dietro le quinte aspettano maggiori certezze prima di venire alla luce come candidati. Certezze che attualmente sono messe in discussione dalle tensioni interne al partito, che si divide tra gli ex renziani che chiedono con urgenza le primarie e dall’altro la sinistra interna che invece invoca una vera costituente. A fare da paciere, nel mezzo, c’è Enrico Letta che deve cercare di tenere insieme le parti almeno fino alla scelta del suo successore.

Accordi, disaccordi e candidati. Il Partito Democratico ancora in crisi post elezioni di settembre, sta indirizzando tutte le proprie energie sui candidati dei prossimi appuntamenti elettorali, dove tra le due Regioni Lombardia e Lazio ci si mette anche il Congresso del prossimo 12 marzo. Enrico Letta, già proiettato alla primavera, sta cercando comunque – lateralmente – di trovare una quadra per le prossime elezioni. In Lombardia, dopo lo shock Moratti e le defezioni di diversi candidati dem, è arrivata la conferma di un vero nome, quello di Pierfrancesco Majorino, emerso dal tavolo della coalizione dopo il lungo stallo tra Pd e alleati. “Majorino – dicendosi onorato della scelta fatta – è pronto a lavorare, per trovare “la proposta più forte possibile per cambiare pagina in Regione” con la convinzione che “possiamo battere la destra di Attilio Fontana e sono convinto che ce la metteremo tutta”.
L’entusiasmo del candidato è evidente, ma non lo sembrano allo stesso modo le stime, che lo vedrebbero – attualmente – addirittura terzo, dopo il centrodestra di Fontana e il Terzo polo della Moratti. Anche a Roma, non sembra tirare buon vento. La scelta – più o meno condivisa – del candidato Alessio D’Amato è ormai ufficiale, tuttavia, potrebbero esserci dei cambiamenti in corsa. A smuovere le acque ci sono i sondaggi che, di fronte alla candidatura di Fabio Rampelli di FdI lato centrodestra, vedrebbero le sue quote salire quasi sopra il 50%.
Cifre che mettono paura al Pd, che valuta un possibile virata sui vecchi amici del Movimento 5 stelle. Infatti, sembrerebbe che i dem abbiano richiesto un incontro con Giuseppe Conte in merito alle regionali nel Lazio. Un’apertura verso i pentastellati mirata a finalizzare quella che potrebbe tornare a essere una coalizione alla Zingaretti. L’obiettivo – anche considerando gli incontri bilaterali che il candidato D’Amato sta portando avanti con le diverse forze politiche di sinistra – è quello di trovare un compromesso a ricomposizione del campo largo, ma con diversi ostacoli lungo la strada. Oltre alle divergenze sui temi, c’è anche la questione tra Letta e Conte, con l’avvocato che lamenta difficoltà nel confronto con il leader del Pd. Difatti, nonostante i tweet di incoraggiamento per il candidato Majorino e un possibile avvicinamento all’idea del campo largo nel Lazio, il segretario dem sembra in difficoltà nel compito di tenere insieme un partito disgregato, con la minaccia delle dimissioni sempre dietro l’angolo. Tuttavia, al netto di ogni decisione, il confronto del 12 marzo è ormai sempre più vicino: e se di nomi se ne sentono tanti, di candidati ufficiali ce ne sono solo due. Da un lato Paola de Micheli, che era stata la prima ad aver espresso la disponibilità per guidare il partito, ma che è la stessa che non sembra star generando particolare entusiasmo tra i colleghi. Stesso destino, dall’altro lato, anche per la giovane Elly Schlein, candidata fuori dagli schemi che però non gode di particolare appoggio nel partito, nonostante la sua figura possa rappresentare in qualche modo l’antitesi – anche in chiave opposizione – della Premier Giorgia Meloni. Entrambe le candidate però, dovranno fare i conti con i nomi forti – ancora non ufficializzati – del sindaco di Firenze Dario Nardella e del governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, che nascosti dietro le quinte aspettano maggiori certezze prima di venire alla luce come candidati. Certezze che attualmente sono messe in discussione dalle tensioni interne al partito, che si divide tra gli ex renziani che chiedono con urgenza le primarie e dall’altro la sinistra interna che invece invoca una vera costituente. A fare da paciere, nel mezzo, c’è Enrico Letta che deve cercare di tenere insieme le parti almeno fino alla scelta del suo successore.

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