Caos seggi a Palermo: cosa c’è dietro l’assenza dei presidenti

In 174 non si sono presentati all’appuntamento elettorale: quanto accaduto è il sintomo di una frattura tra cittadini e politica

Narra la tradizione che i fondatori del Palermo calcio scelsero come colori sociali il rosa e il nero per rappresentare la commistione tra il dolce e l’amaro insita nel dna del capoluogo siciliano. Ebbene, la giornata di domenica ha dato espressione sgargiante di questa contraddittoria caratteristica tipicamente palermitana. I fuochi d’artificio, lo sventolio di vessilli, i canti, i clacson per la promozione del Palermo in serie B dopo la finale Play Off vinta contro il Padova allo stadio “La Favorita” hanno chiuso in dolcezza una domenica che si era aperta con il sapore amaro. Nei quasi 600 seggi elettorali designati per le amministrative, quasi un terzo dei presidenti designati ha marcato visita. Ma oltre ai 174 presidenti che avevano rinunciato, ad alimentare il caos è stata anche la consegna con 3 o 4 ore di ritardo delle schede elettorali, che ha mandato in tilt le canoniche operazioni preliminari.

La notte prima delle elezioni è stata vissuta con particolare fermento negli uffici comunali e della Prefettura: sono stati mobilitati i vigili urbani e l’amministrazione si è lanciata in un appello rivolto a tutti i cittadini, trovandosi così costretta a violare il protocollo che prevede la selezione dei presidenti attraverso un apposito bando per ricevere poi l’avallo della Corte d’appello. La corsa contro il tempo per trovare i sostituti ha dato risultati prima della mezzanotte di domenica per 64 seggi, per gli altri si è fatta l’alba con gli scrutatori costretti a restare “prigionieri” nel seggio a causa di questa situazione surreale. La notte, tuttavia, non ovunque è stata provvidenziale, in molti seggi i sostituti-presidenti sono rimasti una chimera, così che gli elettori hanno trovato il proprio seggio chiuso e l’invito degli scrutatori a tornare in un altro momento della giornata. La normalità è stata ristabilita intorno alle 13. Ma ormai il bubbone delle polemiche era già scoppiato, a fronte anche del mancato accoglimento da parte del Viminale delle richieste – tra gli altri, da parte del governatore della Sicilia Nello Musumeci – di prorogare il voto fino a lunedì. Giustificate la rabbia e l’incredulità dei cittadini. “È gravissimo che a Palermo, senza alcun preavviso, un elevato numero di presidenti di seggio non si sia presentato per l’insediamento, ovvero abbia rinunciato all’incarico, ritardando l’avvio delle operazioni di voto”, ha commentato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. La quale ha sottolineato che “un tale atteggiamento esprime una assoluta mancanza di rispetto per le Istituzioni”. Ora il caos palermitano è diventato oggetto di indagine: la Procura – ha reso noto ieri mattina il ministro Lamorgese – valuterà gli eventuali profili di responsabilità. Compito degli inquirenti è capire se le rinunce dei presidenti di seggio siano state comunicate. Rende ancora più nebulosa la situazione l’attacco hacker subito dal Comune di Palermo nei giorni scorsi e rivendicato dal collettivo “Vice Society”, che avrebbe reso problematica la ricezione delle e-mail via pec.

Ma cosa nasconde questa emorragia di presidenti di seggio? Voci insistenti la attribuiscono alla concomitanza con l’importante partita del Palermo: alcuni presidenti avrebbero rinunciato alla carica pur di non perdersi la promozione della squadra rosa-nero in serie B. Si levano, infatti, voci di protesta all’indirizzo della Prefettura, rea di non aver ascoltato nei giorni scorsi gli appelli a spostare la finale Play-Off per non sovrapporlo all’appuntamento elettorale. Ma se una partita di calcio – sì importante, ma pur sempre uno spareggio per accedere in serie cadetta, non una finale di Champions League – è percepita dai cittadini come un evento così tanto più importante delle elezioni amministrative, evidentemente esiste un enorme problema di disaffezione nei confronti della politica. Il “caos Palermo” altro non è che il momento apicale di un lungo e logorante processo di scollamento tra popolo e polis, fotografato anche dalla scarsissima adesione su scala nazionale, sempre domenica scorsa, al referendum sulla giustizia. Per mutuare la metafora cromatica del Palermo calcio, il rapporto tra cittadini e voto è sempre meno rosa e sempre più nero.

In 174 non si sono presentati all’appuntamento elettorale: quanto accaduto è il sintomo di una frattura tra cittadini e politica

Narra la tradizione che i fondatori del Palermo calcio scelsero come colori sociali il rosa e il nero per rappresentare la commistione tra il dolce e l’amaro insita nel dna del capoluogo siciliano. Ebbene, la giornata di domenica ha dato espressione sgargiante di questa contraddittoria caratteristica tipicamente palermitana. I fuochi d’artificio, lo sventolio di vessilli, i canti, i clacson per la promozione del Palermo in serie B dopo la finale Play Off vinta contro il Padova allo stadio “La Favorita” hanno chiuso in dolcezza una domenica che si era aperta con il sapore amaro. Nei quasi 600 seggi elettorali designati per le amministrative, quasi un terzo dei presidenti designati ha marcato visita. Ma oltre ai 174 presidenti che avevano rinunciato, ad alimentare il caos è stata anche la consegna con 3 o 4 ore di ritardo delle schede elettorali, che ha mandato in tilt le canoniche operazioni preliminari.

La notte prima delle elezioni è stata vissuta con particolare fermento negli uffici comunali e della Prefettura: sono stati mobilitati i vigili urbani e l’amministrazione si è lanciata in un appello rivolto a tutti i cittadini, trovandosi così costretta a violare il protocollo che prevede la selezione dei presidenti attraverso un apposito bando per ricevere poi l’avallo della Corte d’appello. La corsa contro il tempo per trovare i sostituti ha dato risultati prima della mezzanotte di domenica per 64 seggi, per gli altri si è fatta l’alba con gli scrutatori costretti a restare “prigionieri” nel seggio a causa di questa situazione surreale. La notte, tuttavia, non ovunque è stata provvidenziale, in molti seggi i sostituti-presidenti sono rimasti una chimera, così che gli elettori hanno trovato il proprio seggio chiuso e l’invito degli scrutatori a tornare in un altro momento della giornata. La normalità è stata ristabilita intorno alle 13. Ma ormai il bubbone delle polemiche era già scoppiato, a fronte anche del mancato accoglimento da parte del Viminale delle richieste – tra gli altri, da parte del governatore della Sicilia Nello Musumeci – di prorogare il voto fino a lunedì. Giustificate la rabbia e l’incredulità dei cittadini. “È gravissimo che a Palermo, senza alcun preavviso, un elevato numero di presidenti di seggio non si sia presentato per l’insediamento, ovvero abbia rinunciato all’incarico, ritardando l’avvio delle operazioni di voto”, ha commentato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. La quale ha sottolineato che “un tale atteggiamento esprime una assoluta mancanza di rispetto per le Istituzioni”. Ora il caos palermitano è diventato oggetto di indagine: la Procura – ha reso noto ieri mattina il ministro Lamorgese – valuterà gli eventuali profili di responsabilità. Compito degli inquirenti è capire se le rinunce dei presidenti di seggio siano state comunicate. Rende ancora più nebulosa la situazione l’attacco hacker subito dal Comune di Palermo nei giorni scorsi e rivendicato dal collettivo “Vice Society”, che avrebbe reso problematica la ricezione delle e-mail via pec.

Ma cosa nasconde questa emorragia di presidenti di seggio? Voci insistenti la attribuiscono alla concomitanza con l’importante partita del Palermo: alcuni presidenti avrebbero rinunciato alla carica pur di non perdersi la promozione della squadra rosa-nero in serie B. Si levano, infatti, voci di protesta all’indirizzo della Prefettura, rea di non aver ascoltato nei giorni scorsi gli appelli a spostare la finale Play-Off per non sovrapporlo all’appuntamento elettorale. Ma se una partita di calcio – sì importante, ma pur sempre uno spareggio per accedere in serie cadetta, non una finale di Champions League – è percepita dai cittadini come un evento così tanto più importante delle elezioni amministrative, evidentemente esiste un enorme problema di disaffezione nei confronti della politica. Il “caos Palermo” altro non è che il momento apicale di un lungo e logorante processo di scollamento tra popolo e polis, fotografato anche dalla scarsissima adesione su scala nazionale, sempre domenica scorsa, al referendum sulla giustizia. Per mutuare la metafora cromatica del Palermo calcio, il rapporto tra cittadini e voto è sempre meno rosa e sempre più nero.

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