Caos Ue, ma Cingolani gioca coi termosifoni

Bollette alle stelle e proteste in piazza. Ma il governo parla dei progetti faraonici che necessitano di anni. Per l’inverno propone di spegnere prima il riscaldamento.

Tredici paginette e mezza, con tanto di copertina ma in digitale, così si risparmia carta. È il Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale, partorito – come il più innocente topolino del famoso detto – dal ministero per la Transizione ecologica guidato da quel Roberto Cingolani che, se non ancora un personaggio da cartoon, è senz’altro il primo pensiero di molti italiani sfiduciati dai rincari. Il Piano, una sorta di nuovo Monopoli in cui è sempre Cingolani a lanciare i dadi riservandosi il ruolo del concorrente che andrà a controllare, a campione, i termosifoni di tutti gli edifici ancora in piedi sulla mappa dell’Italia, punterebbe a voler guidare famiglie e imprenditori nel razionamento di gas nelle prossime stagioni. Il refrain è lo stesso dei mesi scorsi. Le misure di diversificazione consentiranno, a partire dalla seconda metà del 2024, di ridimensionare drasticamente la dipendenza dal gas russo e di ridurre l’uso del gas. Ma ora serve un piano per evitare un eccessivo svuotamento degli stoccaggi nazionali.

I risparmi, ci si augura in viale Cristoforo Colombo, saranno immediati. In una prima fase – che parte paradossalmente dai primi del mese scorso e va fino al 31 marzo 2023 – si punta al 15%, pari ad una misura volontaria di riduzione della domanda di 8,2 miliardi metri cubi. La seconda sarà l’allerta Ue, che prevederà misure obbligatorie per stoppare il consumo massimo di gas in ogni Stato. La fetta di riduzione per il nostro Paese sarebbe di 3,6 miliardi, per un totale di 11,8.

Ritornano in scena nel Piano ufficiale i più volte annunciati spot informativi da indirizzare al Paese, stavolta però tenuti in minima considerazione. Più fiducia viene assegnata a quanto cittadini e imprenditori vorranno fare nelle case, nelle botteghe, nelle aziende, sperando anche che le bollette alte funzionino da immediato deterrente per i consumi.
Ma la curva parossistica del Piano si realizza grazie alla magica parolina “riscaldamento”. Cingolani invita tutti ad abbassare di 1 grado il termosifone, da far partire in Italia dimagrendo il calendario nazionale di 15 giorni, 8 al via e 7 alla fine. Con esclusione di ospedali e case di riposo. I controlli? Il Piano dirotta sui “monitoraggi” che saranno a campione, un concetto che in Italia è olto prossimo al “zero controlli”.
Ci sono poi i comportamenti a costo zero e quelli probabilmente da incentivare con bonus e benefici, allo stato ancora non definiti e nemmeno ipotizzati genericamente.

Tra i primi ci sono evergreen e new entry, rispetto a quelli citati nelle decine di interviste rilasciate in questi mesi da Cingolani: la riduzione della temperatura e della durata delle docce, del fuoco dei fornelli e dei tempi di cottura dei forni, l’uso delle pompe di calore elettriche, di lavatrici e lavastoviglie solo se a pieno carico, la massima attenzione alla piena alimentazione di frigoriferi solo in caso di necessità, l’abolizione dello stand by degli elettrodomestici, lo spegnimento di lampadine non indispensabili. Comportamenti che Enea stima possano valere un risparmio fin a 2,7 standard metri cubi.

Tra i secondi, l’acquisto di elettrodomestici e climatizzatori più efficientati, di pompe di calore elettriche al posto delle caldaie a gas, di pannelli solari per produrre acqua calda, di lampadine a led. Qui Enea sale nella stima: si risparmierebbe 1 miliardo di Smc.
Al di fuori del Piano resta il tema dei razionamenti da adottare nelle più diverse industry, che in effetti rappresenta un argomento chiave. Che sembra fatto apposta per essere messo ad oggetto delle decine di tavoli di concertazione che nei prossimi tempi saranno istituiti per concordare le misure con le categorie interessate. Intanto, per il momento, più facile continuare a giocare con i termosifoni.

Bollette alle stelle e proteste in piazza. Ma il governo parla dei progetti faraonici che necessitano di anni. Per l’inverno propone di spegnere prima il riscaldamento.

Tredici paginette e mezza, con tanto di copertina ma in digitale, così si risparmia carta. È il Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale, partorito – come il più innocente topolino del famoso detto – dal ministero per la Transizione ecologica guidato da quel Roberto Cingolani che, se non ancora un personaggio da cartoon, è senz’altro il primo pensiero di molti italiani sfiduciati dai rincari. Il Piano, una sorta di nuovo Monopoli in cui è sempre Cingolani a lanciare i dadi riservandosi il ruolo del concorrente che andrà a controllare, a campione, i termosifoni di tutti gli edifici ancora in piedi sulla mappa dell’Italia, punterebbe a voler guidare famiglie e imprenditori nel razionamento di gas nelle prossime stagioni. Il refrain è lo stesso dei mesi scorsi. Le misure di diversificazione consentiranno, a partire dalla seconda metà del 2024, di ridimensionare drasticamente la dipendenza dal gas russo e di ridurre l’uso del gas. Ma ora serve un piano per evitare un eccessivo svuotamento degli stoccaggi nazionali.

I risparmi, ci si augura in viale Cristoforo Colombo, saranno immediati. In una prima fase – che parte paradossalmente dai primi del mese scorso e va fino al 31 marzo 2023 – si punta al 15%, pari ad una misura volontaria di riduzione della domanda di 8,2 miliardi metri cubi. La seconda sarà l’allerta Ue, che prevederà misure obbligatorie per stoppare il consumo massimo di gas in ogni Stato. La fetta di riduzione per il nostro Paese sarebbe di 3,6 miliardi, per un totale di 11,8.

Ritornano in scena nel Piano ufficiale i più volte annunciati spot informativi da indirizzare al Paese, stavolta però tenuti in minima considerazione. Più fiducia viene assegnata a quanto cittadini e imprenditori vorranno fare nelle case, nelle botteghe, nelle aziende, sperando anche che le bollette alte funzionino da immediato deterrente per i consumi.
Ma la curva parossistica del Piano si realizza grazie alla magica parolina “riscaldamento”. Cingolani invita tutti ad abbassare di 1 grado il termosifone, da far partire in Italia dimagrendo il calendario nazionale di 15 giorni, 8 al via e 7 alla fine. Con esclusione di ospedali e case di riposo. I controlli? Il Piano dirotta sui “monitoraggi” che saranno a campione, un concetto che in Italia è olto prossimo al “zero controlli”.
Ci sono poi i comportamenti a costo zero e quelli probabilmente da incentivare con bonus e benefici, allo stato ancora non definiti e nemmeno ipotizzati genericamente.

Tra i primi ci sono evergreen e new entry, rispetto a quelli citati nelle decine di interviste rilasciate in questi mesi da Cingolani: la riduzione della temperatura e della durata delle docce, del fuoco dei fornelli e dei tempi di cottura dei forni, l’uso delle pompe di calore elettriche, di lavatrici e lavastoviglie solo se a pieno carico, la massima attenzione alla piena alimentazione di frigoriferi solo in caso di necessità, l’abolizione dello stand by degli elettrodomestici, lo spegnimento di lampadine non indispensabili. Comportamenti che Enea stima possano valere un risparmio fin a 2,7 standard metri cubi.

Tra i secondi, l’acquisto di elettrodomestici e climatizzatori più efficientati, di pompe di calore elettriche al posto delle caldaie a gas, di pannelli solari per produrre acqua calda, di lampadine a led. Qui Enea sale nella stima: si risparmierebbe 1 miliardo di Smc.
Al di fuori del Piano resta il tema dei razionamenti da adottare nelle più diverse industry, che in effetti rappresenta un argomento chiave. Che sembra fatto apposta per essere messo ad oggetto delle decine di tavoli di concertazione che nei prossimi tempi saranno istituiti per concordare le misure con le categorie interessate. Intanto, per il momento, più facile continuare a giocare con i termosifoni.

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