Cara Roccella ti scrivo intervieni su adozioni e gestazione

di CARLO GIOVANARDI

Cara Eugenia, da ex responsabile delle politiche familiari nell’ultimo Governo Berlusconi mi rivolgo a te che ricopri lo stesso delicato incarico nel Governo Meloni. Come me hai certamente accolto con grande soddisfazione intellettuale la recente affermazione delle Sezioni Unite della Cassazione che del cosiddetto “utero in affitto” ha scritto essere “pratica che offende in maniera intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane”.
La Cassazione ha negato conseguentemente l’iscrizione all’Anagrafe di un bambino commissionato all’estero da un coppia di omosessuali italiani come figlio dei due committenti.
Ma se capitava persino al grande Omero di sonnecchiare gli stessi Magistrati scrivono poi che i committenti (la cui azione se avviene in Italia è considerata delitto), il cui comportamento è così esecrabile, possono fare successivamente ricorso alla cosiddetta stepchild adoption (adozione da parte del partner) per legittimare il loro comportamento. Ma come ben ricorderai, allora tu eri alla Camera ed io al Senato, il Parlamento stralciò pubblicamente e motivatamente questa possibilità dalle leggi sulle Unioni Civili, considerandolo un escamotage per aggirare la legge in vigore sulle adozioni.
Pertanto un comportamento in Italia illecito ed illegale, bollato come immorale dalla stessa Cassazione, attraverso un istituto (la Stepchild) che il Parlamento non ha voluto inserire nel nostro ordinamento giuridico, diventerebbe improvvisamente legale, lecito e morale.
La formula magica usata in questa occasione per trasformare il male in bene è “il superiore interesse del bambino” che sarebbe quello di crescere con i committenti. Abbiamo per esempio il recente caso delle due donne di Bari, che si sono procurate un bambino negli Stati Uniti. Per la legge italiana nessuna delle due è né padre né madre in quanto il padre è il donatore di seme e la vera madre è quella che ha gestito la gravidanza dell’ovulo fecondato di una delle due, partorito e consegnata la bambina.
Avendo poi le due donne italiane litigato e rifiutandosi quella dell’ovulo fecondato di far vedere la bambina all’altra, Il Tribunale di Bari “nel superiore interesse della bambina” ha imposto il diritto di visita alla ex partner.
Ma chi ha mai accertato che il superiore interesse del bambino sia crescere in queste situazioni illegali, illecite ed immorali (Cassazione dixit) e non ad esempio essere adottato da una delle tantissime coppie uomo donna che hanno superato tutti i severissimi esami che la legge italiana impone per essere idonee ad adottare un bambino (adottare non comprare)?

La verità è che ogni essere umano sente la insopprimibile esigenza di conoscere le proprie origini biologiche, diritto che la legge riconosce agli adottati, e non la consolatoria, infondata e mai dimostrata affermazione che per un bambino sarebbe normale trovarsi a crescere con due padri o con due madri senza sentire l’esigenza di sapere chi è il suo vero padre e la sua vera madre.

di CARLO GIOVANARDI

Cara Eugenia, da ex responsabile delle politiche familiari nell’ultimo Governo Berlusconi mi rivolgo a te che ricopri lo stesso delicato incarico nel Governo Meloni. Come me hai certamente accolto con grande soddisfazione intellettuale la recente affermazione delle Sezioni Unite della Cassazione che del cosiddetto “utero in affitto” ha scritto essere “pratica che offende in maniera intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane”.
La Cassazione ha negato conseguentemente l’iscrizione all’Anagrafe di un bambino commissionato all’estero da un coppia di omosessuali italiani come figlio dei due committenti.
Ma se capitava persino al grande Omero di sonnecchiare gli stessi Magistrati scrivono poi che i committenti (la cui azione se avviene in Italia è considerata delitto), il cui comportamento è così esecrabile, possono fare successivamente ricorso alla cosiddetta stepchild adoption (adozione da parte del partner) per legittimare il loro comportamento. Ma come ben ricorderai, allora tu eri alla Camera ed io al Senato, il Parlamento stralciò pubblicamente e motivatamente questa possibilità dalle leggi sulle Unioni Civili, considerandolo un escamotage per aggirare la legge in vigore sulle adozioni.
Pertanto un comportamento in Italia illecito ed illegale, bollato come immorale dalla stessa Cassazione, attraverso un istituto (la Stepchild) che il Parlamento non ha voluto inserire nel nostro ordinamento giuridico, diventerebbe improvvisamente legale, lecito e morale.
La formula magica usata in questa occasione per trasformare il male in bene è “il superiore interesse del bambino” che sarebbe quello di crescere con i committenti. Abbiamo per esempio il recente caso delle due donne di Bari, che si sono procurate un bambino negli Stati Uniti. Per la legge italiana nessuna delle due è né padre né madre in quanto il padre è il donatore di seme e la vera madre è quella che ha gestito la gravidanza dell’ovulo fecondato di una delle due, partorito e consegnata la bambina.
Avendo poi le due donne italiane litigato e rifiutandosi quella dell’ovulo fecondato di far vedere la bambina all’altra, Il Tribunale di Bari “nel superiore interesse della bambina” ha imposto il diritto di visita alla ex partner.
Ma chi ha mai accertato che il superiore interesse del bambino sia crescere in queste situazioni illegali, illecite ed immorali (Cassazione dixit) e non ad esempio essere adottato da una delle tantissime coppie uomo donna che hanno superato tutti i severissimi esami che la legge italiana impone per essere idonee ad adottare un bambino (adottare non comprare)?

La verità è che ogni essere umano sente la insopprimibile esigenza di conoscere le proprie origini biologiche, diritto che la legge riconosce agli adottati, e non la consolatoria, infondata e mai dimostrata affermazione che per un bambino sarebbe normale trovarsi a crescere con due padri o con due madri senza sentire l’esigenza di sapere chi è il suo vero padre e la sua vera madre.
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