Caro Enrico ti rendi conto che il tuo pd non sa vincere?

Nelle ultime 24 ore sono successe cose furibonde a sinistra. C’è stato un appello di Luigi Zanda, uno che certo non può definirsi renziano, per valutare il sostegno a Letizia Moratti in Lombardia contro Attilio Fontana, il presidentre uscente e che, se ci fosse un’idea alternativa alla destra di Meloni, sarebbe già un presidente uscito. Eppure, con la solita scusa della militanza berlusconiana, il Pd ha liquidato l’offerta. Ora, un partito che ha candidato chiunque , da Casini a Bologna alla Lorenzin, dovrebbe stare zitto per buongusto. Se poi ci ha aggiunto Di Maio, l’ex capo dei 5Stelle di Bibbiano ancora di più. E non lo dico certo per criticare la scelta, ma per comprenderne il senso più profondo. Perché se la ragione è stata l’idea primordiale di Pd, nato per essere di per se stesso un campo largo, la scelta – pur impressionante – è conforme a quel modello di sinistra. Nnon si comprende, però, perché in tutta risposta di fronte all’abiura di Moratti al modello della nuova destra, scatti un veto precostituito. Se al contrario si trattava solo di una strategia elettorale, beh il verdetto lo mettono nero su bianco le elezioni del 25 settembre, ma non a causa dei nomi, bensì del metodo.

Lo stop a Moratti come quello a Conte assumono dunque natura autarchica. Veleno per il futuro del Pd.

Perché, vada pure la scusa di Silvio, ma anche i sassi sanno che l’unico problema è che l’operazione Moratti, l’unica dal 1994 che può rambire alla Regione astronave madre della destra, viene da Matteo Renzi. E nel Lazio dove Nicola Zingaretti ribatte che lo strappo di Conte è un errore, perché il termovalorizzatore di Roma non è mai stato autorizzato dalla Regione, spunta l’ombra di Alessio D’Amato suo successore, cosa – si sa – a lui non gradita. Ma, attento Enrico, su questa disputa si consuma la crisi più vicina alla scissione del Pd dal 2007. E allora scusi la franchezza: le regionali 2023 sono una manna dal cielo per i progressisti, riformisti, liberali. L’ultima occasione per vincere. Prima dell’oblio quinquennale e definitivo a cui vi porterà la sconfitta. E’ possibile che gente come voi che vive di politica dai tempi di Marco Caco non lo capisca?

Nelle ultime 24 ore sono successe cose furibonde a sinistra. C’è stato un appello di Luigi Zanda, uno che certo non può definirsi renziano, per valutare il sostegno a Letizia Moratti in Lombardia contro Attilio Fontana, il presidentre uscente e che, se ci fosse un’idea alternativa alla destra di Meloni, sarebbe già un presidente uscito. Eppure, con la solita scusa della militanza berlusconiana, il Pd ha liquidato l’offerta. Ora, un partito che ha candidato chiunque , da Casini a Bologna alla Lorenzin, dovrebbe stare zitto per buongusto. Se poi ci ha aggiunto Di Maio, l’ex capo dei 5Stelle di Bibbiano ancora di più. E non lo dico certo per criticare la scelta, ma per comprenderne il senso più profondo. Perché se la ragione è stata l’idea primordiale di Pd, nato per essere di per se stesso un campo largo, la scelta – pur impressionante – è conforme a quel modello di sinistra. Nnon si comprende, però, perché in tutta risposta di fronte all’abiura di Moratti al modello della nuova destra, scatti un veto precostituito. Se al contrario si trattava solo di una strategia elettorale, beh il verdetto lo mettono nero su bianco le elezioni del 25 settembre, ma non a causa dei nomi, bensì del metodo.

Lo stop a Moratti come quello a Conte assumono dunque natura autarchica. Veleno per il futuro del Pd.

Perché, vada pure la scusa di Silvio, ma anche i sassi sanno che l’unico problema è che l’operazione Moratti, l’unica dal 1994 che può rambire alla Regione astronave madre della destra, viene da Matteo Renzi. E nel Lazio dove Nicola Zingaretti ribatte che lo strappo di Conte è un errore, perché il termovalorizzatore di Roma non è mai stato autorizzato dalla Regione, spunta l’ombra di Alessio D’Amato suo successore, cosa – si sa – a lui non gradita. Ma, attento Enrico, su questa disputa si consuma la crisi più vicina alla scissione del Pd dal 2007. E allora scusi la franchezza: le regionali 2023 sono una manna dal cielo per i progressisti, riformisti, liberali. L’ultima occasione per vincere. Prima dell’oblio quinquennale e definitivo a cui vi porterà la sconfitta. E’ possibile che gente come voi che vive di politica dai tempi di Marco Caco non lo capisca?

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