Caro Sergio, ti scrivo di pace

Caro Sergio, ti scrivo.

Ti scrivo, presidente Mattarella, a nome del nostro giornale, L’identità, appena nato, e dei nostri lettori che stanno firmando questo appello alla pace. Le tue esternazioni degli ultimi giorni sono l’unico appiglio, assieme alle parole di papa Bergoglio, per chi ancora crede che la guerra si possa e si debba evitare. A ogni costo.

Sì, perché – Signor Presidente – accade qualcosa in Italia che non si può tacere. Siamo entrati in un tunnel di conformismo che nel ripetere fino allo sfinimento cose ovvie, come il fatto che Putin abbia invaso l’Ucraina quel maledetto 24 febbraio, e che si debba distinguere fra invasore e invaso, non si parla invece di ciò che avviene in Europa. Una guerra. Sempre più vasta. Che ha le sembianze di un nuovo conflitto planetario. Forse stavolta davvero globale. Finora, Presidente, tu hai tenuto un atteggiamento di silenziosa vigilanza sui fatti dell’Italia e del mondo. Nel pieno rispetto del tuo mandato. E nella logica del tuo carattere. Presente, senza mai abusare del peso delle tue parole. Hai deciso, però, negli ultimi giorni di parlare. E il tuo tono è mutato. Hai rivendicato, in queste ore decisive per la nascita di un nuovo governo in Italia, la capacità del nostro Paese di badare a se stesso. E hai sottolineato, con tono pacato ma fermo, il fatto chela guerra è orribile e va scongiurata.Ma serve muoversi subito. Di fronte a te un’Europa in mille pezzi. Distante anni luce dal sogno di Ventotene. Un’Europa che parla sempre più da sola. Non per poco spessore, ma per eccesso ormai di contraddizioni. Basta ascoltare le parole che pronuncia. Un alfabeto, quello dell’Unione chiamata a una delle sfide più difficili della sua storia, che inciampa. Che parla di vertici definiti “informali”, mentre la guerra (più che formale) si espande e pesa sulla vita dei cittadini. Parla di documenti, che definisce “non paper”, ovvero – perdonami la licenza – carta straccia.

Per questo, ti rivolgiamo il nostro appello. L’appello a che l’Italia si faccia, con forza, portatrice di un nuovo corso in questa terribile piegatura della storia. L’Italia che, con voce forte, parli davvero di pace. E apra, nei fatti, una via di dialogo per fermare la barbarie che vediamo. Al di là del podio dei colpevoli. Al di là delle ragioni della storia. Al di là di tutto. Nel nome di un nuovo umanesimo. Che restituisca alla democrazia la forza propulsiva di cambiare il mondo. E le tolga di torno la sensazione di essere diventata un pianeta spento. Presente a parole. Capace di normare. Ma incapace di costruire un futuro.

Caro Sergio, ti scrivo.

Ti scrivo, presidente Mattarella, a nome del nostro giornale, L’identità, appena nato, e dei nostri lettori che stanno firmando questo appello alla pace. Le tue esternazioni degli ultimi giorni sono l’unico appiglio, assieme alle parole di papa Bergoglio, per chi ancora crede che la guerra si possa e si debba evitare. A ogni costo.

Sì, perché – Signor Presidente – accade qualcosa in Italia che non si può tacere. Siamo entrati in un tunnel di conformismo che nel ripetere fino allo sfinimento cose ovvie, come il fatto che Putin abbia invaso l’Ucraina quel maledetto 24 febbraio, e che si debba distinguere fra invasore e invaso, non si parla invece di ciò che avviene in Europa. Una guerra. Sempre più vasta. Che ha le sembianze di un nuovo conflitto planetario. Forse stavolta davvero globale. Finora, Presidente, tu hai tenuto un atteggiamento di silenziosa vigilanza sui fatti dell’Italia e del mondo. Nel pieno rispetto del tuo mandato. E nella logica del tuo carattere. Presente, senza mai abusare del peso delle tue parole. Hai deciso, però, negli ultimi giorni di parlare. E il tuo tono è mutato. Hai rivendicato, in queste ore decisive per la nascita di un nuovo governo in Italia, la capacità del nostro Paese di badare a se stesso. E hai sottolineato, con tono pacato ma fermo, il fatto chela guerra è orribile e va scongiurata.Ma serve muoversi subito. Di fronte a te un’Europa in mille pezzi. Distante anni luce dal sogno di Ventotene. Un’Europa che parla sempre più da sola. Non per poco spessore, ma per eccesso ormai di contraddizioni. Basta ascoltare le parole che pronuncia. Un alfabeto, quello dell’Unione chiamata a una delle sfide più difficili della sua storia, che inciampa. Che parla di vertici definiti “informali”, mentre la guerra (più che formale) si espande e pesa sulla vita dei cittadini. Parla di documenti, che definisce “non paper”, ovvero – perdonami la licenza – carta straccia.

Per questo, ti rivolgiamo il nostro appello. L’appello a che l’Italia si faccia, con forza, portatrice di un nuovo corso in questa terribile piegatura della storia. L’Italia che, con voce forte, parli davvero di pace. E apra, nei fatti, una via di dialogo per fermare la barbarie che vediamo. Al di là del podio dei colpevoli. Al di là delle ragioni della storia. Al di là di tutto. Nel nome di un nuovo umanesimo. Che restituisca alla democrazia la forza propulsiva di cambiare il mondo. E le tolga di torno la sensazione di essere diventata un pianeta spento. Presente a parole. Capace di normare. Ma incapace di costruire un futuro.

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