Caro vita e bollette mangiano il lavoro. L’urlo delle imprese nell’Italia reale

Stringere la cinghia è la metafora che forse più aleggia in questo periodo di crisi. Crisi energetica, crisi economica, crisi occupazionale. Molteplici crisi in un Paese diviso tra le problematiche, ma unito sotto l’alone dell’inflazione. A lanciare l’allarme ora però, non è più solamente un comparto d’impresa sofferente del rincaro energia, ora tutti i cittadini stanno per essere colpiti.

L’allarme di Confcommercio

La preoccupazione per il caro vita delle famiglie e l’incertezza per il mantenimento del posto di lavoro, si riflettono nelle parole di Carlo Sangalli, presidente Confcommercio: “Da qui alla prima metà del 2023, secondo le nostre stime, almeno 120mila piccole imprese potrebbero cessare l’attività con la perdita di oltre 370mila posti di lavoro” ha dichiarato durante all’assemblea di Confcommercio Campania. E senza troppi giri di parole ha denunciato: “Subito occorre sostenere le imprese sul versante del costo insopportabile delle bollette, con misure legate a questa emergenza. Occorrono interventi mirati e più robusti sul cuneo fiscale e contributivo, detassando gli aumenti dei rinnovi contrattuali e rafforzando le misure in tema di credito alle imprese”. Imperativo e urgente per Sangalli è ora mettere a terra le riforme e gli investimenti. E adesso che meno di un trimestre divide i lavoratori, le aziende e le famiglie dal termine del 2022, è iniziata la corsa contro il tempo: una staffetta in cui il testimone passa all’inflazione.

I numeri della crisi

Uno studio di Confcommercio prospetta infatti che nel mese di ottobre i prezzi al consumo potrebbero segnare un nuovo rialzo, ovvero il 9% su base annua, + 0,1% rispetto a settembre. Una crescita costante e continua che è derivante – soprattutto nelle ultime settimane – dall’incremento dei costi energetici, che giocano sull’inflazione in modo diretto.
Difatti, l’urgente e conseguente richiesta di Sangalli è semplice e diretta, bisogna “Attivare politiche a livello europeo con i controlli sull’energia”, crisi da cui tutto è iniziato e con cui tutto può finire.

Agricoltura al palo

Non solo le imprese, più energivore o meno, ma anche gli altri settori cominciano a sentire il brivido della crisi lungo la schiena. Le ultime stime Istat infatti, fanno tremare i polsi a Coldiretti: “Oltre il 34% delle aziende agricole si trova costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo mentre più di un’azienda agricola su 10 è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività” denunciano dall’associazione di rappresentanza dell’agricoltura. Gli aumenti dei costi per il settore agricolo vanno infatti dal +170% dei concimi, al +90% dei mangimi, al +129% per il gasolio, fino al +300% delle bollette dell’acqua utile all’irrigazione dei raccolti. ”Non c’è tempo da perdere” denuncia il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, “Bisogna intervenire subito sui rincari dell’energia che mettono a rischio quegli spazi di autonomia e sovranità alimentare, che fino a oggi le imprese agricole italiane sono riuscite a difendere per il bene del Paese e con essi l’approvvigionamento delle famiglie che già devono affrontare insostenibili aumenti dei prezzi”. Anche qui, è l’energia a fare da traino della crisi. La richiesta delle associazioni, come quella di Filiera Italia riguarda perciò il tetto al prezzo del gas, “Non solo a quello proveniente dalla Russia, ma in tutta Europa” hanno dichiarato i vertici.

Il caro vita che stritola le famiglie

E se l’apprensione pervade tutti i settori dell’economia, le ansie arrivano anche – e soprattutto – dal mondo dei lavoratori. Secondo l’Associazione italiana direzione personale con l’inflazione al 9% “Il tema del costo della vita e soprattutto delle misure per sostenere il reddito dei dipendenti e delle loro famiglie è tornato centrale”. E se i provvedimenti del governo stentano o tardano ad arrivare, vengono in soccorso le politiche di sostegno ai salari dei dipendenti. Una ricerca dell’Aidp, infatti, ha dimostrato come il 13% delle aziende ha deciso misure di sostegno per i dipendenti, mentre il 47% sta valutando le attività da avviare. Tra le aziende che hanno già previsto misure, il 44% ha potenziato gli strumenti di welfare aziendale e il 37% ha puntato su misure dirette come i fringe benefit e i bonus bollette.
Ora, a seguito degli appelli e delle richieste di aziende, associazioni, categorie, sindacati, si alza un grido di aiuto della popolazione intera, unita sotto un unico messaggio: se le istituzioni non intervengono, non c’è via di scampo: la prospettiva è quella di un nuovo anno alla canna del gas.

Fate
Presto

Da settimane, ormai, le associazioni datoriali e i sindacati ripetono sempre gli stessi concetti. La crisi energetica sta avvolgendo il Paese in una spirale pericolosissima dalla quale potrebbe non salvarsi. L’Italia sta rischiando davvero grosso e l’economia rischia di non uscire indenne dalla crisi che in queste settimane sta falcidiando il sistema produttivo dell’intero Paese. Il Grande Freddo è arrivato ed è ora che, oltre i proclami, le istituzioni facciano, finalmente qualcosa.

Stringere la cinghia è la metafora che forse più aleggia in questo periodo di crisi. Crisi energetica, crisi economica, crisi occupazionale. Molteplici crisi in un Paese diviso tra le problematiche, ma unito sotto l’alone dell’inflazione. A lanciare l’allarme ora però, non è più solamente un comparto d’impresa sofferente del rincaro energia, ora tutti i cittadini stanno per essere colpiti.

L’allarme di Confcommercio

La preoccupazione per il caro vita delle famiglie e l’incertezza per il mantenimento del posto di lavoro, si riflettono nelle parole di Carlo Sangalli, presidente Confcommercio: “Da qui alla prima metà del 2023, secondo le nostre stime, almeno 120mila piccole imprese potrebbero cessare l’attività con la perdita di oltre 370mila posti di lavoro” ha dichiarato durante all’assemblea di Confcommercio Campania. E senza troppi giri di parole ha denunciato: “Subito occorre sostenere le imprese sul versante del costo insopportabile delle bollette, con misure legate a questa emergenza. Occorrono interventi mirati e più robusti sul cuneo fiscale e contributivo, detassando gli aumenti dei rinnovi contrattuali e rafforzando le misure in tema di credito alle imprese”. Imperativo e urgente per Sangalli è ora mettere a terra le riforme e gli investimenti. E adesso che meno di un trimestre divide i lavoratori, le aziende e le famiglie dal termine del 2022, è iniziata la corsa contro il tempo: una staffetta in cui il testimone passa all’inflazione.

I numeri della crisi

Uno studio di Confcommercio prospetta infatti che nel mese di ottobre i prezzi al consumo potrebbero segnare un nuovo rialzo, ovvero il 9% su base annua, + 0,1% rispetto a settembre. Una crescita costante e continua che è derivante – soprattutto nelle ultime settimane – dall’incremento dei costi energetici, che giocano sull’inflazione in modo diretto.
Difatti, l’urgente e conseguente richiesta di Sangalli è semplice e diretta, bisogna “Attivare politiche a livello europeo con i controlli sull’energia”, crisi da cui tutto è iniziato e con cui tutto può finire.

Agricoltura al palo

Non solo le imprese, più energivore o meno, ma anche gli altri settori cominciano a sentire il brivido della crisi lungo la schiena. Le ultime stime Istat infatti, fanno tremare i polsi a Coldiretti: “Oltre il 34% delle aziende agricole si trova costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo mentre più di un’azienda agricola su 10 è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività” denunciano dall’associazione di rappresentanza dell’agricoltura. Gli aumenti dei costi per il settore agricolo vanno infatti dal +170% dei concimi, al +90% dei mangimi, al +129% per il gasolio, fino al +300% delle bollette dell’acqua utile all’irrigazione dei raccolti. ”Non c’è tempo da perdere” denuncia il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, “Bisogna intervenire subito sui rincari dell’energia che mettono a rischio quegli spazi di autonomia e sovranità alimentare, che fino a oggi le imprese agricole italiane sono riuscite a difendere per il bene del Paese e con essi l’approvvigionamento delle famiglie che già devono affrontare insostenibili aumenti dei prezzi”. Anche qui, è l’energia a fare da traino della crisi. La richiesta delle associazioni, come quella di Filiera Italia riguarda perciò il tetto al prezzo del gas, “Non solo a quello proveniente dalla Russia, ma in tutta Europa” hanno dichiarato i vertici.

Il caro vita che stritola le famiglie

E se l’apprensione pervade tutti i settori dell’economia, le ansie arrivano anche – e soprattutto – dal mondo dei lavoratori. Secondo l’Associazione italiana direzione personale con l’inflazione al 9% “Il tema del costo della vita e soprattutto delle misure per sostenere il reddito dei dipendenti e delle loro famiglie è tornato centrale”. E se i provvedimenti del governo stentano o tardano ad arrivare, vengono in soccorso le politiche di sostegno ai salari dei dipendenti. Una ricerca dell’Aidp, infatti, ha dimostrato come il 13% delle aziende ha deciso misure di sostegno per i dipendenti, mentre il 47% sta valutando le attività da avviare. Tra le aziende che hanno già previsto misure, il 44% ha potenziato gli strumenti di welfare aziendale e il 37% ha puntato su misure dirette come i fringe benefit e i bonus bollette.
Ora, a seguito degli appelli e delle richieste di aziende, associazioni, categorie, sindacati, si alza un grido di aiuto della popolazione intera, unita sotto un unico messaggio: se le istituzioni non intervengono, non c’è via di scampo: la prospettiva è quella di un nuovo anno alla canna del gas.

Fate
Presto

Da settimane, ormai, le associazioni datoriali e i sindacati ripetono sempre gli stessi concetti. La crisi energetica sta avvolgendo il Paese in una spirale pericolosissima dalla quale potrebbe non salvarsi. L’Italia sta rischiando davvero grosso e l’economia rischia di non uscire indenne dalla crisi che in queste settimane sta falcidiando il sistema produttivo dell’intero Paese. Il Grande Freddo è arrivato ed è ora che, oltre i proclami, le istituzioni facciano, finalmente qualcosa.

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