Attualità

Casa di Montecarlo, Fini condannato a 2 anni e 8 mesi

di Rita Cavallaro -


Casa di Montecarlo: atto primo. È finito con la condanna a 2 anni e 8 mesi il processo a Gianfranco Fini, ex presidente della Camera e leader di An, alla sbarra davanti al Tribunale di Roma per riciclaggio. I giudici della quarta sezione penale hanno inflitto 5 anni alla compagna Elisabetta Tulliani, 6 al fratello Giancarlo e 5 al padre dei Tulliani, Sergio. Fini ha ascoltato in silenzio la lettura del dispositivo e, uscito dall’aula, ha detto: “Non sono deluso: non sono stato ritenuto responsabile di riciclaggio, evidentemente l’unica cosa che ha impedito di assolvermi è l’autorizzazione alla vendita dell’appartamento che è del tutto evidente non è stata da me autorizzata. Me ne vado più sereno di quello che si può pensare dopo 7 anni di processi. Ricordo a me stesso che per analoga vicenda una denuncia a mio carico fu archiviata dalla procura di Roma”. L’ex presidente della Camera ha ribadito che “è giusto avere fiducia nella giustizia, certo se fosse un po’ più sollecita. Dopo tanto parlare, dopo tante polemiche, tante accuse, tanta denigrazione da un punto di vista politico sono responsabile di cosa? Di aver autorizzato la vendita. Non mi è ben chiaro in cosa consista il reato”. Che Fini non fosse a conoscenza dei trasferimenti di denaro, considerati illeciti dall’accusa, che si nascondevano dietro la compravendita dell’appartamento in boulevard Princess Charlotte 14 lo ha confessato, negli ultimi giorni, anche la compagna Elisabetta Tulliani: “Ho nascosto a Gianfranco, padre delle mie figlie, la volontà di mio fratello Giancarlo di comprare la casa di Montecarlo, la successiva vendita e il fatto di aver accettato la comproprietà propostami da mio fratello come restituzione di un prestito che gli avevo fatto anni prima, ero certa che il denaro per l’acquisto fosse di mio fratello”. Invece la vendita della casa di Montecarlo, secondo l’inchiesta, era un sistema di riciclaggio di denaro messo in piedi con un giro di società offshore. Tutto aveva avuto inizio nel 2010, quando sull’appartamento, donato nel 1999 dalla contessa Anna Maria Colleoni ad Alleanza Nazionale, si accesero i riflettori. Nel mirino dei cronisti l’atto di vendita, datato 2008, alla Printemps, una società dietro la quale ci sarebbero stati il cognato di Fini e i capitali del re delle slot, Francesco Corallo, uscito prescritto dalla vicenda il Primo marzo scorso. La cifra dell’acquisto era di poco superiore a 300mila euro. Un affare, visto che il loft di cinquanta metri quadrati è stato poi ceduto nel 2015 per un milione 250mila euro. Il re delle slot, all’epoca, aveva un debito con il Fisco di circa 85 milioni di euro e, secondo la Procura, quella compravendita era servita proprio a ripulire una piccola parte di quel capitale. Per gli inquirenti i Tulliano’s (così furono ironicamente soprannominati) e l’ex presidente della Camera agevolarono l’operazione immobiliare, che attraverso le società offshore avrebbe permesso il giro di denaro e la plusvalenza rientrata nelle casse di Corallo, con un sistema in grado di “ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa, utilizzando diversi conti correnti anche esteri”, sostengono i pm di Roma. Giuseppe Prestipino e Barbara Sargenti. Per i magistrati, anche Fini, oltre alla famiglia Tulliani, avrebbe ricevuto “ingenti somme di denaro dal conto corrente, riconducibile a Francesco Corallo con cui Fini aveva stretto intesa”. Nonostante l’ex leader di An in quella casa, che dopo l’acquisto riportava sul citofono il cognome Tulliani, non ci abitò mai. La stessa difesa di Fini, assistito dagli avvocati Michele Sarno e Francesco Caroleo Grimaldi, ha sostenuto nel corso del processo di primo grado come l’imputato fosse del tutto “inconsapevole” della provenienza del denaro utilizzato per l’acquisto del loft di boulevard Princess Charlotte 14. La sua unica responsabilità sarebbe stata quella di aver autorizzato l’operazione immobiliare. Tesi che deve aver convinto i giudici, visto che l’accusa aveva chiesto per lui una condanna a 8 anni e il Tribunale gli ha invece inflitto la pena di 2 anni e 8 mesi.


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