CASA VERDE CASA

L’Unione europea vuole rinnovare e ammodernare il patrimonio edilizio privato ma pretende di farlo a spese dei cittadini. La direttiva, che è rimasta a sonnecchiare per più di un anno nei cassetti della politica comunitaria, è stata tirata fuori e conquista il centro del dibattito politico. La ratio alla base della normativa europea va rintracciata nella necessità di abbattere i consumi energetici a causa dei problemi, fin troppo noti, scatenati dalla crisi esplosa a seguito della guerra in Ucraina. Per farlo, l’Ue si appella alla consueta retorica ambientale. Facendole, forse, più un danno che altro.
Il percorso dell’Ue è scadenzato: entro il 2030, gli edifici dovranno raggiungere (almeno) la classe energetica E. Poi, in tre anni, occorrerà salire fino alla D. Tra il 2040 e il 2050, poi, l’Europa dovrà contare solo su edifici a zero emissioni e impatto zero. Il timing non è casuale. Anzi, rappresenta una graziosa concessione, da parte dei burocrati Ue, che inizialmente avevano previsto il termine del primo scalino al 2027. Non rasserena il fatto che non ci saranno sanzioni Ue ai trasgressori ma che saranno demandate ai singoli Stati membri. Nelle scorse settimane si parlava di espliciti divieti a vendere o affittare. Questa circostanza sembrerebbe saltata ma rimane un problema grande (appunto) come una casa. Le abitazioni che non si allineeranno finiranno, fatalmente, deprezzate. In pratica, il mercato immobiliare sarà letteralmente sconvolto. E le famiglie si ritroveranno con proprietà che varranno pochissimo. A meno di intervenire, investendo di tasca propria, per adeguare gli edifici agli standard europei. Un nuovo Superbonus è sicuramente improbabile.
Il centrodestra si prepara alle barricate e Matteo Salvini suona la carica: “Ci opporremo, nel nome del buonsenso e del realismo, come Governo ma soprattutto come italiani: la casa è un bene prezioso, frutto dei sacrifici di una vita, luogo di memorie ed affetti. Lo difenderemo ad ogni costo”. Poi aggiunge: “Come Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti abbiamo già pronto un fondo di oltre 1,5 miliardi di euro per 3 anni da dedicare alla riqualificazione urbana e al recupero del patrimonio edilizio. Abbiamo già fermato la sinistra italiana sulle tasse e le patrimoniali, lo faremo anche oggi”. Per i Verdi, invece, si tratta di una grande opportunità. Angelo Bonelli spiega: “La destra italiana afferma di volere proteggere le case degli italiani, ma in realtà sta condannando le famiglie a continuare a pagare costi economici insostenibili perché il patrimonio edilizio del nostro Paese disperde una quantità inaccettabile di energia: è questa la vera patrimoniale, non l’avvio di un programma di ristrutturazioni”.
Azione, con Mariastella Gelmini, si pone su una posizione mediana: “La direttiva non va demonizzata, può essere uno strumento per ammodernare e rendere ambientalmente sostenibili le abitazioni degli italiani. Naturalmente così com’è la Direttiva è inapplicabile in Italia: bisogna lavorare per modificarla e renderla sostenibile nei tempi e nei costi”.
Una considerazione di pragmatismo arriva da Antonio Decaro, sindaco Pd di Bari e presidente dell’Anci che a Repubblica dice: “Gli obiettivi della direttiva Ue sono condivisibili, ma bisogna individuare gli strumenti adeguati. A cominciare dalle regole: con quelle attuali l’obiettivo dell’80% dei pannelli solari nei centri storici è irraggiungibile. Il Superbonus ha funzionato, anche se nell’ultimo periodo ha subito rallentamenti, perché ha permesso di rinnovare un patrimonio edilizio vetusto”.

L’Unione europea vuole rinnovare e ammodernare il patrimonio edilizio privato ma pretende di farlo a spese dei cittadini. La direttiva, che è rimasta a sonnecchiare per più di un anno nei cassetti della politica comunitaria, è stata tirata fuori e conquista il centro del dibattito politico. La ratio alla base della normativa europea va rintracciata nella necessità di abbattere i consumi energetici a causa dei problemi, fin troppo noti, scatenati dalla crisi esplosa a seguito della guerra in Ucraina. Per farlo, l’Ue si appella alla consueta retorica ambientale. Facendole, forse, più un danno che altro.
Il percorso dell’Ue è scadenzato: entro il 2030, gli edifici dovranno raggiungere (almeno) la classe energetica E. Poi, in tre anni, occorrerà salire fino alla D. Tra il 2040 e il 2050, poi, l’Europa dovrà contare solo su edifici a zero emissioni e impatto zero. Il timing non è casuale. Anzi, rappresenta una graziosa concessione, da parte dei burocrati Ue, che inizialmente avevano previsto il termine del primo scalino al 2027. Non rasserena il fatto che non ci saranno sanzioni Ue ai trasgressori ma che saranno demandate ai singoli Stati membri. Nelle scorse settimane si parlava di espliciti divieti a vendere o affittare. Questa circostanza sembrerebbe saltata ma rimane un problema grande (appunto) come una casa. Le abitazioni che non si allineeranno finiranno, fatalmente, deprezzate. In pratica, il mercato immobiliare sarà letteralmente sconvolto. E le famiglie si ritroveranno con proprietà che varranno pochissimo. A meno di intervenire, investendo di tasca propria, per adeguare gli edifici agli standard europei. Un nuovo Superbonus è sicuramente improbabile.
Il centrodestra si prepara alle barricate e Matteo Salvini suona la carica: “Ci opporremo, nel nome del buonsenso e del realismo, come Governo ma soprattutto come italiani: la casa è un bene prezioso, frutto dei sacrifici di una vita, luogo di memorie ed affetti. Lo difenderemo ad ogni costo”. Poi aggiunge: “Come Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti abbiamo già pronto un fondo di oltre 1,5 miliardi di euro per 3 anni da dedicare alla riqualificazione urbana e al recupero del patrimonio edilizio. Abbiamo già fermato la sinistra italiana sulle tasse e le patrimoniali, lo faremo anche oggi”. Per i Verdi, invece, si tratta di una grande opportunità. Angelo Bonelli spiega: “La destra italiana afferma di volere proteggere le case degli italiani, ma in realtà sta condannando le famiglie a continuare a pagare costi economici insostenibili perché il patrimonio edilizio del nostro Paese disperde una quantità inaccettabile di energia: è questa la vera patrimoniale, non l’avvio di un programma di ristrutturazioni”.
Azione, con Mariastella Gelmini, si pone su una posizione mediana: “La direttiva non va demonizzata, può essere uno strumento per ammodernare e rendere ambientalmente sostenibili le abitazioni degli italiani. Naturalmente così com’è la Direttiva è inapplicabile in Italia: bisogna lavorare per modificarla e renderla sostenibile nei tempi e nei costi”.
Una considerazione di pragmatismo arriva da Antonio Decaro, sindaco Pd di Bari e presidente dell’Anci che a Repubblica dice: “Gli obiettivi della direttiva Ue sono condivisibili, ma bisogna individuare gli strumenti adeguati. A cominciare dalle regole: con quelle attuali l’obiettivo dell’80% dei pannelli solari nei centri storici è irraggiungibile. Il Superbonus ha funzionato, anche se nell’ultimo periodo ha subito rallentamenti, perché ha permesso di rinnovare un patrimonio edilizio vetusto”.

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