Casinò Panzeri

 

È proprio il caso di dirlo: che casino! Perché i nuovi risvolti investigativi che emergono nell’affaire Qatargate non mostrano solo il sistema corruttivo messo in piedi dall’ex eurodeputato dem Antonio Panzeri, ma anche la spregiudicatezza di un gruppo che si vanta di aver trasformato il Parlamento europeo in una centrale operativa degli affari illeciti con il Marocco e il Qatar. “Sembriamo quelli di Ocean’s Eleven”, diceva Panzeri il 10 ottobre scorso mentre, nel salotto della sua casa a Bruxelles, consegnava tre buste con le foto di Babbo Natale a Luca Visentini, il segretario generale della Confederazione Internazionale dei Sindacati il quale, a differenza dell’esponente di Articolo Uno, è riuscito per ora a evitare il carcere. Anche grazie alle ammissioni che ha fatto al giudice belga Michel Claise, che ha affrontato l’incontro in cui Panzeri e Visentini scherzavano paragonandosi ai geni della truffa del film Ocean’s Eleven, la storia che narra le gesta di un gruppo di professionisti delle frodi con una rete di complici all’interno di un casinò di Las Vegas. Così mettevano a segno colpi sensazionali. E quella parole dei due esponenti di sinistra sono registrate su un filmato in mano agli investigatori belgi, che da tempo li pedinavano e li avevano messi sotto intercettazione ambientale e telefonica, dopo la soffiata arrivata dall’Fbi su un’organizzazione fraudolenta al soldo del Qatar e del Marocco che, dietro il pagamento di milioni di tangenti, avrebbe messo in atto il sistema corruttivo dentro ai vertici di Bruxelles, al fine di ripulire l’immagine dei due Paesi e di dirottare le politiche europee verso gli interessi dell’Emiro.
Tanto che lo scandalo Qatargate è deflagrato con forza a Bruxelles, gettando ombre su oltre 60 europarlamentari. E ha portato agli arresti di Panzeri, della moglie Maria Dolores Colleoni, della figlia Silvia, dell’ormai ex vicepresidente greca dell’Europarlamento Eva Kaili e del suo compagno Francesco Giorgi. Quest’ultimo sta collaborando con gli investigatori e ora sono in molti a tremare, tra cui Andrea Cozzolino, l’eurodeputato sospeso dal Pd e che, secondo la Procura federale, sarebbe stato nominato proprio da Rabat nella Commissione che doveva indagare sull’uso di Pegasus, lo spyware usato dagli 007 marocchini per spiare gli attivisti dei diritti umani. Un casino in grande stile Ocean’s Eleven, come emerge da quell’incontro filmato del 10 ottobre, quando il fondatore della Ong Fight Impunity consegnò a Visentini tre buste con l’effige di Babbo Natale, piene di contanti, per circa 50mila euro ognuna. E mentre Panzeri passava di mano le presunte tangenti, diceva scherzando a Visentini: “Sembriamo quelli di Ocean’s Eleven”. Soldi che il sindacalista ha giustificato a verbale come una “donazione per rimborsare alcuni dei costi della mia campagna per il Congresso della Ituc, e l’ho trasferito come tale al Fondo di Solidarietà della Ituc, per sostenere i costi di viaggio al Congresso per i sindacati che hanno mezzi finanziari limitati o inesistenti, in conformità con le pratiche della Ituc”, ha detto Visentini al giudice. “Ho accettato questa donazione in contanti”, ha precisato, “per la qualità del donatore e per il suo carattere non profit. Non mi è stato chiesto, né ho chiesto nulla in cambio del denaro e non sono state poste condizioni di alcun tipo per questa donazione. Non è stata collegata ad alcun tentativo di corruzione, né di influenzare la mia posizione sindacale sul Qatar o su altre questioni, né di interferire con l’indipendenza dell’Ituc”.
Il video, comunque, viene considerato una prova centrale e sarebbe la dimostrazione, per l’accusa, del modus operandi di Panzeri, il quale ormai pagava in contanti chi riteneva potesse essergli utile, utilizzando la cassa del Qatar. Questo, oltre al fiume di banconote per oltre 1,5 milioni di euro trovate ai Panzeri, dovrà spiegare la moglie Maria Dolores, che ora potrebbe essere consegnata al Belgio sulla base del mandato d’arresto europeo. Inoltre sono in corso accertamenti su un investimento per una villa a Paros di Kaili e Giorgi: sarebbe frutto delle mazzette.

 

È proprio il caso di dirlo: che casino! Perché i nuovi risvolti investigativi che emergono nell’affaire Qatargate non mostrano solo il sistema corruttivo messo in piedi dall’ex eurodeputato dem Antonio Panzeri, ma anche la spregiudicatezza di un gruppo che si vanta di aver trasformato il Parlamento europeo in una centrale operativa degli affari illeciti con il Marocco e il Qatar. “Sembriamo quelli di Ocean’s Eleven”, diceva Panzeri il 10 ottobre scorso mentre, nel salotto della sua casa a Bruxelles, consegnava tre buste con le foto di Babbo Natale a Luca Visentini, il segretario generale della Confederazione Internazionale dei Sindacati il quale, a differenza dell’esponente di Articolo Uno, è riuscito per ora a evitare il carcere. Anche grazie alle ammissioni che ha fatto al giudice belga Michel Claise, che ha affrontato l’incontro in cui Panzeri e Visentini scherzavano paragonandosi ai geni della truffa del film Ocean’s Eleven, la storia che narra le gesta di un gruppo di professionisti delle frodi con una rete di complici all’interno di un casinò di Las Vegas. Così mettevano a segno colpi sensazionali. E quella parole dei due esponenti di sinistra sono registrate su un filmato in mano agli investigatori belgi, che da tempo li pedinavano e li avevano messi sotto intercettazione ambientale e telefonica, dopo la soffiata arrivata dall’Fbi su un’organizzazione fraudolenta al soldo del Qatar e del Marocco che, dietro il pagamento di milioni di tangenti, avrebbe messo in atto il sistema corruttivo dentro ai vertici di Bruxelles, al fine di ripulire l’immagine dei due Paesi e di dirottare le politiche europee verso gli interessi dell’Emiro.
Tanto che lo scandalo Qatargate è deflagrato con forza a Bruxelles, gettando ombre su oltre 60 europarlamentari. E ha portato agli arresti di Panzeri, della moglie Maria Dolores Colleoni, della figlia Silvia, dell’ormai ex vicepresidente greca dell’Europarlamento Eva Kaili e del suo compagno Francesco Giorgi. Quest’ultimo sta collaborando con gli investigatori e ora sono in molti a tremare, tra cui Andrea Cozzolino, l’eurodeputato sospeso dal Pd e che, secondo la Procura federale, sarebbe stato nominato proprio da Rabat nella Commissione che doveva indagare sull’uso di Pegasus, lo spyware usato dagli 007 marocchini per spiare gli attivisti dei diritti umani. Un casino in grande stile Ocean’s Eleven, come emerge da quell’incontro filmato del 10 ottobre, quando il fondatore della Ong Fight Impunity consegnò a Visentini tre buste con l’effige di Babbo Natale, piene di contanti, per circa 50mila euro ognuna. E mentre Panzeri passava di mano le presunte tangenti, diceva scherzando a Visentini: “Sembriamo quelli di Ocean’s Eleven”. Soldi che il sindacalista ha giustificato a verbale come una “donazione per rimborsare alcuni dei costi della mia campagna per il Congresso della Ituc, e l’ho trasferito come tale al Fondo di Solidarietà della Ituc, per sostenere i costi di viaggio al Congresso per i sindacati che hanno mezzi finanziari limitati o inesistenti, in conformità con le pratiche della Ituc”, ha detto Visentini al giudice. “Ho accettato questa donazione in contanti”, ha precisato, “per la qualità del donatore e per il suo carattere non profit. Non mi è stato chiesto, né ho chiesto nulla in cambio del denaro e non sono state poste condizioni di alcun tipo per questa donazione. Non è stata collegata ad alcun tentativo di corruzione, né di influenzare la mia posizione sindacale sul Qatar o su altre questioni, né di interferire con l’indipendenza dell’Ituc”.
Il video, comunque, viene considerato una prova centrale e sarebbe la dimostrazione, per l’accusa, del modus operandi di Panzeri, il quale ormai pagava in contanti chi riteneva potesse essergli utile, utilizzando la cassa del Qatar. Questo, oltre al fiume di banconote per oltre 1,5 milioni di euro trovate ai Panzeri, dovrà spiegare la moglie Maria Dolores, che ora potrebbe essere consegnata al Belgio sulla base del mandato d’arresto europeo. Inoltre sono in corso accertamenti su un investimento per una villa a Paros di Kaili e Giorgi: sarebbe frutto delle mazzette.
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