C’è anche un Sanremo che ci piace

Non solo calci ai fiori all’Ariston. Un inaspettato esempio di bon ton: Gianluca Grignani

di LORENZA SEBASTIANI
A Sanremo, non solo di calci ai fiori si vive. Anche esempi virtuosi in questa lunga kermesse, giunta ormai al termine. Tra i maggiori testimonial del sapersi comportare quest’anno troviamo inaspettatamente Gianluca Grignani, tornato sulle scene con una marcia in più, tanta consapevolezza e un brano struggente dedicato al padre. Dopo aver interrotto la sua esibizione durante la terza serata per un problema audio ha tenuto a precisare: “A 50 anni ho imparato come si fa, a 20 anni non avrei saputo farlo” facendo riferimento alle escandescenze di Blanco che, in una situazione simile durante la prima serata, ha distrutto i fiori sul palco. Ha continuato spiegando l’accaduto “Colpa mia, ho chiesto di abbassare il microfono prima di entrare, ma era troppo basso”. Un segno di umiltà che fa da contrappeso agli eccessi passati, alle prese con varie dipendenze, tra alcol e droga. Ormai un cult sui social l’immagine in cui, rivolto di spalle al pubblico, sfoggia una camicia con la scritta No War. Niente messaggi politici né finti pistolotti proUcraina, ma un’invettiva più ampia, universale e ragionata. Ma non è l’unico esempio a fare da contrappeso all’arroganza di alcune giovani leve musicali di questi tempi, che spesso serve a supplire la mancanza di talento. Il rapper milanese Lazza, divenuto ancora più popolare con questa partecipazione sanremese con la canzone Cenere, non perde occasione per dimostrare la sua eleganza di modi. Intervistato fuori dall’Ariston da una tv, insieme ad Elodie, si è tolto il cappotto in diretta per coprire la collega palesemente infreddolita. Come se non bastasse, durante la sua ultima esibizione è sceso in platea per regalare un bouquet di fiori alla madre presente in sala. Notevole anche Tananai, l’anno scorso ultimo con la simpatica Sesso Occasionale. Durante l’anno sembra aver preso lezioni di canto ed è tornato in scena con una ballad elegante e emozionante. E soprattutto con fiori all’occhiello della giacca, senza alcuna voglia di distruggerli.

Non solo calci ai fiori all’Ariston. Un inaspettato esempio di bon ton: Gianluca Grignani

di LORENZA SEBASTIANI
A Sanremo, non solo di calci ai fiori si vive. Anche esempi virtuosi in questa lunga kermesse, giunta ormai al termine. Tra i maggiori testimonial del sapersi comportare quest’anno troviamo inaspettatamente Gianluca Grignani, tornato sulle scene con una marcia in più, tanta consapevolezza e un brano struggente dedicato al padre. Dopo aver interrotto la sua esibizione durante la terza serata per un problema audio ha tenuto a precisare: “A 50 anni ho imparato come si fa, a 20 anni non avrei saputo farlo” facendo riferimento alle escandescenze di Blanco che, in una situazione simile durante la prima serata, ha distrutto i fiori sul palco. Ha continuato spiegando l’accaduto “Colpa mia, ho chiesto di abbassare il microfono prima di entrare, ma era troppo basso”. Un segno di umiltà che fa da contrappeso agli eccessi passati, alle prese con varie dipendenze, tra alcol e droga. Ormai un cult sui social l’immagine in cui, rivolto di spalle al pubblico, sfoggia una camicia con la scritta No War. Niente messaggi politici né finti pistolotti proUcraina, ma un’invettiva più ampia, universale e ragionata. Ma non è l’unico esempio a fare da contrappeso all’arroganza di alcune giovani leve musicali di questi tempi, che spesso serve a supplire la mancanza di talento. Il rapper milanese Lazza, divenuto ancora più popolare con questa partecipazione sanremese con la canzone Cenere, non perde occasione per dimostrare la sua eleganza di modi. Intervistato fuori dall’Ariston da una tv, insieme ad Elodie, si è tolto il cappotto in diretta per coprire la collega palesemente infreddolita. Come se non bastasse, durante la sua ultima esibizione è sceso in platea per regalare un bouquet di fiori alla madre presente in sala. Notevole anche Tananai, l’anno scorso ultimo con la simpatica Sesso Occasionale. Durante l’anno sembra aver preso lezioni di canto ed è tornato in scena con una ballad elegante e emozionante. E soprattutto con fiori all’occhiello della giacca, senza alcuna voglia di distruggerli.
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