Vecchia Italia

Una fotografia impietosa quella che emerge dall’ultimo Censimento dell’Istat: un’Italia sempre più vecchia e più spopolata a testimonianza di una crisi ormai latente nel nostro Paese. La terza edizione del report sui cittadini fa registrare non solo un nuovo record minimo delle nascite (400mila), ma anche un elevato numero di decessi (701mila), con un saldo naturale in decrescita, pari a -301mila unità nel 2021. La popolazione censita al 31 dicembre 2021 ammonta a 59.030.133 residenti, in calo dello 0,3% rispetto al 2020, quando già si era assistito a un calo di 335mila persone. Il decremento della popolazione riguarda in maniera omogena quasi tutta la penisola, con il saldo naturale negativo registrato in tutte le regioni, eccetto la Provincia autonoma di Bolzano con un +193 e una natalità più alta della media. A infierire sul calo, è ancora l’elevato impatto del numero di morti da Covid-19 con un totale di 701.346 decessi che, seppure minore di 39mila unità rispetto al 2020, rimane nettamente superiore alla media registrata nel quinquennio 2015-2019 (+8,6%). Non si discosta dal dato, l’andamento delle nascite, che registra un -1,1% in tutto il Paese, con i valori più alti nel meridione, al -2,7%. Una tendenza che riprende gli ultimi due mesi del 2020 e fa notare i primi effetti della pandemia sulle nascite anche nei primi due mesi del 2021, con un calo del 13,2% di gennaio tra i più ampi mai registrati. Pertanto, il crollo del trimestre tra le due annate può quindi rispecchiare i mancati concepimenti della prima ondata pandemica, con un aumento progressivo nel corso dell’anno. Pochi nati che rendono il nostro Paese ancora più vecchio: in dieci anni, dal 2011, l’età media si è alzata di tre anni, da 43 a 46. Inoltre, nel 2021 per ogni bambino si contano 5,4 anziani, mentre dieci anni fa se ne contavano 3,8 anziani. Di conseguenza, l’indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e quella con meno di 15 anni) è notevolmente aumentato e continua a crescere, con un 187,6% del 2021. Un’altra causa della diminuzione della popolazione, sempre derivante dagli effetti dell’epidemia di Covid, è il calo della popolazione straniera. Gli stranieri censiti sono 5.030.716 (-141.178 rispetto al 2020), con un’incidenza sulla popolazione totale di 8,5 stranieri ogni 100 censiti. Di questi, quasi la metà, circa il 48%, proviene dall’Europa, il 22,6% dall’Africa, circa il 20% dall’Asia e il 7,3% dall’America. Nel Paese rimane quindi maggiormente rappresentato il continente europeo, mentre seguono l’Africa del nord e l’Asia centro meridionale. Tuttavia, nel complesso la popolazione straniera censita diminuisce del 2,7% rispetto all’anno precedente, con il calo che va a interessare tutte le collettività, ma con maggiore accentuazione per quella cinese che perde circa 30mila unità. Anche in questo caso, si immagina una possibile correlazione con la pandemia di Covid-19. Eppure, nonostante la nuova fase endemica della pandemia, il trend di decrescita non sembra fermarsi. A fare da traino, in negativo, la crisi energetica ed economica, l’inflazione crescente e l’aumento della disoccupazione e quindi dell’incertezza. Anche nel 2022 infatti, secondo le previsioni dell’Istat, la popolazione italiana dovrebbe registrare un ulteriore calo, che potrebbe addirittura essere irreversibile da qui al 2070.
Una fotografia impietosa quella che emerge dall’ultimo Censimento dell’Istat: un’Italia sempre più vecchia e più spopolata a testimonianza di una crisi ormai latente nel nostro Paese. La terza edizione del report sui cittadini fa registrare non solo un nuovo record minimo delle nascite (400mila), ma anche un elevato numero di decessi (701mila), con un saldo naturale in decrescita, pari a -301mila unità nel 2021. La popolazione censita al 31 dicembre 2021 ammonta a 59.030.133 residenti, in calo dello 0,3% rispetto al 2020, quando già si era assistito a un calo di 335mila persone. Il decremento della popolazione riguarda in maniera omogena quasi tutta la penisola, con il saldo naturale negativo registrato in tutte le regioni, eccetto la Provincia autonoma di Bolzano con un +193 e una natalità più alta della media. A infierire sul calo, è ancora l’elevato impatto del numero di morti da Covid-19 con un totale di 701.346 decessi che, seppure minore di 39mila unità rispetto al 2020, rimane nettamente superiore alla media registrata nel quinquennio 2015-2019 (+8,6%). Non si discosta dal dato, l’andamento delle nascite, che registra un -1,1% in tutto il Paese, con i valori più alti nel meridione, al -2,7%. Una tendenza che riprende gli ultimi due mesi del 2020 e fa notare i primi effetti della pandemia sulle nascite anche nei primi due mesi del 2021, con un calo del 13,2% di gennaio tra i più ampi mai registrati. Pertanto, il crollo del trimestre tra le due annate può quindi rispecchiare i mancati concepimenti della prima ondata pandemica, con un aumento progressivo nel corso dell’anno. Pochi nati che rendono il nostro Paese ancora più vecchio: in dieci anni, dal 2011, l’età media si è alzata di tre anni, da 43 a 46. Inoltre, nel 2021 per ogni bambino si contano 5,4 anziani, mentre dieci anni fa se ne contavano 3,8 anziani. Di conseguenza, l’indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e quella con meno di 15 anni) è notevolmente aumentato e continua a crescere, con un 187,6% del 2021. Un’altra causa della diminuzione della popolazione, sempre derivante dagli effetti dell’epidemia di Covid, è il calo della popolazione straniera. Gli stranieri censiti sono 5.030.716 (-141.178 rispetto al 2020), con un’incidenza sulla popolazione totale di 8,5 stranieri ogni 100 censiti. Di questi, quasi la metà, circa il 48%, proviene dall’Europa, il 22,6% dall’Africa, circa il 20% dall’Asia e il 7,3% dall’America. Nel Paese rimane quindi maggiormente rappresentato il continente europeo, mentre seguono l’Africa del nord e l’Asia centro meridionale. Tuttavia, nel complesso la popolazione straniera censita diminuisce del 2,7% rispetto all’anno precedente, con il calo che va a interessare tutte le collettività, ma con maggiore accentuazione per quella cinese che perde circa 30mila unità. Anche in questo caso, si immagina una possibile correlazione con la pandemia di Covid-19. Eppure, nonostante la nuova fase endemica della pandemia, il trend di decrescita non sembra fermarsi. A fare da traino, in negativo, la crisi energetica ed economica, l’inflazione crescente e l’aumento della disoccupazione e quindi dell’incertezza. Anche nel 2022 infatti, secondo le previsioni dell’Istat, la popolazione italiana dovrebbe registrare un ulteriore calo, che potrebbe addirittura essere irreversibile da qui al 2070.
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