Centrodestra SALVINI E MELONI ALLEATI DUELLANTI

coronavirus e sta lavorando con l’Europa per ottenere le ingenti risorse del “Recovery plan”, è interessante fare un’analisi su ciò che sta accadendo all’interno del centrodestra. Come è noto, Lega e Forza Italia sono entrati a far parte dell’esecutivo di “SuperMario” mentre Fratelli d’Italia ha preferito restare all’opposizione, pur non contrastando in modo duro le misure adottate da Palazzo Chigi. Il partito di Giorgia Meloni, a quanto risulta da tutti i sondaggi effettuati periodicamente, già prima della formazione dell’attuale governo è dato in continua crescita ed oggi si trova a poca distanza dal Carroccio (circa due punti) che invece sta perdendo progressivamente appeal presso gli elettori italiani. Questa situazione non è chiaramente gradita da Matteo Salvini, dal voto del 2018 leader del centrodestra in quanto a capo del partito più votato nell’ambito della coalizione formata da Lega-Fi-FdI. In effetti, il segretario della Lega ha tutte le ragioni per innervosirsi. Infatti, tramontata l’egemonia di Silvio Berlusconi sull’alleanza, veramente inventata dall’ex “cavaliere” nell’ormai lontano 1994, quando per battere la “gloriosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, mise insieme l’allora Msi-Dn (poi diventato Alleanza Nazionale) guidato da Gianfranco Fini e il Carroccio, che allora chiedeva la libertà della “Padania”, di Umberto Bossi, il centrodestra si è dato questa regola: in caso di vittoria nelle elezioni politiche, il candidato dell’alleanza per Palazzo Chigi è il leader del partito più votato della coalizione. E solo due anni fa, ovvero nel 2019, con il voto per il Parlamento europeo, la Lega stravinse superando il 30 per centro dei consensi e Salvini era il vero “dominus” dell’alleanza. Da allora, molte cose stanno cambiando. Forza Italia si è progressivamente indebolita ed oggi viene data sotto il 10% dei voti, ma anche il Carroccio sembra aver imboccato la strada di un lento declino: le elezioni europee sembrano lontane anni luce e la Lega adesso naviga poco sopra il 20%. Tutt’altra musica in casa della Meloni. Dal 2018 ad oggi, il suo partito è in costante crescita ed attualmente viene dato poco sotto il 20%. Nel contempo, è cresciuta la sua influenza nelle regioni e negli enti locali mentre opinionisti, politologi e categorie sociali guardano sempre più con attenzione alle mosse della leader di Fdi. Anche l’ancoraggio ai “conservatori” europei (la Meloni è presidente del gruppo presso il Parlamento di Strasburgo) ha giocato non poco a suo favore mentre Salvini cerca alleanze con i leader ungheresi e polacchi che sono un po’ ai margini della vita politica di Bruxelles. L’approssimarsi del voto amministrativo, spostato a causa del covid dalla tarda primavera ad ottobre, non giova certo a rasserenare il clima all’interno del centrodestra. Il prossimo test, infatti, riveste una particolare importanza politica perché si voterà, oltre che per la Regione Calabria, anche per sindaci e consigli comunali di tantissimi centri ed in particolare interessate alla consultazione sono Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna ed altri importanti capoluoghi. E’ il voto nella Capitale quello che capitalizza l’attenzione di molti, ma mentre a sinistra i giochi sembrano fatti, con in campo Roberto Gualtieri, ex ministro dell’Economia (PD), Virginia Raggi (M5S), sindaco uscente, e Carlo Calenda, ex ministro per lo Sviluppo Economico e leader di “Azione”, che a Roma potrebbe raccogliere molti voti, a destra siamo ancora fermi al palo. A suo tempo c’era stato una specie di accordo che prevedeva un candidato di FdI per il Campidoglio ed uno della Lega per la Regione Lazio (si dovrebbe votare il prossimo anno), ma questa intesa sembra essere saltata. Salvini non vuole dare alla Meloni la chance di piazzare un esponente del suo partito ai vertici dell’Urbe perché ciò significherebbe dare a Fratelli d’Italia di crescere ancora nei consensi dei romani. Da qui il suo consenso ad una candidatura di Guido Bertolaso, fortemente sostenuto da Fi. Per il momento, sembra disposto a concedere la candidatura a sindaco per il centrodestra solo alla Meloni e non per rispettare l’accordo, ma perché pensa che se la leader di FdI diventasse prima cittadina, sarebbe messa fuori corsa per Palazzo Chigi e lui sarebbe sicuramente il predestinato. Ma la Meloni, almeno per adesso, non ci pensa proprio a correre per il Campidoglio e vuole che l’ultima parola sulla scelta del candidato spetti a lei. Unica possibilità di rinuncia potrebbe essere la designazione di un esponente del suo partito alla presidenza della Regione Calabria. Siamo quindi ancora in alto mare. Una cosa è comunque certa: Salvini e Meloni, che fino a poco tempo fa si erano “tanto amati” politicamente, ora sembrano due duellanti.

 Giuseppe Leone

coronavirus e sta lavorando con l’Europa per ottenere le ingenti risorse del “Recovery plan”, è interessante fare un’analisi su ciò che sta accadendo all’interno del centrodestra. Come è noto, Lega e Forza Italia sono entrati a far parte dell’esecutivo di “SuperMario” mentre Fratelli d’Italia ha preferito restare all’opposizione, pur non contrastando in modo duro le misure adottate da Palazzo Chigi. Il partito di Giorgia Meloni, a quanto risulta da tutti i sondaggi effettuati periodicamente, già prima della formazione dell’attuale governo è dato in continua crescita ed oggi si trova a poca distanza dal Carroccio (circa due punti) che invece sta perdendo progressivamente appeal presso gli elettori italiani. Questa situazione non è chiaramente gradita da Matteo Salvini, dal voto del 2018 leader del centrodestra in quanto a capo del partito più votato nell’ambito della coalizione formata da Lega-Fi-FdI. In effetti, il segretario della Lega ha tutte le ragioni per innervosirsi. Infatti, tramontata l’egemonia di Silvio Berlusconi sull’alleanza, veramente inventata dall’ex “cavaliere” nell’ormai lontano 1994, quando per battere la “gloriosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, mise insieme l’allora Msi-Dn (poi diventato Alleanza Nazionale) guidato da Gianfranco Fini e il Carroccio, che allora chiedeva la libertà della “Padania”, di Umberto Bossi, il centrodestra si è dato questa regola: in caso di vittoria nelle elezioni politiche, il candidato dell’alleanza per Palazzo Chigi è il leader del partito più votato della coalizione. E solo due anni fa, ovvero nel 2019, con il voto per il Parlamento europeo, la Lega stravinse superando il 30 per centro dei consensi e Salvini era il vero “dominus” dell’alleanza. Da allora, molte cose stanno cambiando. Forza Italia si è progressivamente indebolita ed oggi viene data sotto il 10% dei voti, ma anche il Carroccio sembra aver imboccato la strada di un lento declino: le elezioni europee sembrano lontane anni luce e la Lega adesso naviga poco sopra il 20%. Tutt’altra musica in casa della Meloni. Dal 2018 ad oggi, il suo partito è in costante crescita ed attualmente viene dato poco sotto il 20%. Nel contempo, è cresciuta la sua influenza nelle regioni e negli enti locali mentre opinionisti, politologi e categorie sociali guardano sempre più con attenzione alle mosse della leader di Fdi. Anche l’ancoraggio ai “conservatori” europei (la Meloni è presidente del gruppo presso il Parlamento di Strasburgo) ha giocato non poco a suo favore mentre Salvini cerca alleanze con i leader ungheresi e polacchi che sono un po’ ai margini della vita politica di Bruxelles. L’approssimarsi del voto amministrativo, spostato a causa del covid dalla tarda primavera ad ottobre, non giova certo a rasserenare il clima all’interno del centrodestra. Il prossimo test, infatti, riveste una particolare importanza politica perché si voterà, oltre che per la Regione Calabria, anche per sindaci e consigli comunali di tantissimi centri ed in particolare interessate alla consultazione sono Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna ed altri importanti capoluoghi. E’ il voto nella Capitale quello che capitalizza l’attenzione di molti, ma mentre a sinistra i giochi sembrano fatti, con in campo Roberto Gualtieri, ex ministro dell’Economia (PD), Virginia Raggi (M5S), sindaco uscente, e Carlo Calenda, ex ministro per lo Sviluppo Economico e leader di “Azione”, che a Roma potrebbe raccogliere molti voti, a destra siamo ancora fermi al palo. A suo tempo c’era stato una specie di accordo che prevedeva un candidato di FdI per il Campidoglio ed uno della Lega per la Regione Lazio (si dovrebbe votare il prossimo anno), ma questa intesa sembra essere saltata. Salvini non vuole dare alla Meloni la chance di piazzare un esponente del suo partito ai vertici dell’Urbe perché ciò significherebbe dare a Fratelli d’Italia di crescere ancora nei consensi dei romani. Da qui il suo consenso ad una candidatura di Guido Bertolaso, fortemente sostenuto da Fi. Per il momento, sembra disposto a concedere la candidatura a sindaco per il centrodestra solo alla Meloni e non per rispettare l’accordo, ma perché pensa che se la leader di FdI diventasse prima cittadina, sarebbe messa fuori corsa per Palazzo Chigi e lui sarebbe sicuramente il predestinato. Ma la Meloni, almeno per adesso, non ci pensa proprio a correre per il Campidoglio e vuole che l’ultima parola sulla scelta del candidato spetti a lei. Unica possibilità di rinuncia potrebbe essere la designazione di un esponente del suo partito alla presidenza della Regione Calabria. Siamo quindi ancora in alto mare. Una cosa è comunque certa: Salvini e Meloni, che fino a poco tempo fa si erano “tanto amati” politicamente, ora sembrano due duellanti.

 Giuseppe Leone

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