C’ERA UNA VOLTA L’AMERICA SENZA PAURA

Ore di panico in tutto il mondo per la notizia che tutti gli aerei negli Stati Uniti erano a terra per un presunto guasto informatico. L’Occidente ha trattenuto il respiro paventando un attacco hacker. Non a caso infatti la Casa Bianca si è affrettata a chiarire che non vi erano evidenze di un cyberattacco e che comunque si stava indagando sulla causa del blocco di tutti i voli Usa.
Poi gli aerei hanno ricominciato a decollare. Dalle 9 del mattino – le 15 in Italia. La Federal Aviation Administration (Faa) ha annunciato di aver revocato la sospensione delle operazioni di volo decisa in seguito a un problema nel sistema di notifica delle missioni aeree. Il guasto al sistema informativo ha causato lo stop di tutti i voli aerei negli Stati Uniti, come riferito da Sky News Usa. La notizia del problema tecnico è arrivata quando i passeggeri sui social media hanno segnalato ritardi e interruzioni dei voli negli Stati Uniti, dalle Hawaii fino a Washington.
Gli States sono rimasti paralizzati – i voli interni peraltro sono l’equivalente dei nostri treni, viste le grandi distanze – per diverse ore. Secondo il sito di monitoraggio FlightAware, alle 14 ora italiana, erano già più di 2.500 i voli in entrata o in uscita dagli Stati Uniti che hanno subito ritardi, e oltre 150 sono stati cancellati. Per dare un’idea dei voli in ballo, ieri erano previsti oltre 21mila decolli negli aeroporti americani.
La Faa aveva chiarito che i tecnici erano al lavoro per risolvere il problema il prima possibile. “Stiamo eseguendo i controlli finali di convalida e ripopolando il sistema. Sono interessate le operazioni in tutto il sistema dello spazio aereo nazionale. Forniremo aggiornamenti frequenti man mano che faremo progressi”, aveva dichiarato l’agenzia del Dipartimento dei Trasporti statunitense, confermando che il guasto ha interessato “le operazioni in tutto il sistema dello spazio aereo nazionale”.
Esclusa per ora la pista dell’attacco hacker. “Nessuna prova” va in quella direzione, hanno precisato dall’amministrazione Usa. Il presidente Joe Biden ha chiesto un’indagine completa per approfondire le cause dell’accaduto. La Faa ha precisato che il problema era ripristinare il sistema Notam (Notam to Air Missions): si tratta di un sistema di avvisi che vanno da informazioni sui lavori di costruzione negli aeroporti a restrizioni di volo urgenti o apparecchiature in avaria e a tutti i voli, sia commerciali che militari, è richiesto di passare attraverso il sistema. Nello specifico, il Notam – che avvisa i piloti di potenziali pericoli lungo le rotte di volo – un tempo era disponibile con una linea telefonica diretta, ma con l’avvento di Internet questa modalità è stata eliminata. Ora è tutto regolato online. L’agenzia Faa aveva fatto sapere che alcune funzioni stanno iniziando a tornare in linea, ma che “le operazioni del sistema dello spazio aereo nazionale rimangono limitate”. La maggior parte dei ritardi ha riguardato la costa est degli Usa. Biden, che ieri ha sentito il ministro dei Trasporti Pete Buttigieg, ha sottolineato che gli aerei potevano comunque atterrare in sicurezza. Il problema ha riguardato soltanto i decolli. Ma ha coinvolto tutto il mondo, con ripercussioni senza precedenti.
Per non parlare del disservizio di dimensioni gigantesche che ha colpito i passeggeri negli Usa. Per rendere l’idea, la portavoce dell’aeroporto internazionale di Atlanta Hartsfield-Jackson, Anika Robertson, ha detto che le proiezioni mostrano che “più di 13 mila passeggeri locali e più di 43 mila passeggeri totali” sono stati colpiti dalla fermata a terra all’aeroporto.
“Il mio interesse principale, ora che abbiamo superato le interruzioni della mattinata, è capire esattamente come ciò sia stato possibile e quali passaggi siano necessari per assicurarci che non accada di nuovo”, ha spiegato Buttigieg. Con l’occasione ha fatto presente che è ora di aggiornare la tecnologia della Faa.
I cieli Usa non restavano chiusi da quel fatidico 11 settembre che ha cambiato per sempre gli equilibri globali e la storia dell’Occidente. Con una guerra in corso in Ucraina e l’amministrazione Biden in prima linea nell’invio di armamenti a Kiev per combattere i russi. Con il timore diffuso che i fantomatici hacker russi siano in grado di sferrare attacchi al cuore della più grande e potente democrazia del mondo. Con la notizia degli aerei bloccati che rimbalzava in ogni angolo del pianeta, tutti hanno pensato a un cyberattacco. Anche perché Washington non annovera solamente Mosca tra i nemici. Anzi. Il punto è però un altro: l’Occidente è troppo schiacciato sugli Usa e sulla linea geopolitica, economica e militare assunta di volta in volta dalla Casa Bianca. L’immagine plastica della dipendenza dagli Usa è il Senato che approva la proroga dell’invio di armi a Kiev all’indomani dell’appello della Nato a produrre più armamenti per aiutare l’Ucraina. Mentre i cittadini non hanno i soldi per le bollette.
Ore di panico in tutto il mondo per la notizia che tutti gli aerei negli Stati Uniti erano a terra per un presunto guasto informatico. L’Occidente ha trattenuto il respiro paventando un attacco hacker. Non a caso infatti la Casa Bianca si è affrettata a chiarire che non vi erano evidenze di un cyberattacco e che comunque si stava indagando sulla causa del blocco di tutti i voli Usa.
Poi gli aerei hanno ricominciato a decollare. Dalle 9 del mattino – le 15 in Italia. La Federal Aviation Administration (Faa) ha annunciato di aver revocato la sospensione delle operazioni di volo decisa in seguito a un problema nel sistema di notifica delle missioni aeree. Il guasto al sistema informativo ha causato lo stop di tutti i voli aerei negli Stati Uniti, come riferito da Sky News Usa. La notizia del problema tecnico è arrivata quando i passeggeri sui social media hanno segnalato ritardi e interruzioni dei voli negli Stati Uniti, dalle Hawaii fino a Washington.
Gli States sono rimasti paralizzati – i voli interni peraltro sono l’equivalente dei nostri treni, viste le grandi distanze – per diverse ore. Secondo il sito di monitoraggio FlightAware, alle 14 ora italiana, erano già più di 2.500 i voli in entrata o in uscita dagli Stati Uniti che hanno subito ritardi, e oltre 150 sono stati cancellati. Per dare un’idea dei voli in ballo, ieri erano previsti oltre 21mila decolli negli aeroporti americani.
La Faa aveva chiarito che i tecnici erano al lavoro per risolvere il problema il prima possibile. “Stiamo eseguendo i controlli finali di convalida e ripopolando il sistema. Sono interessate le operazioni in tutto il sistema dello spazio aereo nazionale. Forniremo aggiornamenti frequenti man mano che faremo progressi”, aveva dichiarato l’agenzia del Dipartimento dei Trasporti statunitense, confermando che il guasto ha interessato “le operazioni in tutto il sistema dello spazio aereo nazionale”.
Esclusa per ora la pista dell’attacco hacker. “Nessuna prova” va in quella direzione, hanno precisato dall’amministrazione Usa. Il presidente Joe Biden ha chiesto un’indagine completa per approfondire le cause dell’accaduto. La Faa ha precisato che il problema era ripristinare il sistema Notam (Notam to Air Missions): si tratta di un sistema di avvisi che vanno da informazioni sui lavori di costruzione negli aeroporti a restrizioni di volo urgenti o apparecchiature in avaria e a tutti i voli, sia commerciali che militari, è richiesto di passare attraverso il sistema. Nello specifico, il Notam – che avvisa i piloti di potenziali pericoli lungo le rotte di volo – un tempo era disponibile con una linea telefonica diretta, ma con l’avvento di Internet questa modalità è stata eliminata. Ora è tutto regolato online. L’agenzia Faa aveva fatto sapere che alcune funzioni stanno iniziando a tornare in linea, ma che “le operazioni del sistema dello spazio aereo nazionale rimangono limitate”. La maggior parte dei ritardi ha riguardato la costa est degli Usa. Biden, che ieri ha sentito il ministro dei Trasporti Pete Buttigieg, ha sottolineato che gli aerei potevano comunque atterrare in sicurezza. Il problema ha riguardato soltanto i decolli. Ma ha coinvolto tutto il mondo, con ripercussioni senza precedenti.
Per non parlare del disservizio di dimensioni gigantesche che ha colpito i passeggeri negli Usa. Per rendere l’idea, la portavoce dell’aeroporto internazionale di Atlanta Hartsfield-Jackson, Anika Robertson, ha detto che le proiezioni mostrano che “più di 13 mila passeggeri locali e più di 43 mila passeggeri totali” sono stati colpiti dalla fermata a terra all’aeroporto.
“Il mio interesse principale, ora che abbiamo superato le interruzioni della mattinata, è capire esattamente come ciò sia stato possibile e quali passaggi siano necessari per assicurarci che non accada di nuovo”, ha spiegato Buttigieg. Con l’occasione ha fatto presente che è ora di aggiornare la tecnologia della Faa.
I cieli Usa non restavano chiusi da quel fatidico 11 settembre che ha cambiato per sempre gli equilibri globali e la storia dell’Occidente. Con una guerra in corso in Ucraina e l’amministrazione Biden in prima linea nell’invio di armamenti a Kiev per combattere i russi. Con il timore diffuso che i fantomatici hacker russi siano in grado di sferrare attacchi al cuore della più grande e potente democrazia del mondo. Con la notizia degli aerei bloccati che rimbalzava in ogni angolo del pianeta, tutti hanno pensato a un cyberattacco. Anche perché Washington non annovera solamente Mosca tra i nemici. Anzi. Il punto è però un altro: l’Occidente è troppo schiacciato sugli Usa e sulla linea geopolitica, economica e militare assunta di volta in volta dalla Casa Bianca. L’immagine plastica della dipendenza dagli Usa è il Senato che approva la proroga dell’invio di armi a Kiev all’indomani dell’appello della Nato a produrre più armamenti per aiutare l’Ucraina. Mentre i cittadini non hanno i soldi per le bollette.
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