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Champions, è finita. Dopo l’illusione al calcio italiano restano solo i guai

di Giovanni Vasso -

Atletico Madrid's Dutch forward #09 Memphis Depay scores his team's second goal during the UEFA Champions League last 16 second leg football match between Club Atletico de Madrid and Inter Milan at the Metropolitano stadium in Madrid on March 13, 2024. (Photo by Thomas COEX / AFP)


Champions: è finita: passata l’illusione, ci restano i guai. Il calcio italiano è fuori dall’Europa che conta. Dopo la Lazio e il Napoli, nemmeno l’Inter dei super-campioni, la squadra imbattuta e imbattibile di Simone Inzaghi nuovo profeta del calcio, riesce a qualificarsi ai quarti di Champions League. Non credete a quelli che “leggi qui quando era stata l’ultima volta”. Clickbaiting che svela l’inconsistenza di un sistema calcio che, tranne l’exploit di un anno fa (anche grazie a sorteggi che più benevoli non si poteva), si è seriamente ridimensionato sullo scenario europeo.

Diranno, siamo uscite contro degli squadroni. Nì. La Lazio che fu di Maurizio Sarri ha incocciato contro il Monaco meno Bayern degli ultimi anni. Una squadra in rivolta con l’allenatore sul piede di partenza e uno spogliatoio squilibrato e deluso dal ritrovarsi secondo, e staccatissimo, in Bundesliga al cospetto del Bayer Leverkusen. Quella sconfitta ha avuto un seguito pesante. Che ha portato alle dimissioni dello stesso Sarri, alle voci di rivolta dello spogliatoio biancoceleste, alla scelta del ritiro, alle recriminazioni e alle polemiche. Il Napoli, invece, ha avuto la capacità di perdere contro una squadra, il Barcellona, a cui son rimasti solo il blasone e quel gigante che risponde al nome di Lewandowski. Tutta colpa del rigore non dato, dicono. Il solito alibi all’italiana, il “salvi tutti” del Var. Il club partenopeo ha vissuto una stagione pessima. Solo l’altrettanto pessimo livello del campionato consente al Napoli di essere ancora in corsa per un posto in Europa. Ma c’è Adl che litiga con tutti. Colpa sua, colpa di chi? L’importante è distrarre.

E poi c’è l’Inter. Dipinta come un carrarmato. Una schiacciasassi. Completa in ogni reparto, solida come una roccia. Vicecampione d’Europa in carica. Lanciatissima verso lo scudetto della seconda stella, un trionfo già scritto nelle stelle o meglio nelle tonnellate di articolesse sportive che da mesi ci raccontano di come i nerazzurri abbiano alzato il livello del calcio, dentro e fuori dal Paese. E invece i colchoneros hanno vinto, raddrizzando l’andata, e conquistato il passaggio del turno ai rigori. Anche qui: il Var, il fuorigioco, Griezmann. Per la società è un colpo pesante. Dissolta l’illusione, infatti, restano i guai. L’Inter è indebitatissima. E questo è noto. Il prestito di Oaktree, il destino di Zhang, i conti in tasca, la polemica sui bilanci. Andare un po’ più avanti in Champions avrebbe garantito entrate Uefa più cospicue ai futuri campioni d’Italia. Ma non basta. Perché se la metà nerazzurra di Milano piange l’eliminazione, quella rossonera non c’ha nulla da ridere con l’inchiesta sul passaggio di quote sociali da Elliott a RedBird. C’è un’indagine, ci sono le versioni dell’accusa, quelle della difesa e poi il mare magno di commenti sui social. Certo, c’è la Juve. Che gode per essersi qualificata al mondiale per club (che vale una cinquantina di milioni) senza nemmeno partecipare alla Champions. E non ci sta (anche) perché, ricordiamocelo, l’anno scorso toccò a lei finire al centro dell’ennesima bufera giudiziaria. Sarà un altro anno in cui i tifosi dovranno parlare, più che del campo, dei tribunali, dei conti, delle inchieste. E chi racconta il calcio dovrà industriarsi per scovare qualche buon motivo per far appassionare i tifosi, sempre più delusi e stufi di dover pagare fior di quattrini per abbonamenti tv esosi, a uno sport che appassiona di più per ciò che accade fuori piuttosto che dentro il rettangolo verde. Passata l’illusione, l’ennesima, del riscatto del calcio italiano, restano i guai.


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