“Che colpo terribile… ma Salvini resisterà nella Lega stalinista”

“La rottura di Letizia Moratti è un colpo durissimo per la Lega. Se la Lombardia si è ripresa nella gestione della Sanità, lo deve alla Moratti e con queste dimissioni non so se è in bilico la leadership di Matteo Salvini. D’altronde lui ha resistito a una sconfitta elettorale di quelle proporzioni. Salvini tiene perché nella Lega c’è lo stalinismo interno. Vedremo cosa succederà con le candidature, ma certo, sia come immagine che come voti, la Lega perde un consenso notevole”. È l’analisi di Fabrizio Cicchitto, l’ex colonnello di Silvio Berlusconi, oggi espressione dell’anima riformista, che vede di buon occhio la candidatura della Moratti a governatore della Lombardia per il Terzo Polo. “Bisognerà capire se sarà possibile un’alleanza col Pd e il Terzo Polo, ma intanto Attilio Fontana perde l’assessore di maggior prestigio”.

Cicchitto, parliamo di giustizia e dei primi atti del governo Meloni.
“Nel governo si sommano una serie di cose veramente singolari. Tra queste il fatto che il ministro Carlo Nordio è un ultra garantista e sia le Lega che la Fratelli d’Italia sono giustizialisti. È singolare che FdI abbia eletto Nordio, lo abbia fatto ministro e poi sta esprimendo tutte posizioni di stampo giustizialista. E non tanto sulla questione del rave, perché è giusto avere una misura legislativa contro i rave party, visto che gli altri Paesi europei li vietano. Il problema è che è stato stilato un testo che può essere utilizzato in modo generalizzato e che ipotizza anche la possibilità di interventi sulla libertà di manifestazione. Poi c’è il nodo della riforma Cartabia”.

E quale sarebbe?
“Il fatto che il Ministero di Grazia e Giustizia è dominato nella sua burocrazia più elevata da pm provenienti da Magistratura Democratica i quali, chiaramente, hanno boicottato la riforma, per cui questa va rinviata perché presenta tali buchi che determinerebbe problemi enormi nell’amministrazione della giustizia. Se Nordio vuole continuare a fare un ministro dotato di sovranità, deve mettere le mani sul suo ministero”.

In questo momento qual è il ruolo dei socialisti?
“Una civiltà socialista, intesa nel senso del riformismo, della solidarietà sociale, del garantismo è molto estesa nel Paese, malgrado gli eventi del 92-94 che hanno colpito al cuore il Psi come partito. Non ha una rappresentanza politica ma ha una rappresentanza culturale, sociale e psicologica. Il 9 novembre faremo un incontro per lanciare il primo numero della rivista dal titolo Civiltà Socialista, di cui io e Umberto Ranieri siamo direttori, e con altre persone apriremo un ragionamento perché non ci riconosciamo nell’attuale sinistra espressa dal Pd, dai Verdi e dalla formazione massimalista guidata da Nicola Fratoianni”.

E allora parliamo del Pd.
“Il Pd è senz’anima, ha un certo livello di professionalità politica per cui in questi anni, in parte, ha evitato il peggio, però non è né riformista né massimalista e questa sua mancanza di un’anima si vede in tutto quello che fa. In più, adesso è diviso nettamente sul terreno delle alleanze, perché c’è chi vorrebbe rilanciare il Pd stabilendo un rapporto con il Movimento 5 Stelle, che è una formazione politica giustizialista, populista e il contrario di una forza della sinistra riformista. L’altra parte non vuole ristabilire questo rapporto, ma non esprime ancora un messaggio politico. Inoltre entrambe le parti non hanno un leader. E l’esperienza della Meloni insegna”.

Che cosa?
“Mette in evidenza che oggi un partito deve avere due cose: una forte leadership e deve essere strutturato sul territorio. La grande forza di FdI è questa, mentre il Pd non ha un leader, non ha un’anima e non ha una muscolatura. Ciò è insufficiente rispetto a una situazione che richiede forti personalità, forti messaggi e un rapporto molto articolato sul territorio”.

Quale sarebbe la “cura” per il Pd?
“Dovrebbe fare una scelta sul terreno del riformismo e di un garantismo senza tante eccezioni, dovrebbe trovare una leadership e dovrebbe saldarsi con il Terzo Polo, chiudendo i rapporti con il M5S e facendo un’opposizione riformista e garantista, non un’opposizione populista e giustizialista”.

E come vede Matteo Renzi?
“Renzi è un grande battitore libero. È per un verso un leader, per un altro verso è il principale nemico di se stesso. È capace di grandi intuizioni e di farsi anche del male. E quindi è una realtà paradossale. Però in una situazione in cui, a parte la Meloni sulla destra, tra il centro e la sinistra c’è una specie di deserto dei Tartari, almeno Renzi esprime intuizioni politiche e si sente che è un leader”.

Quindi chi dovrebbe guidare questa sinistra?
“Allo stato non vedo nessuno, né la linea né il leader. E anche il Congresso è fondato su correnti prive di anima ma con la forte organizzazione, cioè tante carovane che si mettono in moto e vince quella che è più organizzata. Ma non è detto che la più organizzata poi esprima una sintesi politica e una leadership degna di questo nome”.

“La rottura di Letizia Moratti è un colpo durissimo per la Lega. Se la Lombardia si è ripresa nella gestione della Sanità, lo deve alla Moratti e con queste dimissioni non so se è in bilico la leadership di Matteo Salvini. D’altronde lui ha resistito a una sconfitta elettorale di quelle proporzioni. Salvini tiene perché nella Lega c’è lo stalinismo interno. Vedremo cosa succederà con le candidature, ma certo, sia come immagine che come voti, la Lega perde un consenso notevole”. È l’analisi di Fabrizio Cicchitto, l’ex colonnello di Silvio Berlusconi, oggi espressione dell’anima riformista, che vede di buon occhio la candidatura della Moratti a governatore della Lombardia per il Terzo Polo. “Bisognerà capire se sarà possibile un’alleanza col Pd e il Terzo Polo, ma intanto Attilio Fontana perde l’assessore di maggior prestigio”.

Cicchitto, parliamo di giustizia e dei primi atti del governo Meloni.
“Nel governo si sommano una serie di cose veramente singolari. Tra queste il fatto che il ministro Carlo Nordio è un ultra garantista e sia le Lega che la Fratelli d’Italia sono giustizialisti. È singolare che FdI abbia eletto Nordio, lo abbia fatto ministro e poi sta esprimendo tutte posizioni di stampo giustizialista. E non tanto sulla questione del rave, perché è giusto avere una misura legislativa contro i rave party, visto che gli altri Paesi europei li vietano. Il problema è che è stato stilato un testo che può essere utilizzato in modo generalizzato e che ipotizza anche la possibilità di interventi sulla libertà di manifestazione. Poi c’è il nodo della riforma Cartabia”.

E quale sarebbe?
“Il fatto che il Ministero di Grazia e Giustizia è dominato nella sua burocrazia più elevata da pm provenienti da Magistratura Democratica i quali, chiaramente, hanno boicottato la riforma, per cui questa va rinviata perché presenta tali buchi che determinerebbe problemi enormi nell’amministrazione della giustizia. Se Nordio vuole continuare a fare un ministro dotato di sovranità, deve mettere le mani sul suo ministero”.

In questo momento qual è il ruolo dei socialisti?
“Una civiltà socialista, intesa nel senso del riformismo, della solidarietà sociale, del garantismo è molto estesa nel Paese, malgrado gli eventi del 92-94 che hanno colpito al cuore il Psi come partito. Non ha una rappresentanza politica ma ha una rappresentanza culturale, sociale e psicologica. Il 9 novembre faremo un incontro per lanciare il primo numero della rivista dal titolo Civiltà Socialista, di cui io e Umberto Ranieri siamo direttori, e con altre persone apriremo un ragionamento perché non ci riconosciamo nell’attuale sinistra espressa dal Pd, dai Verdi e dalla formazione massimalista guidata da Nicola Fratoianni”.

E allora parliamo del Pd.
“Il Pd è senz’anima, ha un certo livello di professionalità politica per cui in questi anni, in parte, ha evitato il peggio, però non è né riformista né massimalista e questa sua mancanza di un’anima si vede in tutto quello che fa. In più, adesso è diviso nettamente sul terreno delle alleanze, perché c’è chi vorrebbe rilanciare il Pd stabilendo un rapporto con il Movimento 5 Stelle, che è una formazione politica giustizialista, populista e il contrario di una forza della sinistra riformista. L’altra parte non vuole ristabilire questo rapporto, ma non esprime ancora un messaggio politico. Inoltre entrambe le parti non hanno un leader. E l’esperienza della Meloni insegna”.

Che cosa?
“Mette in evidenza che oggi un partito deve avere due cose: una forte leadership e deve essere strutturato sul territorio. La grande forza di FdI è questa, mentre il Pd non ha un leader, non ha un’anima e non ha una muscolatura. Ciò è insufficiente rispetto a una situazione che richiede forti personalità, forti messaggi e un rapporto molto articolato sul territorio”.

Quale sarebbe la “cura” per il Pd?
“Dovrebbe fare una scelta sul terreno del riformismo e di un garantismo senza tante eccezioni, dovrebbe trovare una leadership e dovrebbe saldarsi con il Terzo Polo, chiudendo i rapporti con il M5S e facendo un’opposizione riformista e garantista, non un’opposizione populista e giustizialista”.

E come vede Matteo Renzi?
“Renzi è un grande battitore libero. È per un verso un leader, per un altro verso è il principale nemico di se stesso. È capace di grandi intuizioni e di farsi anche del male. E quindi è una realtà paradossale. Però in una situazione in cui, a parte la Meloni sulla destra, tra il centro e la sinistra c’è una specie di deserto dei Tartari, almeno Renzi esprime intuizioni politiche e si sente che è un leader”.

Quindi chi dovrebbe guidare questa sinistra?
“Allo stato non vedo nessuno, né la linea né il leader. E anche il Congresso è fondato su correnti prive di anima ma con la forte organizzazione, cioè tante carovane che si mettono in moto e vince quella che è più organizzata. Ma non è detto che la più organizzata poi esprima una sintesi politica e una leadership degna di questo nome”.

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