Chi vuole la guerra

Allarme rientrato, escalation scampata: il missile caduto in Polonia che ha ucciso due civili non è russo. Anzi, a quanto pare è ucraino, checché ne dica Kiev. Pericolo scampato per tutti, dunque, visto e considerato che la Polonia fa parte della Nato e che una responsabilità russa avrebbe innescato un possibile ingresso dell’Alleanza atlantica nel conflitto, con conseguenze inimmaginabili. Per fortuna proprio gli Stati Uniti hanno usato toni molto distensivi smentendo quasi subito la notizia falsa sul missile russo caduto per sbaglio in territorio polacco durante il vasto bombardamento di martedì sull’Ucraina. Il paradosso è che proprio la Nato, nonostante la Casa Bianca abbia gettato acqua sul fuoco, ha voluto alzare il livello di scontro dicendo che in sostanza la vicenda è imputabile comunque a Mosca. Posizione condivisa, quella del segretario Jens Stoltenberg, dalla nostra premier Giorgia Meloni, che ha puntato il dito contro la Russia. “L’ipotesi che sulla Polonia sia caduto un missile dell’antiaerea ucraina non cambia la sostanza, la responsabilità di quello che è accaduto per quanto ci riguarda è tutta russa”, ha detto al G20 di Bali.
Mentre proprio la Nato ha ammesso che è stato con ogni probabilità un missile della difesa ucraina a colpire i due civili polacchi, da noi è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto ad aggiustare il tiro dopo le parole della Meloni. “Stavo tornando da Bruxelles e ho ricevuto un messaggio dal capo di stato maggiore della difesa ma all’inizio si sapeva solo che era caduto un missile e c’erano vittime in Polonia. Sono stati momenti convulsi ma per fortuna tutto si è risolto e questo ha impedito una degenerazione del conflitto. Pare dalle ultime notizie – ha dichiarato Crosetto durante la registrazione di Porta a Porta – che possa essere stato un missile ucraino che non ha centrato l’obiettivo ed è caduto sul territorio polacco. Questa è la tesi che va ora per la maggiore. Mi sono sentito con i colleghi della Nato e mi sono messaggiato con Stoltenberg: nei momenti difficili bisognava mantenere la calma e gettare acqua sul fuoco perché il clima era già esplosivo così e poteva diventare devastante”.
Una linea non proprio seguita da Stoltenberg, il quale ha detto che sull’incidente avvenuto in Polonia “Kiev non ha colpe” ma è “è il risultato del massiccio lancio di missili russi sull’Ucraina. Questa è la dimostrazione che la guerra di Putin crea situazioni pericolose. Putin deve fermare questa guerra”. “La Russia ha la responsabilità di quanto accaduto ieri in Polonia, perché questo è il risultato diretto della guerra in corso e dell’ondata di attacchi della Russia contro l’Ucraina di ieri”, ha ribadito il segretario della Nato. “L’Ucraina ovviamente ha il diritto di abbattere l’ondata di missili russi che prendono di mira le città ucraine e le infrastrutture critiche ucraine”. In questo modo l’Alleanza atlantica chiude anche la quanto meno imbarazzante questione attacco alla Nato da parte di Kiev.
E se il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha colto l’occasione al balzo per chiedere ancora una volta l’intervento della Nato e la no-fly zone, richieste ovviamente respinte, il presidente polacco ha parlato di “sfortunato incidente” e chiarito che non avrebbe chiesto l’intervento della Nato. Zelensky peraltro ha chiesto un sopralluogo di esperti ucraini dove è caduto il missile. Richiesta anche questa respinta. “Ad indagare sull’accaduto ci sono gli esperti polacchi e quelli americani – ha chiarito Duda – perché qualcuno sia autorizzato a prendere parte alle indagini, sarebbe necessario almeno l’accordo di entrambe le parti”. Un messaggio forte e chiaro a Kiev di stare al posto suo. Proprio come del resto aveva già fatto la Cina, che ha invitato tutti a mantenere la calma.
Intanto il ministero degli Esteri russi ha convocato l’ambasciatore polacco a Mosca. Il ministero degli Esteri di Varsavia aveva annunciato che erano di fabbricazione russa lasciando intendere che Mosca fosse responsabile dello sconfinamento. In effetti, secondo “un’iniziale valutazione degli Stati Uniti” il missile che ha ucciso due persone ieri nel villaggio polacco vicino al confine ucraino è partito dall’Ucraina anche se era di fabbricazione russa. Lo riferiscono due funzionari Usa alla Cnn, precisando che a questa valutazione si riferiva Joe Biden quando ha detto che è “improbabile” che il missile sia partito dalla Russia. Questa valutazione è stata al centro della riunione di emergenza G7-Nato convocata ieri da Biden al margine del G20 di Bali. Le parole di Biden sono state apprezzate dal Cremlino, che ha parlato di “reazione misurata” degli Usa, un atteggiamento “in contrasto con le dichiarazioni” di altri Paesi (come l’Italia, nella lista nera di Mosca).
Insomma, la vicenda del missile caduto, al di là delle illazioni di chi sostiene che è stato un tentativo di Kiev di mettere in mezzo la Nato, visto che (fortunatamente) non intende entrare nel conflitto, e le reazioni dei principali attori su scala globale dimostrano che stanno maturando rapidamente i tempi per far sedere Zelensky al tavolo dei negoziati con Putin. A maggior ragione che ormai è sotto gli occhi di tutti che Kiev non si fa problemi a lanciare accuse contro Mosca, che poi si rivelano infondate, per far alzare pericolosamente il livello di scontro. Forse ora la pace è davvero più vicina.

Allarme rientrato, escalation scampata: il missile caduto in Polonia che ha ucciso due civili non è russo. Anzi, a quanto pare è ucraino, checché ne dica Kiev. Pericolo scampato per tutti, dunque, visto e considerato che la Polonia fa parte della Nato e che una responsabilità russa avrebbe innescato un possibile ingresso dell’Alleanza atlantica nel conflitto, con conseguenze inimmaginabili. Per fortuna proprio gli Stati Uniti hanno usato toni molto distensivi smentendo quasi subito la notizia falsa sul missile russo caduto per sbaglio in territorio polacco durante il vasto bombardamento di martedì sull’Ucraina. Il paradosso è che proprio la Nato, nonostante la Casa Bianca abbia gettato acqua sul fuoco, ha voluto alzare il livello di scontro dicendo che in sostanza la vicenda è imputabile comunque a Mosca. Posizione condivisa, quella del segretario Jens Stoltenberg, dalla nostra premier Giorgia Meloni, che ha puntato il dito contro la Russia. “L’ipotesi che sulla Polonia sia caduto un missile dell’antiaerea ucraina non cambia la sostanza, la responsabilità di quello che è accaduto per quanto ci riguarda è tutta russa”, ha detto al G20 di Bali.
Mentre proprio la Nato ha ammesso che è stato con ogni probabilità un missile della difesa ucraina a colpire i due civili polacchi, da noi è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto ad aggiustare il tiro dopo le parole della Meloni. “Stavo tornando da Bruxelles e ho ricevuto un messaggio dal capo di stato maggiore della difesa ma all’inizio si sapeva solo che era caduto un missile e c’erano vittime in Polonia. Sono stati momenti convulsi ma per fortuna tutto si è risolto e questo ha impedito una degenerazione del conflitto. Pare dalle ultime notizie – ha dichiarato Crosetto durante la registrazione di Porta a Porta – che possa essere stato un missile ucraino che non ha centrato l’obiettivo ed è caduto sul territorio polacco. Questa è la tesi che va ora per la maggiore. Mi sono sentito con i colleghi della Nato e mi sono messaggiato con Stoltenberg: nei momenti difficili bisognava mantenere la calma e gettare acqua sul fuoco perché il clima era già esplosivo così e poteva diventare devastante”.
Una linea non proprio seguita da Stoltenberg, il quale ha detto che sull’incidente avvenuto in Polonia “Kiev non ha colpe” ma è “è il risultato del massiccio lancio di missili russi sull’Ucraina. Questa è la dimostrazione che la guerra di Putin crea situazioni pericolose. Putin deve fermare questa guerra”. “La Russia ha la responsabilità di quanto accaduto ieri in Polonia, perché questo è il risultato diretto della guerra in corso e dell’ondata di attacchi della Russia contro l’Ucraina di ieri”, ha ribadito il segretario della Nato. “L’Ucraina ovviamente ha il diritto di abbattere l’ondata di missili russi che prendono di mira le città ucraine e le infrastrutture critiche ucraine”. In questo modo l’Alleanza atlantica chiude anche la quanto meno imbarazzante questione attacco alla Nato da parte di Kiev.
E se il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha colto l’occasione al balzo per chiedere ancora una volta l’intervento della Nato e la no-fly zone, richieste ovviamente respinte, il presidente polacco ha parlato di “sfortunato incidente” e chiarito che non avrebbe chiesto l’intervento della Nato. Zelensky peraltro ha chiesto un sopralluogo di esperti ucraini dove è caduto il missile. Richiesta anche questa respinta. “Ad indagare sull’accaduto ci sono gli esperti polacchi e quelli americani – ha chiarito Duda – perché qualcuno sia autorizzato a prendere parte alle indagini, sarebbe necessario almeno l’accordo di entrambe le parti”. Un messaggio forte e chiaro a Kiev di stare al posto suo. Proprio come del resto aveva già fatto la Cina, che ha invitato tutti a mantenere la calma.
Intanto il ministero degli Esteri russi ha convocato l’ambasciatore polacco a Mosca. Il ministero degli Esteri di Varsavia aveva annunciato che erano di fabbricazione russa lasciando intendere che Mosca fosse responsabile dello sconfinamento. In effetti, secondo “un’iniziale valutazione degli Stati Uniti” il missile che ha ucciso due persone ieri nel villaggio polacco vicino al confine ucraino è partito dall’Ucraina anche se era di fabbricazione russa. Lo riferiscono due funzionari Usa alla Cnn, precisando che a questa valutazione si riferiva Joe Biden quando ha detto che è “improbabile” che il missile sia partito dalla Russia. Questa valutazione è stata al centro della riunione di emergenza G7-Nato convocata ieri da Biden al margine del G20 di Bali. Le parole di Biden sono state apprezzate dal Cremlino, che ha parlato di “reazione misurata” degli Usa, un atteggiamento “in contrasto con le dichiarazioni” di altri Paesi (come l’Italia, nella lista nera di Mosca).
Insomma, la vicenda del missile caduto, al di là delle illazioni di chi sostiene che è stato un tentativo di Kiev di mettere in mezzo la Nato, visto che (fortunatamente) non intende entrare nel conflitto, e le reazioni dei principali attori su scala globale dimostrano che stanno maturando rapidamente i tempi per far sedere Zelensky al tavolo dei negoziati con Putin. A maggior ragione che ormai è sotto gli occhi di tutti che Kiev non si fa problemi a lanciare accuse contro Mosca, che poi si rivelano infondate, per far alzare pericolosamente il livello di scontro. Forse ora la pace è davvero più vicina.

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