Ciak si vota

Si scrive Parlamento, si legge complesso gioco di incastri. È quello che in queste ore sta accadendo tra le vie che circondano i palazzi romani e tra i partiti del centrodestra. Lì a dividersi il bottino c’è il triumvirato Meloni, Salvini e Berlusconi, un’unità che non può correre alcun rischio, ora che tutti sono schierati ai blocchi di partenza del Governo. La torta del potere però deve essere divisa e come in uno dei più classici problemi di matematica, Giorgia, Matteo e Silvio, attraverso più divisioni che somme, devono arrivare alla soluzione velocemente.

La guida delle Camere

A dividersi il pezzo più grande in questo momento sono i due più grandi – di numeri – con un accordo che sembra già essere arrivato.
Fratelli d’Italia al Senato con Ignazio la Russa e la Lega alla Camera con Riccardo Molinari. Sempre se Montecitorio, come si vociferan negli ultimissmi minuti, torni nelle mire azzurre.

E se ieri abbiamo assistito a un semplice riscaldamento della poltrona, oggi iniziano i giochi delle votazioni e poi, quelli delle nomine dei Capigruppo.

I Capigruppo

Andando con ordine, dall’opposizione, il Pd sembra avere le idee abbastanza chiare, anzi, rosa. Al Senato il nome in pole sembrerebbe quello di Valeria Valente, che si è giocata un bel testa a testa con Anna Rossomando, della corrente orlandiana. Valente, libera dalle correnti e aperta sulle questioni più care al Pd, sembrerebbe spuntarla come figura più gradita alla sinistra – visto il passato nei Ds – e come collante dei moderati. Alla Camera, Anna Ascani sembra lasciare indietro Marianna Madia, mentre come vicecapogruppo sembrerebbe confermata – salvo sorprese – Debora Serracchiani. Il destino di Lorenzo Guerini invece, sembra vertere alla presidenza del Copasir, a sostituzione dell’uscente Senatore Urso. Rimanendo sulla sponda opposta al Governo, troviamo Conte e i cinquestelle che entusiasti degli incontri degli ultimi giorni sembrano essere arrivati a una quadra. L’ex premier ha delineato una squadra che vedrebbe capogruppo al Senato Maria Domenica Castellone e alla Camera Francesco Silvestri, nonostante l’incognita Michele Gubitosa, che rimarrebbe interessato a ricoprire un ruolo in Vigilanza Rai. E qui si apre lo scontro. Anche Maria Elena Boschi – deputata Italia Viva – sembrerebbe interessata alla commissione di controllo, ma in caso di sconfitta per lei è già pronto il cuscinetto: la nomina di Capogruppo alla Camera. Difatti, il Terzo Polo si dividerà i due rami del Parlamento: con Boschi alla Camera, è derby a tre tra Mara Carfagna, Mariastella Gelmini e Matteo Richetti per la nomina di Capogruppo al Senato. Arrivando al centrodestra, le nomine sembrano arrancare: le cariche governative pesano e tutti, per ora, restano in attesa. Lato Lega, Massimiliano Romeo dovrebbe essere confermato al Senato, mentre alla Camera l’uscente Molinari non ha ancora un sostituto, con lo scontro che rimane aperto tra le correnti. In casa Forza Italia invece, si vocifera la conferma di Paolo Barelli alla Camera, mentre al Senato una Bernini in ottica al Ministero, potrebbe lasciar spazio a Maurizio Gasparri. Per i vincitori delle elezioni le nomine ora sembrano macigni: al Senato in pole per FdI c’è Isabella Rauti – a sostituzione dell’uscente Ciriani che sente già profumo di Governo – mentre alla Camera resta tutto apertissimo, con l’uscente Francesco Lollobrigida che ha un piede al Governo e uno sul titolo di Governatore. Camera, Senato e Capigruppo: il gioco delle tre carte può avere inizio.

Si scrive Parlamento, si legge complesso gioco di incastri. È quello che in queste ore sta accadendo tra le vie che circondano i palazzi romani e tra i partiti del centrodestra. Lì a dividersi il bottino c’è il triumvirato Meloni, Salvini e Berlusconi, un’unità che non può correre alcun rischio, ora che tutti sono schierati ai blocchi di partenza del Governo. La torta del potere però deve essere divisa e come in uno dei più classici problemi di matematica, Giorgia, Matteo e Silvio, attraverso più divisioni che somme, devono arrivare alla soluzione velocemente.

La guida delle Camere

A dividersi il pezzo più grande in questo momento sono i due più grandi – di numeri – con un accordo che sembra già essere arrivato.
Fratelli d’Italia al Senato con Ignazio la Russa e la Lega alla Camera con Riccardo Molinari. Sempre se Montecitorio, come si vociferan negli ultimissmi minuti, torni nelle mire azzurre.

E se ieri abbiamo assistito a un semplice riscaldamento della poltrona, oggi iniziano i giochi delle votazioni e poi, quelli delle nomine dei Capigruppo.

I Capigruppo

Andando con ordine, dall’opposizione, il Pd sembra avere le idee abbastanza chiare, anzi, rosa. Al Senato il nome in pole sembrerebbe quello di Valeria Valente, che si è giocata un bel testa a testa con Anna Rossomando, della corrente orlandiana. Valente, libera dalle correnti e aperta sulle questioni più care al Pd, sembrerebbe spuntarla come figura più gradita alla sinistra – visto il passato nei Ds – e come collante dei moderati. Alla Camera, Anna Ascani sembra lasciare indietro Marianna Madia, mentre come vicecapogruppo sembrerebbe confermata – salvo sorprese – Debora Serracchiani. Il destino di Lorenzo Guerini invece, sembra vertere alla presidenza del Copasir, a sostituzione dell’uscente Senatore Urso. Rimanendo sulla sponda opposta al Governo, troviamo Conte e i cinquestelle che entusiasti degli incontri degli ultimi giorni sembrano essere arrivati a una quadra. L’ex premier ha delineato una squadra che vedrebbe capogruppo al Senato Maria Domenica Castellone e alla Camera Francesco Silvestri, nonostante l’incognita Michele Gubitosa, che rimarrebbe interessato a ricoprire un ruolo in Vigilanza Rai. E qui si apre lo scontro. Anche Maria Elena Boschi – deputata Italia Viva – sembrerebbe interessata alla commissione di controllo, ma in caso di sconfitta per lei è già pronto il cuscinetto: la nomina di Capogruppo alla Camera. Difatti, il Terzo Polo si dividerà i due rami del Parlamento: con Boschi alla Camera, è derby a tre tra Mara Carfagna, Mariastella Gelmini e Matteo Richetti per la nomina di Capogruppo al Senato. Arrivando al centrodestra, le nomine sembrano arrancare: le cariche governative pesano e tutti, per ora, restano in attesa. Lato Lega, Massimiliano Romeo dovrebbe essere confermato al Senato, mentre alla Camera l’uscente Molinari non ha ancora un sostituto, con lo scontro che rimane aperto tra le correnti. In casa Forza Italia invece, si vocifera la conferma di Paolo Barelli alla Camera, mentre al Senato una Bernini in ottica al Ministero, potrebbe lasciar spazio a Maurizio Gasparri. Per i vincitori delle elezioni le nomine ora sembrano macigni: al Senato in pole per FdI c’è Isabella Rauti – a sostituzione dell’uscente Ciriani che sente già profumo di Governo – mentre alla Camera resta tutto apertissimo, con l’uscente Francesco Lollobrigida che ha un piede al Governo e uno sul titolo di Governatore. Camera, Senato e Capigruppo: il gioco delle tre carte può avere inizio.

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