CINEMA HAMMAMET: UN FILM SULL’ULTIMO CRAXI

 Il 19 gennaio di venti anni fa moriva ad Hammamet, in Tunisia, Bettino Craxi, l’uomo politico protagonista della prima repubblica travolto dall’inchiesta di “mani pulite” che spazzo’ via quasi interamente la classe politica al potere e che porto’ ad un profondo ricambio della stessa ed alla sparizione di vecchi partiti ed alla nascita di nuove formazioni politiche. In occasione di questo anniversario e’ uscito nelle sale cinematografiche italiane il film “Hammamet” del regista Gianni Amelio, una pellicola che non intende entrare nella diadriba che vede contrapposti, come spesso accade in Italia, due fronti: il primo, colpevolista, che giudica l’ex leader socialista un politico cinico, spregiudicato e corrotto, fuggito dal suo Paese per non essere arrestato; il secondo che ritiene Craxi uno dei piu’ grandi statisti italiani della Repubblica, colpevole solo di avere riconosciuto pubblicamente nell’aula di Montecitorio che il suo partito, il Psi, come le altre forze politiche, era ricorso a finanziamenti illeciti per portare avanti la sua attivita’. Per questo fronte, quindi, Craxi era dovuto fuggire dall’Italia per evitare un arresto vergognoso ed una condanna che sembrava inevitabile; non un latitante o un fuggitivo, quindi, ma un vero e proprio esule. Come detto, questa polemica non interessa ad Amelio. Il regista dedica la sua attenzione all’uomo e non al politico, ai suoi ultimi sei mesi di vita nel rifugio tunisino che lo faceva sentire meno lontano dall’Italia. Il Craxi del film, stupendamente interpretato da Pierfrancesco Favino (complimenti ai truccatori che hanno letteralmente trasformato l’attore nell’ex leader politico tanto che sono pochissime le differenze fisiche tra il vero ed il falso Bettino) ha trovato l’approvazione di Stefania Craxi, figlia dell’esponente socialista, che in una intervista ad un settimanale, sottolinea come la pellicola di Amelio non possa essere considerata “un film politico, ma intimista”. Il regista – afferma – “rivede nella storia gli stilemi della grande tragedia classica. Prevale in lui la tematica del capro espiatorio, mentre la lettura politica e’ assente ed a tratti superficiale”. Al di la’ del giudizio che si possa nutrire nei confronti di Craxi, vale la pena di andare a vedere questo film perche’, a prescindere dalla bravura di Favino e degli altri interpreti, Amelio ha saputo ricreare il clima di venti-trenta anni fa. In particolare ricorda, con un giuoco sulla sabbia di un nipotino di Craxi, la crisi di Sigonella (siamo nel 1985), ovvero la dura reazione di Bettino, allora presidente del Consiglio, alla pretesa della Casa Bianca di estradare negli Usa quattro terroristi palestinesi che viaggiavano su un aereo costretto da velivoli militari americani ad atterrare nella base di Sigonella in Sicilia. Craxi arrivo’ al punto di schierare i carabinieri contro i marines americani che volevano catturare in territorio italiano i responsabili dell’assassinio di un cittadino ebreo-americano nel corso del dirottamento della nave di crociera Achille Lauro. L’azione di Craxi, che volle difendere il principio della sovranita’ nazionale anche di fronte al suo piu’ grande alleato, uni’ quasi tutto il popolo italiano in un momento di comune orgoglio, cosa che nel nostro Paese accade molto di rado. Concludendo, “Hammamet” e’ sicuramente un film intimista, senza la pretesa di raccontare la vera storia di Craxi, ma solo di trasmettere al pubblico il dramma e la solitudine di un uomo una volta potente.

Susanna Ricci

 

 Il 19 gennaio di venti anni fa moriva ad Hammamet, in Tunisia, Bettino Craxi, l’uomo politico protagonista della prima repubblica travolto dall’inchiesta di “mani pulite” che spazzo’ via quasi interamente la classe politica al potere e che porto’ ad un profondo ricambio della stessa ed alla sparizione di vecchi partiti ed alla nascita di nuove formazioni politiche. In occasione di questo anniversario e’ uscito nelle sale cinematografiche italiane il film “Hammamet” del regista Gianni Amelio, una pellicola che non intende entrare nella diadriba che vede contrapposti, come spesso accade in Italia, due fronti: il primo, colpevolista, che giudica l’ex leader socialista un politico cinico, spregiudicato e corrotto, fuggito dal suo Paese per non essere arrestato; il secondo che ritiene Craxi uno dei piu’ grandi statisti italiani della Repubblica, colpevole solo di avere riconosciuto pubblicamente nell’aula di Montecitorio che il suo partito, il Psi, come le altre forze politiche, era ricorso a finanziamenti illeciti per portare avanti la sua attivita’. Per questo fronte, quindi, Craxi era dovuto fuggire dall’Italia per evitare un arresto vergognoso ed una condanna che sembrava inevitabile; non un latitante o un fuggitivo, quindi, ma un vero e proprio esule. Come detto, questa polemica non interessa ad Amelio. Il regista dedica la sua attenzione all’uomo e non al politico, ai suoi ultimi sei mesi di vita nel rifugio tunisino che lo faceva sentire meno lontano dall’Italia. Il Craxi del film, stupendamente interpretato da Pierfrancesco Favino (complimenti ai truccatori che hanno letteralmente trasformato l’attore nell’ex leader politico tanto che sono pochissime le differenze fisiche tra il vero ed il falso Bettino) ha trovato l’approvazione di Stefania Craxi, figlia dell’esponente socialista, che in una intervista ad un settimanale, sottolinea come la pellicola di Amelio non possa essere considerata “un film politico, ma intimista”. Il regista – afferma – “rivede nella storia gli stilemi della grande tragedia classica. Prevale in lui la tematica del capro espiatorio, mentre la lettura politica e’ assente ed a tratti superficiale”. Al di la’ del giudizio che si possa nutrire nei confronti di Craxi, vale la pena di andare a vedere questo film perche’, a prescindere dalla bravura di Favino e degli altri interpreti, Amelio ha saputo ricreare il clima di venti-trenta anni fa. In particolare ricorda, con un giuoco sulla sabbia di un nipotino di Craxi, la crisi di Sigonella (siamo nel 1985), ovvero la dura reazione di Bettino, allora presidente del Consiglio, alla pretesa della Casa Bianca di estradare negli Usa quattro terroristi palestinesi che viaggiavano su un aereo costretto da velivoli militari americani ad atterrare nella base di Sigonella in Sicilia. Craxi arrivo’ al punto di schierare i carabinieri contro i marines americani che volevano catturare in territorio italiano i responsabili dell’assassinio di un cittadino ebreo-americano nel corso del dirottamento della nave di crociera Achille Lauro. L’azione di Craxi, che volle difendere il principio della sovranita’ nazionale anche di fronte al suo piu’ grande alleato, uni’ quasi tutto il popolo italiano in un momento di comune orgoglio, cosa che nel nostro Paese accade molto di rado. Concludendo, “Hammamet” e’ sicuramente un film intimista, senza la pretesa di raccontare la vera storia di Craxi, ma solo di trasmettere al pubblico il dramma e la solitudine di un uomo una volta potente.

Susanna Ricci

 

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