Cingolani: “Transizione giusta, no al massacro sociale”

Il ministro: basta falsità, in Italia le rinnovabili stanno aumentando

“La sfida della transizione ecologica dev’essere anche giusta: si potrebbe andare più veloci ma si farebbe un massacro sociale; andare troppo piano sarebbe un massacro ecologico e più pericoloso perché globale. E la guerra non è una scusa per rallentare sull’ambiente. Questa è una maratona e non una gara di 100 metri”. L’argomento è particolarmente controverso, negli ultimi giorni sono arrivate le critiche degli ambientalisti  alle politiche del governo e allora il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, approfitta della presenza al Festival Green&Blue di Repubblica per chiarire obiettivi e tempistiche. “Il Pnrr – dice – ci mette a disposizione 5 anni che serviranno come motore per far partire il missile della transizione, che verrà poi valutata nel 2050 con il Net Zero Transition Report. L’obiettivo sarà fare in modo che nei 25 anni dopo il Pnrr il progetto cammini sulle sue gambe. Solo così comprenderemo se avremo lavorato bene senza fare massacri sociali”.

In Italia il tema resta, però, la semplificazione. A fronte, infatti, di un oggettivo aumento dei volumi di rinnovabili (“Nel 2022 secondo Terna ci sono 5,1 gw di nuovi impianti, cioè 2,5 volte il totale installato nel 2020-2021”), è da sottolineare il dato delle ultime aste andate deserte, che molti hanno interpretato come un rallentamento imputabile alla burocrazia ministeriale. Cingolani non ci sta: “No a sfide e bugie: le rinnovabili stanno aumentando. Chi dice che non è così non dice la verità. Certo, si deve semplificare di più, ne siamo consapevoli ma bisogna recuperare un senso di equidistanza. Sono mesi che sentiamo parlare di 80 miliardi di investimenti ma le aste poi vanno deserte, ci chiedono 60 mesi per fare gli impianti. Non e’ il pubblico che va piano. Siamo tutti sulla stessa barca”.

L’obiettivo è la decarbonizzazione, su cui però la guerra rischia seriamente di incidere in maniera decisiva, soprattutto per la tempistica. Sostituire il gas russo, specie nell’immediato, può portare ad una rinnovata spinta verso il carbone. Ma il ministro chiarisce ulteriormente la linea del governo: “Abbiamo un problema di gas: dovremmo perdere 29 miliardi di metri cubi di forniture dalla Russia e li abbiamo sostituti con 25. Gli altri 4 arriveranno dalle rinnovabili e dai risparmi. Teniamo la barra dritta sulla decarbonizzazione. Anche senza la guerra avremmo accelerato sulle rinnovabili grazie al Pnrr. E’ inutile sostituire il gas russo con più gas, usiamone un po’ meno e acceleriamo sulle rinnovabili””.

Il lavoro principale andrà svolto sull’energia elettrica perché in questo momento è prodotta in larghissima misura bruciando gas e carbone. “Per cercare di avere elettricità pulita – conclude Cingolani – si dovrebbe andare verso le rinnovabili immediatamente e quando ci saranno delle forme nucleari sicure forse si potrà ragionare”.

Il ministro: basta falsità, in Italia le rinnovabili stanno aumentando

“La sfida della transizione ecologica dev’essere anche giusta: si potrebbe andare più veloci ma si farebbe un massacro sociale; andare troppo piano sarebbe un massacro ecologico e più pericoloso perché globale. E la guerra non è una scusa per rallentare sull’ambiente. Questa è una maratona e non una gara di 100 metri”. L’argomento è particolarmente controverso, negli ultimi giorni sono arrivate le critiche degli ambientalisti  alle politiche del governo e allora il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, approfitta della presenza al Festival Green&Blue di Repubblica per chiarire obiettivi e tempistiche. “Il Pnrr – dice – ci mette a disposizione 5 anni che serviranno come motore per far partire il missile della transizione, che verrà poi valutata nel 2050 con il Net Zero Transition Report. L’obiettivo sarà fare in modo che nei 25 anni dopo il Pnrr il progetto cammini sulle sue gambe. Solo così comprenderemo se avremo lavorato bene senza fare massacri sociali”.

In Italia il tema resta, però, la semplificazione. A fronte, infatti, di un oggettivo aumento dei volumi di rinnovabili (“Nel 2022 secondo Terna ci sono 5,1 gw di nuovi impianti, cioè 2,5 volte il totale installato nel 2020-2021”), è da sottolineare il dato delle ultime aste andate deserte, che molti hanno interpretato come un rallentamento imputabile alla burocrazia ministeriale. Cingolani non ci sta: “No a sfide e bugie: le rinnovabili stanno aumentando. Chi dice che non è così non dice la verità. Certo, si deve semplificare di più, ne siamo consapevoli ma bisogna recuperare un senso di equidistanza. Sono mesi che sentiamo parlare di 80 miliardi di investimenti ma le aste poi vanno deserte, ci chiedono 60 mesi per fare gli impianti. Non e’ il pubblico che va piano. Siamo tutti sulla stessa barca”.

L’obiettivo è la decarbonizzazione, su cui però la guerra rischia seriamente di incidere in maniera decisiva, soprattutto per la tempistica. Sostituire il gas russo, specie nell’immediato, può portare ad una rinnovata spinta verso il carbone. Ma il ministro chiarisce ulteriormente la linea del governo: “Abbiamo un problema di gas: dovremmo perdere 29 miliardi di metri cubi di forniture dalla Russia e li abbiamo sostituti con 25. Gli altri 4 arriveranno dalle rinnovabili e dai risparmi. Teniamo la barra dritta sulla decarbonizzazione. Anche senza la guerra avremmo accelerato sulle rinnovabili grazie al Pnrr. E’ inutile sostituire il gas russo con più gas, usiamone un po’ meno e acceleriamo sulle rinnovabili””.

Il lavoro principale andrà svolto sull’energia elettrica perché in questo momento è prodotta in larghissima misura bruciando gas e carbone. “Per cercare di avere elettricità pulita – conclude Cingolani – si dovrebbe andare verso le rinnovabili immediatamente e quando ci saranno delle forme nucleari sicure forse si potrà ragionare”.

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