Clienti insolventi Non paga le tasse Diventa venetista e viene arrestato con il fiscalista

Quella di Franco Finozzi è una storia dei nostri tempi nel profondo Nord. Egli è un piccolo imprenditore di Malo – il paese del Vicentino che ha dato i natali al grande scrittore e saggista Luigi Meneghello -, che va in difficoltà finanziarie perché alcuni clienti falliscono e rimane esposto per somme importanti divenute inesigibili. Non riesce così a far fronte al pagamento delle imposte, entra in contatto con il sedicente “Comitato Liberazione Nazionale Veneto” (Clnv) che ha fatto proseliti da quelle parti, quindi grazie ai venetisti Finozzi conosce un fiscalista veronese, il ragioniere Paolo Espen di Fumane, titolare di uno studio di commercialista a San Pietro in Cariano, con il quale inizia un percorso secondo la Procura di Vicenza per nulla ortodosso, che si è concluso dopo cinque anni con l’arresto di entrambi per frode fiscale un paio di giorni fa. Ma le accuse a vario titolo sono anche di riciclaggio, autoriciclaggio e indebita percezione di erogazioni pubbliche a fondo perduto per 35 mila euro con il decreto aiuto per l’emergenza da Covid-19. La Guardia di Finanza di Vicenza e Schio, guidata dal colonnello Cosmo Virgilio, ha eseguito un sequestro preventivo per equivalente sui conti correnti per 1,4 milioni di euro e notificato dieci misure cautelari personali nei confronti di altrettanti indagati, tra cui anche la compagna romena e i figli dell’artigiano Finozzi, nonché a carico dell’avvocato veronese Guido Clelio Longo con studio a Buttapietra.

E pensare che Finozzi il 17 aprile 2020 presenta un esposto alla Procura vicentina. Riepiloga che oberato da debiti col Fisco per 70 mila euro in coincidenza con l’insolvenza di alcuni creditori che lo fanno finire in bolletta, trova sostegno nel Clnv. “In base alla mia presa di coscienza e sulla proposta presentata dal Clnv, basata sulla legge 881/77 (diritto di autodeterminazione dei popoli) e la numero 212/2020 (difetto assoluto di giurisdizione), ho deciso personalmente di intraprendere la via della “ritenzione” delle risorse economiche che la mia azienda produceva”. In pratica, Finozzi decide di non versare più le imposte perché non riconosce titolo all’Italia di riscuoterle. Naturalmente l’Agenzia delle Entrate non riconosce il procedimento e la magistratura apre un fascicolo scoprendo che Finozzi nel frattempo avrebbe fatto dell’altro. Tramite il “sistema anguilla”, come scrive il gip Nicolò Gianesini nell’ordinanza, l’imprenditore con la consulenza di Espen ha ceduto il ramo d’azienda della sua modelleria alle società Mmv1 e Mmv2 di cui sarebbe stato l’amministratore di fatto, mentre quello di diritto erano l’avv. Longo, Marco Dattino, Isacco Favaro, Michele Adami ed i fratelli Matteo ed Enrico Finozzi, figli di Franco. Quindi è cominciato un valzer di bonifici su conti correnti bulgari per 488 mila euro e per sottrarsi al pagamento di Ires e Iva avrebbe compiuto ulteriori illeciti. Ad esempio cedere a titolo gratuito il ramo d’azienda della Modelleria Meccanica Finozzi alla Mmv2 impedendo all’Erario di riscuotere 700 mila euro. A orchestrare il “sistema anguilla”, scrive il gip, sarebbe stato Espen che sarebbe stato il gestore occulto delle realtà imprenditoriali di Finozzi, tant’è che il gip gli ha inflitto assieme ai Finozzi (padre e figlio), all’avv. Longo e ad altri tre indagati il divieto di esercitare imprese e uffici direttivi per un anno. Finozzi agli inquirenti segnala che nel 2019 i suoi rapporti con Espen si erano deteriorati e di avere agito grazie ai suoi suggerimenti dopo che non era stato in grado di pagare le tasse.

Quella di Franco Finozzi è una storia dei nostri tempi nel profondo Nord. Egli è un piccolo imprenditore di Malo – il paese del Vicentino che ha dato i natali al grande scrittore e saggista Luigi Meneghello -, che va in difficoltà finanziarie perché alcuni clienti falliscono e rimane esposto per somme importanti divenute inesigibili. Non riesce così a far fronte al pagamento delle imposte, entra in contatto con il sedicente “Comitato Liberazione Nazionale Veneto” (Clnv) che ha fatto proseliti da quelle parti, quindi grazie ai venetisti Finozzi conosce un fiscalista veronese, il ragioniere Paolo Espen di Fumane, titolare di uno studio di commercialista a San Pietro in Cariano, con il quale inizia un percorso secondo la Procura di Vicenza per nulla ortodosso, che si è concluso dopo cinque anni con l’arresto di entrambi per frode fiscale un paio di giorni fa. Ma le accuse a vario titolo sono anche di riciclaggio, autoriciclaggio e indebita percezione di erogazioni pubbliche a fondo perduto per 35 mila euro con il decreto aiuto per l’emergenza da Covid-19. La Guardia di Finanza di Vicenza e Schio, guidata dal colonnello Cosmo Virgilio, ha eseguito un sequestro preventivo per equivalente sui conti correnti per 1,4 milioni di euro e notificato dieci misure cautelari personali nei confronti di altrettanti indagati, tra cui anche la compagna romena e i figli dell’artigiano Finozzi, nonché a carico dell’avvocato veronese Guido Clelio Longo con studio a Buttapietra.

E pensare che Finozzi il 17 aprile 2020 presenta un esposto alla Procura vicentina. Riepiloga che oberato da debiti col Fisco per 70 mila euro in coincidenza con l’insolvenza di alcuni creditori che lo fanno finire in bolletta, trova sostegno nel Clnv. “In base alla mia presa di coscienza e sulla proposta presentata dal Clnv, basata sulla legge 881/77 (diritto di autodeterminazione dei popoli) e la numero 212/2020 (difetto assoluto di giurisdizione), ho deciso personalmente di intraprendere la via della “ritenzione” delle risorse economiche che la mia azienda produceva”. In pratica, Finozzi decide di non versare più le imposte perché non riconosce titolo all’Italia di riscuoterle. Naturalmente l’Agenzia delle Entrate non riconosce il procedimento e la magistratura apre un fascicolo scoprendo che Finozzi nel frattempo avrebbe fatto dell’altro. Tramite il “sistema anguilla”, come scrive il gip Nicolò Gianesini nell’ordinanza, l’imprenditore con la consulenza di Espen ha ceduto il ramo d’azienda della sua modelleria alle società Mmv1 e Mmv2 di cui sarebbe stato l’amministratore di fatto, mentre quello di diritto erano l’avv. Longo, Marco Dattino, Isacco Favaro, Michele Adami ed i fratelli Matteo ed Enrico Finozzi, figli di Franco. Quindi è cominciato un valzer di bonifici su conti correnti bulgari per 488 mila euro e per sottrarsi al pagamento di Ires e Iva avrebbe compiuto ulteriori illeciti. Ad esempio cedere a titolo gratuito il ramo d’azienda della Modelleria Meccanica Finozzi alla Mmv2 impedendo all’Erario di riscuotere 700 mila euro. A orchestrare il “sistema anguilla”, scrive il gip, sarebbe stato Espen che sarebbe stato il gestore occulto delle realtà imprenditoriali di Finozzi, tant’è che il gip gli ha inflitto assieme ai Finozzi (padre e figlio), all’avv. Longo e ad altri tre indagati il divieto di esercitare imprese e uffici direttivi per un anno. Finozzi agli inquirenti segnala che nel 2019 i suoi rapporti con Espen si erano deteriorati e di avere agito grazie ai suoi suggerimenti dopo che non era stato in grado di pagare le tasse.

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