Cultura & Spettacolo

Clooney e Sandler brillano a Venezia, Lanthimos in tono minore con Bugonia

La seconda giornata di Venezia 82 ha assunto i toni di un’altalena. Clooney e Sandler vs Lanthimos

di Ivano Tolettini -


C’è stato un momento, ieri al Lido, in cui la platea della Mostra ha smesso di guardare lo schermo e ha cominciato a scrutare se stessa. Succede con i film che parlano di cinema, di attori, di identità. Il nuovo lavoro di Noah Baumbach, presentato in concorso, è esattamente questo: un viaggio dentro e fuori lo star system, tra ironia e fragilità.

A Venezia per la prima volta insieme Sandler e Clooney

Il fatto che i due protagonisti siano George Clooney e Adam Sandler, per la prima volta insieme davanti alla macchina da presa e a Venezia, ha amplificato la risonanza di un film che mescola il registro del road movie con quello della commedia sofisticata, capace di citare Hitchcock e Preston Sturges senza farsene schiacciare. Clooney, elegante e disilluso, presta al personaggio di Jay Kelly una leggerezza malinconica che si adatta ai panorami toscani e padani dove Baumbach ha girato gran parte delle scene.

Sandler, nel ruolo del manager Ron, è invece la vera sorpresa: col suo fisico impacciato e lo sguardo tenero, riesce a dare profondità a un personaggio che poteva ridursi a spalla comica. Insieme funzionano perché l’amicizia reale tra i due traspare, diventa materia drammaturgica, sostiene i momenti più rischiosi del film. Si ride e ci si commuove, passando da una scazzottata improvvisa dopo una bevuta al bar a rinnovare il tempo passato a un dialogo sul senso di essere sé stessi, da un ballo improvvisato sulle note di Rumore di Raffaella Carrà a un malinconico brindisi in una cantina di Montalcino.

La regia di Baumbach, più solida rispetto al suo Rumore bianco, dimostra ancora una volta come sappia orchestrare un cast corale: Laura Dern, Riley Keough, Jim Broadbent, Eve Hewson, Greta Gerwig e Alba Rohrwacher compongono un mosaico di figure che amplifica la riflessione sull’identità e sull’effimero del successo. Clooney, indisposto e assente alla conferenza stampa, ha lasciato che fosse il film a parlare per lui: e in più di un passaggio, tra confessioni e gag, si percepisce l’eco di una carriera da grande star che ha attraversato il cinema americano con grazia e rigore.

Venezia, Yorgos Lanthimos “intrappolato” in Bugonia

Il confronto inevitabile con l’altro titolo di giornata, Bugonia di Yorgos Lanthimos, ha reso ancora più evidente la distanza tra un film che cerca di espandere il proprio universo narrativo e uno che, invece, pare quasi intrappolato dentro se stesso. Dopo il Leone d’Oro di Povere creature! del 2023, l’attesa per il nuovo lavoro del regista greco era altissima. Eppure il remake di Save the Green Planet! non mantiene le promesse: l’ibrido tra satira sociale, sci-fi e allegoria virgiliana finisce per diluirsi in un gioco surreale che non trova una vera coesione.

Emma Stone rimane un’attrice magnetica, ma la sua Michelle, ceo sospettata di essere un’aliena, non ha la complessità delle sue precedenti interpretazioni. Accanto a lei, Jesse Plemons e Aidan Delbis si muovono con rigore, ma senza mai sorprendere. Lanthimos conserva l’acume per la messa in scena e il gusto per l’assurdo, ma la sceneggiatura di Will Tracy forza troppo l’impianto originario: il mito delle Georgiche evocato nel titolo resta una suggestione, non una vera chiave interpretativa. Il risultato è un film che diverte a tratti, ma che non ha la forza perturbante di The Lobster né la ferocia de La favorita.

Dunque, la seconda giornata del concorso di Venezia 82 ha così assunto i toni di un’altalena. Alla prova muscolare e sorprendentemente umana di Baumbach, capace di unire Clooney e Sandler in un racconto di amicizia e smarrimento, si è contrapposta la parziale delusione di Lanthimos, forse troppo appagato dopo i recenti trionfi.

È la dinamica tipica dei grandi festival: un’opera convince e rilancia il dibattito, l’altra lascia intravedere le crepe dietro il mito dell’autore. Il pubblico del Lido, che conosce bene entrambi i cineasti, sembra aver colto la lezione. Il cinema continua a interrogarsi sul proprio senso: un giorno lo fa guardandosi allo specchio con Clooney e Sandler, l’altro travestendosi da allegoria apocalittica con Lanthimos. Non è detto che la verità stia tutta da una parte: ma per ora, il viaggio lungo le strade d’Italia di Baumbach ha lasciato più tracce del rapimento alieno orchestrato dal regista greco.


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