Coldiretti esulta: “Per l’Italia in arrivo 1,2 miliardi di kg di mais

Con l’accordo siglato a Istanbul per lo sblocco dell’esportazioni sul Mar Nero ci sarà il “via libera all’arrivo in Italia di quasi 1,2 miliardi di chili di mais per l’alimentazione animale, grano tenero per la panificazione e olio di girasole dall’Ucraina”. Lo ha riferito la Coldiretti che ha esultato alla notizia della sottoscrizione del patto che riapre le vie del grano dall’Est Europa. Per l’associazione dei produttori: “Lo sblocco delle spedizioni sul Mar Nero è importante per l’Italia in una situazione in cui senza precipitazioni rischiano di dimezzare i raccolti nazionali di foraggio e mais destinati all’alimentazione degli animali di cui l’Italia è fortemente deficitaria, mentre la produzione di grano tenero risulta in calo del 20 per cento”.

I numeri snocciolati da Coldiretti sono fin troppo eloquenti. La prospettiva italiana è quella di una importante boccata d’ossigeno rispetto a una situazione che andava facendosi sempre più complicata a causa della dipendenza dalle importazioni per alcuni beni di capitale importanza. “L’Italia è un Paese deficitario e importa addirittura il 62 per cento del suo fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 46% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame”. Inoltre, sempre secondo gli agricoltori italiani, il nuovo patto contribuirà a disinnescare il rischio di carestia che incombe su cinquantatré Paesi “dove la popolazione spende almeno il 60 per cento del reddito per l’alimentazione” e aiuterà quelli più sviluppati “ad affontare la crescente inflazione spinta dal carrello della spesa”.

Il presidente Ettore Prandini ha ripercorso anche alcune delle cause che hanno portato il Paese a dipendere dall’estero per alcune forniture strategiche : “L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che hanno dovuto ridurre di quasi un terzo la produzione nazionale di mais negli ultimi dieci anni”. E dunque, il presidente di Coldiretti può ribadire la necessità di raggiungere accordi nuovi che diano più respiro al settore agricolo: “Occorre lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali”.

Con l’accordo siglato a Istanbul per lo sblocco dell’esportazioni sul Mar Nero ci sarà il “via libera all’arrivo in Italia di quasi 1,2 miliardi di chili di mais per l’alimentazione animale, grano tenero per la panificazione e olio di girasole dall’Ucraina”. Lo ha riferito la Coldiretti che ha esultato alla notizia della sottoscrizione del patto che riapre le vie del grano dall’Est Europa. Per l’associazione dei produttori: “Lo sblocco delle spedizioni sul Mar Nero è importante per l’Italia in una situazione in cui senza precipitazioni rischiano di dimezzare i raccolti nazionali di foraggio e mais destinati all’alimentazione degli animali di cui l’Italia è fortemente deficitaria, mentre la produzione di grano tenero risulta in calo del 20 per cento”.

I numeri snocciolati da Coldiretti sono fin troppo eloquenti. La prospettiva italiana è quella di una importante boccata d’ossigeno rispetto a una situazione che andava facendosi sempre più complicata a causa della dipendenza dalle importazioni per alcuni beni di capitale importanza. “L’Italia è un Paese deficitario e importa addirittura il 62 per cento del suo fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 46% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame”. Inoltre, sempre secondo gli agricoltori italiani, il nuovo patto contribuirà a disinnescare il rischio di carestia che incombe su cinquantatré Paesi “dove la popolazione spende almeno il 60 per cento del reddito per l’alimentazione” e aiuterà quelli più sviluppati “ad affontare la crescente inflazione spinta dal carrello della spesa”.

Il presidente Ettore Prandini ha ripercorso anche alcune delle cause che hanno portato il Paese a dipendere dall’estero per alcune forniture strategiche : “L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che hanno dovuto ridurre di quasi un terzo la produzione nazionale di mais negli ultimi dieci anni”. E dunque, il presidente di Coldiretti può ribadire la necessità di raggiungere accordi nuovi che diano più respiro al settore agricolo: “Occorre lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali”.

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