Attualità

Collo-Shock: Chiamatela Terrazza Abominio Di Sentimento non c’è neanche l’ombra

di Redazione -


di CATERINA COLLOVATI

In principio giovane imprenditore, genio del web… poi la metamorfosi in orco sadico e libidinoso, infine peccatore ravveduto e “sinceramente”pentito. Ma per far credere a questo ravvedimento le parole, forse qualche lacrima, non bastavano. Come fare allora? Ma certo! Un bel matrimonio “riparatore” che riparasse le crepe nella onorabilità dell’ormai ex mostro. Le donne, per Alberto, erano un tempo strumento di piacere folle e violento, oggi invece forse, sempre strumento, ma per ottenere uno sconto. Poiché si prospetta per lui un nuovo processo, per altre due violenze, provare ad alleggerire la pena già comminata è d’obbligo: sposato = ravveduto. Ravveduto = libero in anticipo?
La sposa? Un’ex fiamma di gioventù, persa chissà dove, ma, come scrive Stephen King, “A volte ritornano”. E perché ritornano? Qualche idea ce l’avrei ma qui mi taccio. Il male da sempre affascina, si sa. Oppure pecunia non olet? Chi può dirlo? In virtù della riforma Cartabia, che per snellire i processi non esita ad affievolire le pene, il dottor Genovese, rinunciando all’Appello, ha di fatto imboccato il percorso dell’uscita dal carcere.
Degli otto anni e mezzo inflittigli per aver ridotto due modelle a “bambole di pezza” imbottendole di droghe di ogni tipo, si passa ai sei anni, sottraendo i due già scontati, siamo giunti ai quattro anni effettivi che oggi con il ravvedimento e matrimonio annesso potrebbero diventare meno ancora all’interno di una comunità per tossicodipendenti, profumatamente pagata, ma qui, sappiamo bene che Genovese è ancora un simil Paperon dei Paperoni, non certo il tipico carcerato squattrinato e dunque lontano da qualsivoglia progetto di recupero. Non avrò mai pietà per un tale soggetto, un uomo che per sua stessa ammissione amava le sedicenni anoressiche così da manipolarle meglio. Bastavano una borsetta di Chanel infiocchettata sul letto delle torture con manette e quintali di droga: cocaina, ketamina, MDMA, e quei “basta”, “basta slegami” sussurrati e (inascoltati) negli audio che lui stesso, per il gusto della perversione registrava, sono qualcosa di orribile per chi ha avuto accesso agli atti. Per non parlare dei file ritrovati nei computer dell’ex guru delle startup che lui archiviava con il titolo Bibbia 3., dove di religione non c’era nulla, bensì erano solo immagini pedopornografiche per le quali si sta per aprire un nuovo processo alla chiusura delle indagini di altri giudici.
Qui si tratta di violenza sessuale con protagoniste altre fanciulle, più accuse di intralci alle indagini che coinvolgerebbero anche il fido pr Daniele Leali, il quale sarebbe accusato di aver tentato per conto di Genovese di comprare il silenzio della diciottenne che per prima denunciò l’orrore di Terrazza Sentimento. Terrazza Abominio sarebbe stato il nome più appropriato. Invece Genovese la ribattezza Sentimento, il sentimento nulla aveva a che fare con ciò che realmente accadeva in quel luogo malefico.
Lui, Alberto Genovese, un nerd napoletano, complessato e bruttino da giovane che sbarca al nord, a Milano. Studia alla Bocconi, emerge, ha testa, trasforma le idee in startup che da startup diventano oro. Purtroppo il successo gli dà alla testa ed è così che l’oro diventa cocaina e l’imprenditore lascia il posto al rapace senza scrupoli che trasforma le ragazze in oggetti da tortura. Fin quando una di loro ha il coraggio di dire basta, ma non solo sussurrato negli audio, questa volta, lo grida in Procura e finisce così la parabola del mago del web.
Una domanda da donna mi sorge spontanea: dopo l’altare si passa al talamo… con che coraggio la neo signora Genovese s’infilerà in quel letto?


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