Colombia, elezioni presidenziali: sarà ballottaggio senza la destra

Saranno Rodolfo Hernandez e Gustavo Petro, il prossimo 19 giugno, a sfidarsi per la conquista della presidenza della Colombia. Stando infatti al risultato uscito dalle urne, nel primo turno di domenica 29 maggio al primo posto si è piazzato come annunciato dai sondaggi Petro e al secondo, con oltre 10 punti di distacco, Hernandez. Il primo ha ottenuto il 40,34% dei consensi (pari a poco più di 8 milioni e mezzo di preferenze) mentre il secondo si è fermato al 28,18% (5.953 mila voti).

Il senatore ed ex sindaco di Bogotà Petro, 62 anni, candidato della coalizione di sinistra “Pacto Historico”, corre in tandem con l’attivista ambientale e dei diritti umani Francia Marquez. Quanto ad Hernandez, imprenditore edile settantasettenne ed ex sindaco di Bucamaranga, è l’outsider della competizione elettorale: candidato della Lega dei governatori anti-corruzione, al suo fianco come possibile vicepresidente ha Marelen Castillo, esperta in formazione accademica.

Fuori ormai dai giochi è rimasto il conservatore Federico Gutierrez, la cui percentuale di preferenze (23,91% pari a circa 5 milioni di voti) non è stata sufficiente a fargli proseguire la corsa per la presidenza. Espressione della maggioranza di governo, ha fatto sapere che inviterà i suoi elettori a votare per Hernandez, che dunque potrebbe raggiungere la maggioranza assoluta.

Secondo Gutierrez, infatti, la vittoria della sinistra di Petro rappresenta un “pericolo per la democrazia e per la libertà”. Da qui la decisione di far confluire la sua forza elettorale sull’indipendente Hernandez. “Non vogliamo perdere il Paese, non vogliamo mettere a rischio il futuro della Colombia, delle nostre famiglie e dei nostri figli” ha tuonato Gutierrez, secondo il quale Petro, ex guerrigliero, “per tutto quello che ha fatto e detto non conviene alla Colombia”. Meglio, a suo dire, Hernandez, che pur essendosi proposto come candidato anti-sistema (quindi anche contro il governo uscente di cui Gutierrez fa parte), costituisce “la scelta più sensata per difendere la democrazia”. Che – conclude – “una volta che se ne va non torna”.

Dal canto suo Hernandez, definito dai media con l’appellativo di “Trump colombiano”, ha fatto sapere che non ha intenzione di accettare l’appoggio di candidati sconfitti, volendo mantenere la sua posizione di antagonista della “casta” che gli ha fruttato una valanga di consensi in brevissimo tempo. La sua idea dunque, anche a fronte degli eccezionali risultati ottenuti – secondo analisti ed esperti è lui il vero vincitore della competizione – sembra essere quella di continuare a correre come un “battitore libero” che, stando anche a come viene descritto e raccontato sui media locali, incarna il modello di argine alla sinistra e dovrebbe dunque ottenere i voti dei conservatori anche senza chiederli. “Non mi fermerò un minuto – ha assicurato – nel mio impegno di fare della Colombia un Paese con opportunità per tutti, in cui il governo lavora per il benessere dei colombiani, soprattutto dei più bisognosi”.

Se la sua sarà la tattica vincente lo si vedrà tra tre settimane: un arco di tempo questo in cui Henrandez dovrà vedersela con Petro, dato per favorito ma secondo i media colombiani abbastanza discusso per le sue tendenze autoritarie e per la sua politica di depenalizzazione dei reati connessi alla droga (con annessa ipotesi – riferisce la Cnn – di trattare con i criminali). Il candidato della sinistra comunque ha avviato questa ultima fase della campagna elettorale dicendo al suo avversario che “la corruzione non si combatte con le gag sui social (il riferimento è al grande presenzialismo di Hernandez in particolare su Tik Tok, ndr) ma mettendo a rischio la propria vita, perché è un regime corrotto quello che stiamo affrontando”. Quale sarà la sua tattica non si sa ancora: è certo però che tenterà in ogni nodo di convincere gli elettori moderati che il suo avversario non rappresenta affatto il cambiamento di cui la Colombia ha bisogno.

Saranno Rodolfo Hernandez e Gustavo Petro, il prossimo 19 giugno, a sfidarsi per la conquista della presidenza della Colombia. Stando infatti al risultato uscito dalle urne, nel primo turno di domenica 29 maggio al primo posto si è piazzato come annunciato dai sondaggi Petro e al secondo, con oltre 10 punti di distacco, Hernandez. Il primo ha ottenuto il 40,34% dei consensi (pari a poco più di 8 milioni e mezzo di preferenze) mentre il secondo si è fermato al 28,18% (5.953 mila voti).

Il senatore ed ex sindaco di Bogotà Petro, 62 anni, candidato della coalizione di sinistra “Pacto Historico”, corre in tandem con l’attivista ambientale e dei diritti umani Francia Marquez. Quanto ad Hernandez, imprenditore edile settantasettenne ed ex sindaco di Bucamaranga, è l’outsider della competizione elettorale: candidato della Lega dei governatori anti-corruzione, al suo fianco come possibile vicepresidente ha Marelen Castillo, esperta in formazione accademica.

Fuori ormai dai giochi è rimasto il conservatore Federico Gutierrez, la cui percentuale di preferenze (23,91% pari a circa 5 milioni di voti) non è stata sufficiente a fargli proseguire la corsa per la presidenza. Espressione della maggioranza di governo, ha fatto sapere che inviterà i suoi elettori a votare per Hernandez, che dunque potrebbe raggiungere la maggioranza assoluta.

Secondo Gutierrez, infatti, la vittoria della sinistra di Petro rappresenta un “pericolo per la democrazia e per la libertà”. Da qui la decisione di far confluire la sua forza elettorale sull’indipendente Hernandez. “Non vogliamo perdere il Paese, non vogliamo mettere a rischio il futuro della Colombia, delle nostre famiglie e dei nostri figli” ha tuonato Gutierrez, secondo il quale Petro, ex guerrigliero, “per tutto quello che ha fatto e detto non conviene alla Colombia”. Meglio, a suo dire, Hernandez, che pur essendosi proposto come candidato anti-sistema (quindi anche contro il governo uscente di cui Gutierrez fa parte), costituisce “la scelta più sensata per difendere la democrazia”. Che – conclude – “una volta che se ne va non torna”.

Dal canto suo Hernandez, definito dai media con l’appellativo di “Trump colombiano”, ha fatto sapere che non ha intenzione di accettare l’appoggio di candidati sconfitti, volendo mantenere la sua posizione di antagonista della “casta” che gli ha fruttato una valanga di consensi in brevissimo tempo. La sua idea dunque, anche a fronte degli eccezionali risultati ottenuti – secondo analisti ed esperti è lui il vero vincitore della competizione – sembra essere quella di continuare a correre come un “battitore libero” che, stando anche a come viene descritto e raccontato sui media locali, incarna il modello di argine alla sinistra e dovrebbe dunque ottenere i voti dei conservatori anche senza chiederli. “Non mi fermerò un minuto – ha assicurato – nel mio impegno di fare della Colombia un Paese con opportunità per tutti, in cui il governo lavora per il benessere dei colombiani, soprattutto dei più bisognosi”.

Se la sua sarà la tattica vincente lo si vedrà tra tre settimane: un arco di tempo questo in cui Henrandez dovrà vedersela con Petro, dato per favorito ma secondo i media colombiani abbastanza discusso per le sue tendenze autoritarie e per la sua politica di depenalizzazione dei reati connessi alla droga (con annessa ipotesi – riferisce la Cnn – di trattare con i criminali). Il candidato della sinistra comunque ha avviato questa ultima fase della campagna elettorale dicendo al suo avversario che “la corruzione non si combatte con le gag sui social (il riferimento è al grande presenzialismo di Hernandez in particolare su Tik Tok, ndr) ma mettendo a rischio la propria vita, perché è un regime corrotto quello che stiamo affrontando”. Quale sarà la sua tattica non si sa ancora: è certo però che tenterà in ogni nodo di convincere gli elettori moderati che il suo avversario non rappresenta affatto il cambiamento di cui la Colombia ha bisogno.

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