Colpo a Cosa Nostra, trentuno arresti a Palermo

Colpo a Cosa Nostra, sgominate le famiglie del mandamento di Brancaccio a Palermo: trentuno arresti eseguiti dagli agenti della Squadra Mobile, dalla Dia e dai carabinieri siciliani. L’operazione si è registrata alle prime luci dell’alba di ieri quando le forze dell’ordine hanno notificato ventinove ordinanze di custodia cautelare in carcere, e due ai domiciliari, a carico di altrettanti indagati. I provvedimenti sono stati emessi dai giudici per le indagini preliminari dei tribunali di Palermo, Reggio Calabria, Alessandria e Genova.
Le accuse, a diverso titolo e in differenti posizioni, vanno dalla partecipazione ad associazione di tipo mafioso, fino alla detenzione e produzione di stupefacenti, detenzione di armi, favoreggiamento personale e estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.
Il blitz di ieri è arrivato al termine dell’inchiesta, coordinata dai magistrati della direzione distrettuale antimafia di Palermo, che era partita a luglio scorso. Secondo quanto appurato dagli inquirenti, le famiglie operanti tra Corso dei Mille e Roccella a Palermo stavano tentando di riorganizzarsi. Una struttura nuova, dunque, stava prendendo piede nell’area di Brancaccio e gli inquirenti sarebbero riusciti a ricostruirla conferendo a ciascuno degli indagati il suo ruolo interno all’organizzazione.
Secondo le accuse, tra gli affari del mandamento c’era la gestione delle piazze di spaccio nell’area di riferimento a Palermo e soprattutto il racket, ai danni di imprenditori e commercianti, a cui sarebbero stati chiesti soldi per sostenere i carcerati. Gli investigatori avrebbero ricostruito, anche grazie all’utilizzo delle intercettazioni ambientali, ben cinquanta episodi di estorsione. A finire vittima delle richieste estorsive, tra gli altri, persino un venditore di sfincione, la tipica focaccia palermitana, che inizialmente si sarebbe opposto salvo poi cedere alle richieste dopo aver subito alcuni danneggiamenti al suo laboratorio.
Ancora più interessante, per studiare le dinamiche interne e comprendere il genere di affari imputati alla criminalità organizzata a Palermo, il fatto che secondo la magistratura ci sarebbe stata la longa manus dei presunti membri del mandamento dietro il clamoroso furto di ben venti cartoni pieni di mascherine Ffp3 che sarebbero state poi rivendute, a prezzi maggiorati, in piena pandemia.
L’afflusso di capitali nelle casse delle famiglie malavitose avrebbe reso necessario reinvestire quegli utili in attività pulite per riciclare il denaro sporco. Nell’ambito delle indagini, dunque, è stato chiesto e ottenuto il sequestro di beni ritenuti riconducibili a presunti prestanome delle famiglie di Brancaccio. Sotto i sigilli sono finiti una pescheria, due rivendite di caffè e tre punti scommesse. Per un valore stimato pari a circa 350mila euro.

Colpo a Cosa Nostra, sgominate le famiglie del mandamento di Brancaccio a Palermo: trentuno arresti eseguiti dagli agenti della Squadra Mobile, dalla Dia e dai carabinieri siciliani. L’operazione si è registrata alle prime luci dell’alba di ieri quando le forze dell’ordine hanno notificato ventinove ordinanze di custodia cautelare in carcere, e due ai domiciliari, a carico di altrettanti indagati. I provvedimenti sono stati emessi dai giudici per le indagini preliminari dei tribunali di Palermo, Reggio Calabria, Alessandria e Genova.
Le accuse, a diverso titolo e in differenti posizioni, vanno dalla partecipazione ad associazione di tipo mafioso, fino alla detenzione e produzione di stupefacenti, detenzione di armi, favoreggiamento personale e estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.
Il blitz di ieri è arrivato al termine dell’inchiesta, coordinata dai magistrati della direzione distrettuale antimafia di Palermo, che era partita a luglio scorso. Secondo quanto appurato dagli inquirenti, le famiglie operanti tra Corso dei Mille e Roccella a Palermo stavano tentando di riorganizzarsi. Una struttura nuova, dunque, stava prendendo piede nell’area di Brancaccio e gli inquirenti sarebbero riusciti a ricostruirla conferendo a ciascuno degli indagati il suo ruolo interno all’organizzazione.
Secondo le accuse, tra gli affari del mandamento c’era la gestione delle piazze di spaccio nell’area di riferimento a Palermo e soprattutto il racket, ai danni di imprenditori e commercianti, a cui sarebbero stati chiesti soldi per sostenere i carcerati. Gli investigatori avrebbero ricostruito, anche grazie all’utilizzo delle intercettazioni ambientali, ben cinquanta episodi di estorsione. A finire vittima delle richieste estorsive, tra gli altri, persino un venditore di sfincione, la tipica focaccia palermitana, che inizialmente si sarebbe opposto salvo poi cedere alle richieste dopo aver subito alcuni danneggiamenti al suo laboratorio.
Ancora più interessante, per studiare le dinamiche interne e comprendere il genere di affari imputati alla criminalità organizzata a Palermo, il fatto che secondo la magistratura ci sarebbe stata la longa manus dei presunti membri del mandamento dietro il clamoroso furto di ben venti cartoni pieni di mascherine Ffp3 che sarebbero state poi rivendute, a prezzi maggiorati, in piena pandemia.
L’afflusso di capitali nelle casse delle famiglie malavitose avrebbe reso necessario reinvestire quegli utili in attività pulite per riciclare il denaro sporco. Nell’ambito delle indagini, dunque, è stato chiesto e ottenuto il sequestro di beni ritenuti riconducibili a presunti prestanome delle famiglie di Brancaccio. Sotto i sigilli sono finiti una pescheria, due rivendite di caffè e tre punti scommesse. Per un valore stimato pari a circa 350mila euro.

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