Come Omicron cambia il Covid. E anche la politica dei vaccini

Sono trascorsi due anni e mezzo dall’epidemia di Covid che ha colpito l’Italia e sarebbe opportuno che venisse tracciato un bilancio. Primo, basta parlare di Covid: ora abbiamo Omicron e per l’autunno saremo arrivati chissà a quale variante. L’omicron ha cambiato il quadro clinico – a prescindere dai vaccini – in modo determinante perché, anche se più contagioso, ha un basso impatto sul sistema sanitario in termini di ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva. In altre parole: se verrà confermato questo trend, ci attenderà in autunno una forma di malattia a bassa letalità. Secondo, alcuni studi recenti stanno riscrivendo la storia dei vaccini a mRNA (Pfizer e Moderna): la protezione offerta svanisce progressivamente – anche dopo la terza dose – e, addirittura, intorno al 7-9 mese il beneficio si inverte: chi si è vaccinato rischia di ammalarsi di più di chi non è vaccinato! Sono questi i risultati incontrovertibili pubblicati sul New England J Medicine, su JAMA, The Lancet, BMJ. Sono dati pubblicati dal nostro Istituto Superiore di Sanità, che però omette – curiosamente di commentarli. A partire dalla 22° settimana l’efficacia scende sotto il 50% e intorno alla 26° diventa negativa, soprattutto nella fascia dei cosiddetti “fragili”: chi è vaccinato rischia di ammalarsi molto più dei non vaccinati. Non abbiamo una spiegazione convincente per tutto questo, anche se non è inverosimile che la reiterazione delle somministrazioni vaccinali possa aver “stressato” il sistema immunitario. Questo è preoccupante perché non solo espone il vaccinato ad un maggior rischio di infezione da Omicron, ma ne indebolisce la capacità di
risposta nei confronti di altre malattie. È incredibile che questi dati non abbiano sollevato un putiferio e che tutti facciano finta di niente. Come riconosciuto dal responsabile vaccini della FDA, continuare a colpi di “booster ogni tre-sei mesi non è una misura sanitaria ragionevole”. Tanto più che – terzo punto – i dati relativi agli eventi avversi si stanno accumulando in modo preoccupante. La (colpevole) mancata attivazione di un programma di farmacovigilanza attivo impedisce di avere un quadro statistico affidabile, ma molti studi evidenziano come nelle fasce più giovani di popolazione, laddove il beneficio atteso dai vaccini è minimo o inesistente, si registri un incremento di morti cardiache improvvise e miocarditi. In particolare, uno studio condotto dal prestigioso MIT di Boston insieme all’Università di Israele ha calcolato un eccesso di eventi avversi cardiaci di +25% a seguito della vaccinazione negli under 40. Su come gestire queste complicanze nessuno dice nulla, anche se il Virology Journal chiede che vengano sospesi ulteriori richiami vaccinali. Quarto, la situazione sanitaria sta deragliando pericolosamente: mancano medici, infermieri ed altro personale. La medicina del territorio va ricostruita e scarseggiano anche i medici di base che – tra l’altro – stanno ingaggiando uno straordinario braccio di ferro con gli Ordini professionali, divenuti ormai cinghia di trasmissione del potere politico. È questo il modo di prepararsi alle sfide dell’autunno? Eppure il ministro Speranza si preoccupa solo di assicurare la “buona morte” a chi ne fa richiesta.

Cosa fare? Ce lo dice con chiarezza un recente editoriale di JAMA: occorre concepire un vaccino integralmente diverso: ottenuto con virus attenuato (non basato su mRNA), volto a coprire l’intera gamma dei coronavirus, somministrabile per via nasale in modo da stimolare le difese immunitarie delle mucose, essenziali per bloccare l’ingresso del virus. Sommessamente vorremmo ricordare che tutto questo era stato proposto per tempo (e parzialmente realizzato) da uno scienziato italiano – il Dr Maurizio Federico dell’Istituto Superiore di Sanità. Chissà perché quel progetto è stato bloccato. Ecco, vorremmo consigliare a Speranza di occuparsi di codesti argomenti se vuole permettere alla sanità italiana di affrontare le prossime sfide. Lasci i morti morire in pace e si preoccupi dei vivi.

Mariano Bizzarri – Università La Sapienza, Roma

Sono trascorsi due anni e mezzo dall’epidemia di Covid che ha colpito l’Italia e sarebbe opportuno che venisse tracciato un bilancio. Primo, basta parlare di Covid: ora abbiamo Omicron e per l’autunno saremo arrivati chissà a quale variante. L’omicron ha cambiato il quadro clinico – a prescindere dai vaccini – in modo determinante perché, anche se più contagioso, ha un basso impatto sul sistema sanitario in termini di ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva. In altre parole: se verrà confermato questo trend, ci attenderà in autunno una forma di malattia a bassa letalità. Secondo, alcuni studi recenti stanno riscrivendo la storia dei vaccini a mRNA (Pfizer e Moderna): la protezione offerta svanisce progressivamente – anche dopo la terza dose – e, addirittura, intorno al 7-9 mese il beneficio si inverte: chi si è vaccinato rischia di ammalarsi di più di chi non è vaccinato! Sono questi i risultati incontrovertibili pubblicati sul New England J Medicine, su JAMA, The Lancet, BMJ. Sono dati pubblicati dal nostro Istituto Superiore di Sanità, che però omette – curiosamente di commentarli. A partire dalla 22° settimana l’efficacia scende sotto il 50% e intorno alla 26° diventa negativa, soprattutto nella fascia dei cosiddetti “fragili”: chi è vaccinato rischia di ammalarsi molto più dei non vaccinati. Non abbiamo una spiegazione convincente per tutto questo, anche se non è inverosimile che la reiterazione delle somministrazioni vaccinali possa aver “stressato” il sistema immunitario. Questo è preoccupante perché non solo espone il vaccinato ad un maggior rischio di infezione da Omicron, ma ne indebolisce la capacità di
risposta nei confronti di altre malattie. È incredibile che questi dati non abbiano sollevato un putiferio e che tutti facciano finta di niente. Come riconosciuto dal responsabile vaccini della FDA, continuare a colpi di “booster ogni tre-sei mesi non è una misura sanitaria ragionevole”. Tanto più che – terzo punto – i dati relativi agli eventi avversi si stanno accumulando in modo preoccupante. La (colpevole) mancata attivazione di un programma di farmacovigilanza attivo impedisce di avere un quadro statistico affidabile, ma molti studi evidenziano come nelle fasce più giovani di popolazione, laddove il beneficio atteso dai vaccini è minimo o inesistente, si registri un incremento di morti cardiache improvvise e miocarditi. In particolare, uno studio condotto dal prestigioso MIT di Boston insieme all’Università di Israele ha calcolato un eccesso di eventi avversi cardiaci di +25% a seguito della vaccinazione negli under 40. Su come gestire queste complicanze nessuno dice nulla, anche se il Virology Journal chiede che vengano sospesi ulteriori richiami vaccinali. Quarto, la situazione sanitaria sta deragliando pericolosamente: mancano medici, infermieri ed altro personale. La medicina del territorio va ricostruita e scarseggiano anche i medici di base che – tra l’altro – stanno ingaggiando uno straordinario braccio di ferro con gli Ordini professionali, divenuti ormai cinghia di trasmissione del potere politico. È questo il modo di prepararsi alle sfide dell’autunno? Eppure il ministro Speranza si preoccupa solo di assicurare la “buona morte” a chi ne fa richiesta.

Cosa fare? Ce lo dice con chiarezza un recente editoriale di JAMA: occorre concepire un vaccino integralmente diverso: ottenuto con virus attenuato (non basato su mRNA), volto a coprire l’intera gamma dei coronavirus, somministrabile per via nasale in modo da stimolare le difese immunitarie delle mucose, essenziali per bloccare l’ingresso del virus. Sommessamente vorremmo ricordare che tutto questo era stato proposto per tempo (e parzialmente realizzato) da uno scienziato italiano – il Dr Maurizio Federico dell’Istituto Superiore di Sanità. Chissà perché quel progetto è stato bloccato. Ecco, vorremmo consigliare a Speranza di occuparsi di codesti argomenti se vuole permettere alla sanità italiana di affrontare le prossime sfide. Lasci i morti morire in pace e si preoccupi dei vivi.

Mariano Bizzarri – Università La Sapienza, Roma

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli