Come sta cambiando la nostra vita con il Coronavirus

Le abitudini stanno mutando in diverse aree della nostra esistenza 

 

“Ogni tempesta ha una sua fine. Una volta che tutti gli alberi sono stati sradicati, una volta che tutte le case sono state demolite, il vento si calmerà, le nuvole se ne andranno, la pioggia si fermerà, il cielo si schiarirà in un istante. E solo allora, in quei momenti di quiete dopo la tempesta, capiamo chi è stato abbastanza forte da sopravvivere.”

 

L’emergenza sanitaria legata al coronavirus sta stravolgendo tutto il pianeta: la normalità, per come la conoscevamo, è momentaneamente scomparsa. Una cena al ristorante, un aperitivo con gli amici, un weekend al mare: niente di tutto questo è più possibile, e persino i gesti che davamo per scontati, come fare la spesa o la colazione al bar, non lo sono più. Anzi, hanno acquisito un nuovo significato e nuove regole. Quando tutto questo sarà finito, cosa ne sarà del mondo che abbiamo conosciuto? Noi siamo animali sociali, e vediamo naturale ritrovarsi in contesti del genere, ma tutte queste possibilità non possono più essere date per scontate. Sarà possibile tornare a stare insieme come è sempre stato nella vita di tutti? Troveremo sicuramente dei metodi per poter continuare a farlo, ma rimarrà probabilmente una qualche forma di restrizione auto imposta alle nostre abitudini.

Non è mai accaduto in passato che quasi tutta la popolazione lavori da casa. Non si può andare in palestra, al cinema, al ristorante, e dopo intere giornate trascorse in casa non vedi l’ora di andare a fare la spesa e che il tuo programma preferito venga trasmesso alla TV. 

La situazione della vita di tutti i giorni, delle scuole, dei rapporti umani, ma soprattutto dell’economia e del turismo, sta prendendo colpi terribili e probabilmente ci saranno danni per mesi ed anni per tutti i cittadini e tutte le imprese italiane.

Mentre la portata della crisi ci ha colto di sorpresa, sembra che il restare in casa costringa intere popolazioni ad adottare sempre di più le abitudini proprie della generazione dei Millennials, cambiamenti che stavano già accelerando ben prima della comparsa del coronavirus. Ma questa crisi avrà il potenziale per trasformarli in un cambiamento di comportamento permanente per tutta la popolazione. 

In queste settimane di emergenza Covid-19 la maggior parte delle persone si chiede quando finirà tutto questo e soprattutto quando e se tutto tornerà alla normalità.

Anche a lungo termine questa pandemia cambierà in maniera radicale il modo in cui si esce per socializzare, fare shopping, andare a lavoro, fare sport e tutte quelle attività che oggi invece sono limitate. Il modello cinese, di isolamento totale, non è detto che possa essere risolutivo visto che, fino a quando non si troverà un vaccino e ci sarà qualcuno contagiato dal virus, l’unico modo per evitare il contagio e quindi il collasso degli ospedali, sarà quello di adottare il sistema del distanziamento sociale. E’ per questo che sembra difficile un ritorno alla normalità in tempi brevi. Le prime conseguenze si avranno per tutte quelle imprese che contano sui ritrovi delle persone come eventi, fiere, musei, cinema, teatri, bar, ristoranti, palestre, scuole e via dicendo. Molto probabilmente si torneranno ad apprezzare mezzi di trasporto alternativi come la bicicletta e ci sarà un boom delle filiere locali. Forse la fine della globalizzazione per come l’abbiamo conosciuta è già nelle cose.

Non sappiamo inoltre come cambierà il lavoro con il coronavirus, rispondere a questa domanda non è facile. In fondo non è neanche possibile farlo ora ma è molto probabile che sarà diverso, in una forma che ancora non conosciamo.  Molti provvedimenti di emergenza come lo smart working o l’e-learning potrebbero subire una grande accelerata anche dopo la fine dell’emergenza. 

Tutto ciò darà inoltre un’impulso all’economia on demand, ossia alle transazioni su internet.

Il business online è una delle alternative che può fruttare introiti e meno soggetto a questi colpi, poiché non si ha l’obbligo di recarsi in un ufficio e si può svolgere il lavoro in qualsiasi luogo e paese. Non si è obbligati ad avere contatti diretti con i clienti che per questo motivo possono essere in qualsiasi parte del mondo. Quello che è possibile fare è chiedersi come sta cambiando il nostro rapporto con il lavoro e come sta cambiando il ruolo che il lavoro ha nella nostra vita, guardando alla propria esperienza personale di questi giorni che per certi versi ci sta unendo più di quanto immaginavamo. Da un lato il dramma a cui siamo messi di fronte in questi giorni mette in secondo piano tante preoccupazioni quotidiane legate al lavoro, facendo emergere una scala di priorità “naturale” di cui ci eravamo dimenticati. Ed il lavoro a casa certamente non manca: pensiamo a chi deve accudire persone anziane di fronte al venire meno di supporto esterno, oppure alle famiglie con figli che, senza scuola, si trovano a lavorare con loro tutto il giorno e non solo durante il weekend. Perché anche questo è lavoro, e forse questa è una buona occasione per riscoprirlo e riscoprirsi.

Allo stesso tempo però la solitudine che caratterizza le giornate di molti, magari distanti dalla propria abitazione, con gli affetti lontani e senza la presenza, amata oppure odiata dei colleghi, fa riscoprire il posto che l’altro ha nella vita. Il lavoro da casa, da soli di fronte ad uno schermo, spesso tanto esaltato come modalità di assoluta liberazione dai vincoli del lavoro, ci lascia incompleti e forse con maggiori responsabilità. Ci si ritrova a gestire tempi ed attività e ad organizzare telefonate e riunioni virtuali, riscoprendo la mancanza di quella componente relazionale che è centrale nel lavoro, anche se spesso passa in secondo piano.  Questa situazione così imprevedibile e surreale ci porta a riflettere sui valori ed il significato della nostra esistenza. Ascoltiamo i messaggi che arrivano dal nostro cuore, confidando che la Vita ci porterà sempre ciò di cui abbiamo bisogno.                                                                                                                     

M.B.

Le abitudini stanno mutando in diverse aree della nostra esistenza 

 

“Ogni tempesta ha una sua fine. Una volta che tutti gli alberi sono stati sradicati, una volta che tutte le case sono state demolite, il vento si calmerà, le nuvole se ne andranno, la pioggia si fermerà, il cielo si schiarirà in un istante. E solo allora, in quei momenti di quiete dopo la tempesta, capiamo chi è stato abbastanza forte da sopravvivere.”

 

L’emergenza sanitaria legata al coronavirus sta stravolgendo tutto il pianeta: la normalità, per come la conoscevamo, è momentaneamente scomparsa. Una cena al ristorante, un aperitivo con gli amici, un weekend al mare: niente di tutto questo è più possibile, e persino i gesti che davamo per scontati, come fare la spesa o la colazione al bar, non lo sono più. Anzi, hanno acquisito un nuovo significato e nuove regole. Quando tutto questo sarà finito, cosa ne sarà del mondo che abbiamo conosciuto? Noi siamo animali sociali, e vediamo naturale ritrovarsi in contesti del genere, ma tutte queste possibilità non possono più essere date per scontate. Sarà possibile tornare a stare insieme come è sempre stato nella vita di tutti? Troveremo sicuramente dei metodi per poter continuare a farlo, ma rimarrà probabilmente una qualche forma di restrizione auto imposta alle nostre abitudini.

Non è mai accaduto in passato che quasi tutta la popolazione lavori da casa. Non si può andare in palestra, al cinema, al ristorante, e dopo intere giornate trascorse in casa non vedi l’ora di andare a fare la spesa e che il tuo programma preferito venga trasmesso alla TV. 

La situazione della vita di tutti i giorni, delle scuole, dei rapporti umani, ma soprattutto dell’economia e del turismo, sta prendendo colpi terribili e probabilmente ci saranno danni per mesi ed anni per tutti i cittadini e tutte le imprese italiane.

Mentre la portata della crisi ci ha colto di sorpresa, sembra che il restare in casa costringa intere popolazioni ad adottare sempre di più le abitudini proprie della generazione dei Millennials, cambiamenti che stavano già accelerando ben prima della comparsa del coronavirus. Ma questa crisi avrà il potenziale per trasformarli in un cambiamento di comportamento permanente per tutta la popolazione. 

In queste settimane di emergenza Covid-19 la maggior parte delle persone si chiede quando finirà tutto questo e soprattutto quando e se tutto tornerà alla normalità.

Anche a lungo termine questa pandemia cambierà in maniera radicale il modo in cui si esce per socializzare, fare shopping, andare a lavoro, fare sport e tutte quelle attività che oggi invece sono limitate. Il modello cinese, di isolamento totale, non è detto che possa essere risolutivo visto che, fino a quando non si troverà un vaccino e ci sarà qualcuno contagiato dal virus, l’unico modo per evitare il contagio e quindi il collasso degli ospedali, sarà quello di adottare il sistema del distanziamento sociale. E’ per questo che sembra difficile un ritorno alla normalità in tempi brevi. Le prime conseguenze si avranno per tutte quelle imprese che contano sui ritrovi delle persone come eventi, fiere, musei, cinema, teatri, bar, ristoranti, palestre, scuole e via dicendo. Molto probabilmente si torneranno ad apprezzare mezzi di trasporto alternativi come la bicicletta e ci sarà un boom delle filiere locali. Forse la fine della globalizzazione per come l’abbiamo conosciuta è già nelle cose.

Non sappiamo inoltre come cambierà il lavoro con il coronavirus, rispondere a questa domanda non è facile. In fondo non è neanche possibile farlo ora ma è molto probabile che sarà diverso, in una forma che ancora non conosciamo.  Molti provvedimenti di emergenza come lo smart working o l’e-learning potrebbero subire una grande accelerata anche dopo la fine dell’emergenza. 

Tutto ciò darà inoltre un’impulso all’economia on demand, ossia alle transazioni su internet.

Il business online è una delle alternative che può fruttare introiti e meno soggetto a questi colpi, poiché non si ha l’obbligo di recarsi in un ufficio e si può svolgere il lavoro in qualsiasi luogo e paese. Non si è obbligati ad avere contatti diretti con i clienti che per questo motivo possono essere in qualsiasi parte del mondo. Quello che è possibile fare è chiedersi come sta cambiando il nostro rapporto con il lavoro e come sta cambiando il ruolo che il lavoro ha nella nostra vita, guardando alla propria esperienza personale di questi giorni che per certi versi ci sta unendo più di quanto immaginavamo. Da un lato il dramma a cui siamo messi di fronte in questi giorni mette in secondo piano tante preoccupazioni quotidiane legate al lavoro, facendo emergere una scala di priorità “naturale” di cui ci eravamo dimenticati. Ed il lavoro a casa certamente non manca: pensiamo a chi deve accudire persone anziane di fronte al venire meno di supporto esterno, oppure alle famiglie con figli che, senza scuola, si trovano a lavorare con loro tutto il giorno e non solo durante il weekend. Perché anche questo è lavoro, e forse questa è una buona occasione per riscoprirlo e riscoprirsi.

Allo stesso tempo però la solitudine che caratterizza le giornate di molti, magari distanti dalla propria abitazione, con gli affetti lontani e senza la presenza, amata oppure odiata dei colleghi, fa riscoprire il posto che l’altro ha nella vita. Il lavoro da casa, da soli di fronte ad uno schermo, spesso tanto esaltato come modalità di assoluta liberazione dai vincoli del lavoro, ci lascia incompleti e forse con maggiori responsabilità. Ci si ritrova a gestire tempi ed attività e ad organizzare telefonate e riunioni virtuali, riscoprendo la mancanza di quella componente relazionale che è centrale nel lavoro, anche se spesso passa in secondo piano.  Questa situazione così imprevedibile e surreale ci porta a riflettere sui valori ed il significato della nostra esistenza. Ascoltiamo i messaggi che arrivano dal nostro cuore, confidando che la Vita ci porterà sempre ciò di cui abbiamo bisogno.                                                                                                                     

M.B.

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