Commissione Ue: “L’Italia metta fine alle esenzioni fiscali per i porti”

La Commissione europea ha chiesto all’Italia di abolire le esenzioni dall’imposta sulle società concesse alle autorità portuali sul proprio territorio, allineando il proprio regime fiscale alle norme dell’Ue sugli aiuti di Stato, entro il primo gennaio 2022.  “I profitti che le autorità portuali ricavano dalle loro attività economiche devono essere tassate ai sensi delle normali leggi nazionali in materia di tassazione delle società per evitare distorsioni concorrenza”, afferma la Commissione in una nota, a conclusione delle proprie indagini sui regimi fiscali dei porti negli Stati membri, e che precedentemente aveva coinvolto anche casi in Francia, Olanda e Belgio.  In Italia, le autorità portuali sono completamente esenti dall’imposta sul reddito delle società. Nel gennaio 2019, la Commissione aveva invitato le autorità competenti ad adattare la legislazione nazionale per garantire che pagassero le tasse sugli utili da attività economiche, come le altre società nel Paese e in linea con le norme Ue; successivamente, nel novembre 2019, l’Esecutivo comunitario aveva avviato un’indagine approfondita sulla questione. L’inchiesta ha concluso che l’esenzione dall’imposta sulle società concessa alle autorità portuali italiane fornisce loro un vantaggio selettivo, in violazione delle norme Ue sugli aiuti di Stato.  In particolare, la Commissione ritiene che l’esenzione fiscale non persegue un chiaro obiettivo di interesse pubblico, come la promozione della mobilità o del trasporto multimodale. Inoltre, il risparmio fiscale generato può essere utilizzato dall’autorità portuale per finanziare qualsiasi tipo di attività, e anche per sovvenzionare i prezzi praticati dai porti ai clienti, a scapito dei concorrenti. “Il dialogo tra la Commissione e le autorità italiane – si legge nella nota – è in corso. L’Italia ora deve prendere le misure necessarie per rimuovere l’esenzione fiscale al fine di garantire che, dal 1° gennaio 2022, tutti i porti siano soggetti alle stesse norme sulle imposte sulle società che sono applicate alle altre imprese. Italia e Commissione continueranno i loro scambi costruttivi in materia”.  Da notare, comunque, che siccome l’esenzione dall’imposta sulle società per le autorità portuali esisteva già prima dell’entrata in vigore in Italia del Trattato sulla Comunità economica europea, nel 1958, questa misura è considerata come “aiuto esistente”. Pertanto, la decisione odierna non impone all’Italia l’obbligo di recuperare le imposte sulle società che non sono state pagate in passato.

Alessandra Santangelo

La Commissione europea ha chiesto all’Italia di abolire le esenzioni dall’imposta sulle società concesse alle autorità portuali sul proprio territorio, allineando il proprio regime fiscale alle norme dell’Ue sugli aiuti di Stato, entro il primo gennaio 2022.  “I profitti che le autorità portuali ricavano dalle loro attività economiche devono essere tassate ai sensi delle normali leggi nazionali in materia di tassazione delle società per evitare distorsioni concorrenza”, afferma la Commissione in una nota, a conclusione delle proprie indagini sui regimi fiscali dei porti negli Stati membri, e che precedentemente aveva coinvolto anche casi in Francia, Olanda e Belgio.  In Italia, le autorità portuali sono completamente esenti dall’imposta sul reddito delle società. Nel gennaio 2019, la Commissione aveva invitato le autorità competenti ad adattare la legislazione nazionale per garantire che pagassero le tasse sugli utili da attività economiche, come le altre società nel Paese e in linea con le norme Ue; successivamente, nel novembre 2019, l’Esecutivo comunitario aveva avviato un’indagine approfondita sulla questione. L’inchiesta ha concluso che l’esenzione dall’imposta sulle società concessa alle autorità portuali italiane fornisce loro un vantaggio selettivo, in violazione delle norme Ue sugli aiuti di Stato.  In particolare, la Commissione ritiene che l’esenzione fiscale non persegue un chiaro obiettivo di interesse pubblico, come la promozione della mobilità o del trasporto multimodale. Inoltre, il risparmio fiscale generato può essere utilizzato dall’autorità portuale per finanziare qualsiasi tipo di attività, e anche per sovvenzionare i prezzi praticati dai porti ai clienti, a scapito dei concorrenti. “Il dialogo tra la Commissione e le autorità italiane – si legge nella nota – è in corso. L’Italia ora deve prendere le misure necessarie per rimuovere l’esenzione fiscale al fine di garantire che, dal 1° gennaio 2022, tutti i porti siano soggetti alle stesse norme sulle imposte sulle società che sono applicate alle altre imprese. Italia e Commissione continueranno i loro scambi costruttivi in materia”.  Da notare, comunque, che siccome l’esenzione dall’imposta sulle società per le autorità portuali esisteva già prima dell’entrata in vigore in Italia del Trattato sulla Comunità economica europea, nel 1958, questa misura è considerata come “aiuto esistente”. Pertanto, la decisione odierna non impone all’Italia l’obbligo di recuperare le imposte sulle società che non sono state pagate in passato.

Alessandra Santangelo

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