Con la cultura si mangia

“Con la cultura non si mangia. Falso!”, gridava qualche anno fa un libro Laterza della docente universitaria Paola Dubini, un testo utile a confutare il pensiero comune sull’immaterialità e sul mancato valore reale della sfera culturale. Oggi, cultura e bellezza sono elementi identitari sempre più radicati nella società e nell’economia. Un cambiamento necessario cui contribuisce da 12 anni il Rapporto Symbola. il titolo è “Io sono cultura”, per dare forza alla connessione della cultura con la manifattura e il made in Italy.
E oggi, dopo la crisi pandemica e vivendo ogni giorno quella indotta dalla guerra, le industrie culturali e creative, dice Symbola quest’anno con Unioncamere, sono tra i settori più strategici per facilitare la ripresa economica e sociale del Paese.

Dopo un periodo di crisi, il Sistema Produttivo Culturale e Creativo è contrassegnato da un segno positivo, con un incremento del valore aggiunto tra il 2020 ed il 2021 del 4,2%. Ma non si recuperano i livelli pre-pandemici, specie per la sfera live. In contrazione la ricchezza prodotta nelle attività dello spettacolo (-21,9%, in valori assoluti -1,2 miliardi di euro) e in quelle del patrimonio storico e artistico (-11,8%, -361 milioni di euro). Crescono invece invece, i videogiochi e il software (+7,6%), in risposta alla aumentata necessità di tecnologie informatiche. Uguale trend sul fronte occupazionale, con le performing arts in criticità (-15,6%, -17 mila addetti) e le attività di valorizzazione del patrimonio storico e artistico incapaci di contenere le perdite (-14,6%, -9 mila addetti). Cala l’audiovisivo (-11,6%, -684 milioni di euro), perde lavoro l’editoria (-5,5%, oltre -11 mila addetti). Il dettaglio al 2021 fotografa un sistema che dà lavoro a 1,5 milioni di persone che producono ricchezza per 88,6 miliardi di euro, di cui 48,6 miliardi (il 54,9%) generati dai settori culturali e creativi e altri 40 miliardi (il 45,1%) dai professionisti culturali e creativi attivi. Un sistema formato da 270.318 imprese e 40.100 realtà del Terzo settore (11,1% delle realtà non profit), elemento questo che innerva sempre più l’economia italiana.
E le attività culturali e creative attivano valore anche in turismo, trasporti e manifattura, nel 2021 per 162,9 miliardi, facendo arrivare complessivamente l`impatto della cultura e della creatività a 252 miliardi di euro con una incidenza sull’intera economia pari al 15,8%.

Il videogame

Cresce il videogame italiano, anche se in ritardo rispetto a Paesi dove da anni è la principale industria culturale e creativa (192 miliardi di dollari di fatturato nel mondo nel 2021). Lo fa nel racing, dove le aziende italiane rappresentano un`eccellenza mondiale. Un caso virtuoso, Hot Wheels Unleashed, game car della milanese Milestone: in 4 mesi, un milione di copie. E cresce il fumetto, tornato a cifre di rispetto. Nel 2021 un boom con 11 milioni di copie vendute, per 100,245 milioni di euro: una crescita del 256% rispetto al 2019.

Il cinema

In campo due dinamiche diverse per la produzione e la distribuzione. A gonfie vele la prima che fa bene per l’internazionalizzazione e l’occupazione (nel 2022, da 1600 a 2300 settimane di riprese annuali). Soffre la seconda, per l’arrivo direttamente in tv o sulle piattaforme sta indebolendo il sistema con il risultato che le sale sono vuote (salvo pochi blockbuster americani), aggravando il già pesante fardello imposto loro dalla pandemia. Da qui il perché dell’internazionalizzazione con nuove produzioni e collaborazioni a livello globale e quello della diversificazione con contenuti culturali e creativi aderenti all’esigenza di un maggiore senso di vicinanza e autenticità.

Il divario Nord-Sud

Lo Stivale della Cultura è diviso a metà, per valore aggiunto e occupazione. Al top, la grande area metropolitana di Milano, prima nelle graduatorie provinciali per incidenza di ricchezza e occupazione prodotte, con il 9,5 e il 9,9%. Roma è seconda per valore aggiunto (8,5%) e quarta per occupazione (7,8%), Torino terza (8,2%). Seguono, per valore aggiunto Arezzo (7,8%), Trieste (6,9%), Firenze (6,7%), Bologna (6,1%) e Padova (6 %). Milano prima anche per i posti di lavoro: 23 miliardi di euro e 343 mila addetti collocano la Lombardia ai vertici del panorama culturale italiano.

Il turismo

Se per UNWTO, l’Organizzazione Mondiale del Turismo, il comparto internazionale ha registrato nel 2021 un incremento del 4% rispetto al 2020 e il 2022 si preannuncia per una ripresa nonostante le fibrillazioni dello scacchiere internazionale, anche l’Italia alza la testa. Secondo l’Istat, i primi nove mesi del 2022 hanno registrato un aumento dei flussi turistici del 22,3%. Cresce il turismo di prossimità e verso le aree interne, aumenta la proporzione delle generazioni emergenti, un nuovo target da accostare al turismo dei seniores. Lo confermano Unioncamere e Isnart, che leggono l’evoluzione della domanda turistica nel ricambio generazionale: la metà dei turisti in Italia è nata dopo il 1981 e evidenzia una spiccata attenzione alla sustainaibility.

“Con la cultura non si mangia. Falso!”, gridava qualche anno fa un libro Laterza della docente universitaria Paola Dubini, un testo utile a confutare il pensiero comune sull’immaterialità e sul mancato valore reale della sfera culturale. Oggi, cultura e bellezza sono elementi identitari sempre più radicati nella società e nell’economia. Un cambiamento necessario cui contribuisce da 12 anni il Rapporto Symbola. il titolo è “Io sono cultura”, per dare forza alla connessione della cultura con la manifattura e il made in Italy.
E oggi, dopo la crisi pandemica e vivendo ogni giorno quella indotta dalla guerra, le industrie culturali e creative, dice Symbola quest’anno con Unioncamere, sono tra i settori più strategici per facilitare la ripresa economica e sociale del Paese.

Dopo un periodo di crisi, il Sistema Produttivo Culturale e Creativo è contrassegnato da un segno positivo, con un incremento del valore aggiunto tra il 2020 ed il 2021 del 4,2%. Ma non si recuperano i livelli pre-pandemici, specie per la sfera live. In contrazione la ricchezza prodotta nelle attività dello spettacolo (-21,9%, in valori assoluti -1,2 miliardi di euro) e in quelle del patrimonio storico e artistico (-11,8%, -361 milioni di euro). Crescono invece invece, i videogiochi e il software (+7,6%), in risposta alla aumentata necessità di tecnologie informatiche. Uguale trend sul fronte occupazionale, con le performing arts in criticità (-15,6%, -17 mila addetti) e le attività di valorizzazione del patrimonio storico e artistico incapaci di contenere le perdite (-14,6%, -9 mila addetti). Cala l’audiovisivo (-11,6%, -684 milioni di euro), perde lavoro l’editoria (-5,5%, oltre -11 mila addetti). Il dettaglio al 2021 fotografa un sistema che dà lavoro a 1,5 milioni di persone che producono ricchezza per 88,6 miliardi di euro, di cui 48,6 miliardi (il 54,9%) generati dai settori culturali e creativi e altri 40 miliardi (il 45,1%) dai professionisti culturali e creativi attivi. Un sistema formato da 270.318 imprese e 40.100 realtà del Terzo settore (11,1% delle realtà non profit), elemento questo che innerva sempre più l’economia italiana.
E le attività culturali e creative attivano valore anche in turismo, trasporti e manifattura, nel 2021 per 162,9 miliardi, facendo arrivare complessivamente l`impatto della cultura e della creatività a 252 miliardi di euro con una incidenza sull’intera economia pari al 15,8%.

Il videogame

Cresce il videogame italiano, anche se in ritardo rispetto a Paesi dove da anni è la principale industria culturale e creativa (192 miliardi di dollari di fatturato nel mondo nel 2021). Lo fa nel racing, dove le aziende italiane rappresentano un`eccellenza mondiale. Un caso virtuoso, Hot Wheels Unleashed, game car della milanese Milestone: in 4 mesi, un milione di copie. E cresce il fumetto, tornato a cifre di rispetto. Nel 2021 un boom con 11 milioni di copie vendute, per 100,245 milioni di euro: una crescita del 256% rispetto al 2019.

Il cinema

In campo due dinamiche diverse per la produzione e la distribuzione. A gonfie vele la prima che fa bene per l’internazionalizzazione e l’occupazione (nel 2022, da 1600 a 2300 settimane di riprese annuali). Soffre la seconda, per l’arrivo direttamente in tv o sulle piattaforme sta indebolendo il sistema con il risultato che le sale sono vuote (salvo pochi blockbuster americani), aggravando il già pesante fardello imposto loro dalla pandemia. Da qui il perché dell’internazionalizzazione con nuove produzioni e collaborazioni a livello globale e quello della diversificazione con contenuti culturali e creativi aderenti all’esigenza di un maggiore senso di vicinanza e autenticità.

Il divario Nord-Sud

Lo Stivale della Cultura è diviso a metà, per valore aggiunto e occupazione. Al top, la grande area metropolitana di Milano, prima nelle graduatorie provinciali per incidenza di ricchezza e occupazione prodotte, con il 9,5 e il 9,9%. Roma è seconda per valore aggiunto (8,5%) e quarta per occupazione (7,8%), Torino terza (8,2%). Seguono, per valore aggiunto Arezzo (7,8%), Trieste (6,9%), Firenze (6,7%), Bologna (6,1%) e Padova (6 %). Milano prima anche per i posti di lavoro: 23 miliardi di euro e 343 mila addetti collocano la Lombardia ai vertici del panorama culturale italiano.

Il turismo

Se per UNWTO, l’Organizzazione Mondiale del Turismo, il comparto internazionale ha registrato nel 2021 un incremento del 4% rispetto al 2020 e il 2022 si preannuncia per una ripresa nonostante le fibrillazioni dello scacchiere internazionale, anche l’Italia alza la testa. Secondo l’Istat, i primi nove mesi del 2022 hanno registrato un aumento dei flussi turistici del 22,3%. Cresce il turismo di prossimità e verso le aree interne, aumenta la proporzione delle generazioni emergenti, un nuovo target da accostare al turismo dei seniores. Lo confermano Unioncamere e Isnart, che leggono l’evoluzione della domanda turistica nel ricambio generazionale: la metà dei turisti in Italia è nata dopo il 1981 e evidenzia una spiccata attenzione alla sustainaibility.

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