CONGRESSO SPACCATO

I repubblicani riconquistano la Camera dopo quattro anni e si preparano ad “impallinare” Biden. Il Gop ha raggiunto i 218 seggi, ovvero la maggioranza dei 435 seggi totali. Si riequilibrano dunque le forze in campo, considerato che i Democratici, inaspettatamente, sono riusciti a conservare il controllo del Senato. Il presidente dovrà schivare le insidie di un Congresso spaccato, che potrebbe amputare la sua agenda politica.
In attesa di definire un’adeguata strategia di contenimento con i suoi fedelissimi, Joe Biden si è congratulato con i suoi avversari, dicendosi “pronto a lavorare” con loro. “Congratulazioni, riporta una dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca, al leader McCarthy per la conquista dei Repubblicani alla Camera. Sono pronto a lavorare con loro per ottenere risultati per le famiglie dei lavoratori”. Non è mancato lo scatto d’orgoglio per delle elezioni che hanno “mostrato la forza e la resilienza della democrazia americana”, con l’elettorato che ha “respinto i negazionisti, la violenza politica e l’intimidazione”.
L’uomo del giorno è Kevin McCarthy, il leader dei conservatori alla Camera, prossimo a prendere il posto di Nancy Pelosi. La “dem” invisa a Pechino per la sua incursione a Taiwan, non ha ancora sciolto le riserve sul suo futuro. In un primo momento si era parlato di un suo trasferimento in Italia per diventare ambasciatrice, ma il suo portavoce ha escluso questa possibilità. Pelosi ha detto che sulla sua decisione peserà l’incidente di cui è stato vittima suo marito Paul.
McCarthy ha esultato su Twitter: “I Repubblicani hanno ufficialmente ripreso la Camera del popolo. Gli americani sono pronti per una nuova direzione e i Repubblicani della Camera sono pronti a darla”. Californiano di 57 anni, ha vinto la nomination del suo partito a Speaker della Camera ma non ha ancora i numeri per spuntarla. Avrà di tempo fino agli inizi di gennaio per convincere la destra del partito che gli chiede di dire chiaramente se intende avviare procedimenti contro Hunter Biden, il figlio del presidente, e contro l’amministrazione per l’Afghanistan e il Covid.
Per il Grand Old Party il bicchiere è “mezzo vuoto”. Anche se è stato riconquistato il controllo della Camera che fino all’8 novembre era in mano ai democratici, l’onda rossa è rimasta solo un miraggio. Per molti il colpevole del flop è Donald Trump, che ha ufficialmente annunciato la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2024. I “suoi” candidati sono stati in gran parte sconfitti e, secondo un’analisi del New York Times, hanno perso tra i 5 e i 7 punti sul 2020 rispetto ai non trumpiani. I conservatori mirano a rallentare le politiche climatiche di Sleepy Joe, spostare i fondi per le infrastrutture negli Stati dell’America profonda e rivedere alcune posizioni in politica estera.
Il Senato è rimasto invece nelle mani dei democratici, che hanno conquistato la maggioranza lo scorso 13 novembre grazie alla vittoria di Catherine Cortez Masto in Nevada che ha fatto scattare il 50esimo seggio, al quale si aggiunge il voto decisivo della vicepresidente Kamala Harris. I repubblicani si sono fermati invece a 49 seggi. Ne resta solo uno da assegnare, con il ballottaggio del 6 dicembre in Georgia fra il democratico Raphael Warnock e il repubblicano Herschel Walker.
I democratici sono venuti meno in due tradizionali loro “feudi”: la California, che con la vittoria dell’ex aviatore Mike Garcia ha regalato al Gop il 218esimo seggio, e New York. Il risultato complessivo, per l’inquilino della Casa Bianca e i suoi, è in ogni caso positivo. Le elezioni di mid term sono quasi sempre sfavorevoli al partito del presidente. L’American President Project dell’Università della California Santa Barbara, ha ricordato dei precedenti storici inequivocabili.
Nelle 22 tornate elettorali di metà mandato che si sono tenute tra il 1934 e 2018, il partito del presidente ha perso in media 28 seggi alla Camera e 4 al Senato. Solo in 3 casi è riuscito a rimpolpare il numero dei propri rappresentanti alla Camera e solo in sei (sette con questo) è riuscito a farlo al Senato. Sono invece solo due le volte in cui ha aumentato i seggi in entrambi i rami del Congresso.
Il Congresso diviso in due tronconi avrà inevitabili ripercussioni sulle prossime mosse del presidente. I sei seggi ancora da assegnare potrebbero pesare tantissimo. Meno sarà ampia la maggioranza dei conservatori, più forza avrà Biden per far approvare al Congresso le leggi su ambiente, diritto di voto, aborto e regolamentazione delle armi. Anche se i democratici dovrebbero cercare, di volta in volta, di convincere i membri più moderati del partito conservatore a votare a favore. Senza il “cappotto” i repubblicani avranno anche una strada tutta in salita per far deragliare la commissione d’inchiesta sui fatti del 6 gennaio del 2021, quando ci fu l’assalto al Campidoglio da parte dei sostenitori più accesi del tycoon.

I repubblicani riconquistano la Camera dopo quattro anni e si preparano ad “impallinare” Biden. Il Gop ha raggiunto i 218 seggi, ovvero la maggioranza dei 435 seggi totali. Si riequilibrano dunque le forze in campo, considerato che i Democratici, inaspettatamente, sono riusciti a conservare il controllo del Senato. Il presidente dovrà schivare le insidie di un Congresso spaccato, che potrebbe amputare la sua agenda politica.
In attesa di definire un’adeguata strategia di contenimento con i suoi fedelissimi, Joe Biden si è congratulato con i suoi avversari, dicendosi “pronto a lavorare” con loro. “Congratulazioni, riporta una dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca, al leader McCarthy per la conquista dei Repubblicani alla Camera. Sono pronto a lavorare con loro per ottenere risultati per le famiglie dei lavoratori”. Non è mancato lo scatto d’orgoglio per delle elezioni che hanno “mostrato la forza e la resilienza della democrazia americana”, con l’elettorato che ha “respinto i negazionisti, la violenza politica e l’intimidazione”.
L’uomo del giorno è Kevin McCarthy, il leader dei conservatori alla Camera, prossimo a prendere il posto di Nancy Pelosi. La “dem” invisa a Pechino per la sua incursione a Taiwan, non ha ancora sciolto le riserve sul suo futuro. In un primo momento si era parlato di un suo trasferimento in Italia per diventare ambasciatrice, ma il suo portavoce ha escluso questa possibilità. Pelosi ha detto che sulla sua decisione peserà l’incidente di cui è stato vittima suo marito Paul.
McCarthy ha esultato su Twitter: “I Repubblicani hanno ufficialmente ripreso la Camera del popolo. Gli americani sono pronti per una nuova direzione e i Repubblicani della Camera sono pronti a darla”. Californiano di 57 anni, ha vinto la nomination del suo partito a Speaker della Camera ma non ha ancora i numeri per spuntarla. Avrà di tempo fino agli inizi di gennaio per convincere la destra del partito che gli chiede di dire chiaramente se intende avviare procedimenti contro Hunter Biden, il figlio del presidente, e contro l’amministrazione per l’Afghanistan e il Covid.
Per il Grand Old Party il bicchiere è “mezzo vuoto”. Anche se è stato riconquistato il controllo della Camera che fino all’8 novembre era in mano ai democratici, l’onda rossa è rimasta solo un miraggio. Per molti il colpevole del flop è Donald Trump, che ha ufficialmente annunciato la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2024. I “suoi” candidati sono stati in gran parte sconfitti e, secondo un’analisi del New York Times, hanno perso tra i 5 e i 7 punti sul 2020 rispetto ai non trumpiani. I conservatori mirano a rallentare le politiche climatiche di Sleepy Joe, spostare i fondi per le infrastrutture negli Stati dell’America profonda e rivedere alcune posizioni in politica estera.
Il Senato è rimasto invece nelle mani dei democratici, che hanno conquistato la maggioranza lo scorso 13 novembre grazie alla vittoria di Catherine Cortez Masto in Nevada che ha fatto scattare il 50esimo seggio, al quale si aggiunge il voto decisivo della vicepresidente Kamala Harris. I repubblicani si sono fermati invece a 49 seggi. Ne resta solo uno da assegnare, con il ballottaggio del 6 dicembre in Georgia fra il democratico Raphael Warnock e il repubblicano Herschel Walker.
I democratici sono venuti meno in due tradizionali loro “feudi”: la California, che con la vittoria dell’ex aviatore Mike Garcia ha regalato al Gop il 218esimo seggio, e New York. Il risultato complessivo, per l’inquilino della Casa Bianca e i suoi, è in ogni caso positivo. Le elezioni di mid term sono quasi sempre sfavorevoli al partito del presidente. L’American President Project dell’Università della California Santa Barbara, ha ricordato dei precedenti storici inequivocabili.
Nelle 22 tornate elettorali di metà mandato che si sono tenute tra il 1934 e 2018, il partito del presidente ha perso in media 28 seggi alla Camera e 4 al Senato. Solo in 3 casi è riuscito a rimpolpare il numero dei propri rappresentanti alla Camera e solo in sei (sette con questo) è riuscito a farlo al Senato. Sono invece solo due le volte in cui ha aumentato i seggi in entrambi i rami del Congresso.
Il Congresso diviso in due tronconi avrà inevitabili ripercussioni sulle prossime mosse del presidente. I sei seggi ancora da assegnare potrebbero pesare tantissimo. Meno sarà ampia la maggioranza dei conservatori, più forza avrà Biden per far approvare al Congresso le leggi su ambiente, diritto di voto, aborto e regolamentazione delle armi. Anche se i democratici dovrebbero cercare, di volta in volta, di convincere i membri più moderati del partito conservatore a votare a favore. Senza il “cappotto” i repubblicani avranno anche una strada tutta in salita per far deragliare la commissione d’inchiesta sui fatti del 6 gennaio del 2021, quando ci fu l’assalto al Campidoglio da parte dei sostenitori più accesi del tycoon.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli