CONOSCENZA CONDIVISA E SENSO DELL’UOMO. IL FUTURO PASSA DA QUI

Qual è il valore della conoscenza in una Comunità? E con che cosa essa va coniugata per essere efficace?

Sono domande che in molti si pongono in un momento di grande precarietà sanitaria, sociale, economica e, non ultimo, politica.

La conoscenza è stata sempre considerata un valore appartenente alla singola persona, alla quale era, astrattamente, assegnato il compito di condividerla e estenderla a quanti operavano nel suo raggio d’azione. Ma nella realtà ciò ha avuto poco riscontro, per un deficit culturale in tal senso di coloro che la conoscenza avevano favorito e alimentato. O di chi tale conoscenza doveva utilizzare.

Una mancanza culturale che ha permesso la crescita di un individualismo a volte fin troppo estremizzato, che ha trovato facile sponda nelle logiche materialistiche, mercantili, economiche e finanziarie oggi predominanti. Le stesse che hanno sottomesso l’importanza sociale del merito a quella dell’egoismo, dell’intraprendenza, della competizione, del profitto e dell’affarismo senza regole, distorcendo, di fatto, il valore della conoscenza come elemento di bene e di stimolo alla crescita comune. Oggi più che mai va recuperato il valore etico e condiviso della conoscenza, sul quale basare l’evoluzione sempre più ampia degli strati sociali. Una conoscenza che non può fare a meno di includere quella dell’uomo, la prima e la più importante. E alla quale affidare la bussola per orientare i destini d’una Comunità. La recente pandemia ha dimostrato che non si può consegnare la sorte di un Paese, di un continente, del mondo in questo caso, solo a chi opera in un determinato settore con le culture e le logiche meramente attillate a esso. Quando invece c’è bisogno di elaborare procedure e azioni in grado di associare la sensibilità sull’uomo al tecnicismo necessario. E’ la mancanza di un sapere capace di coniugare la cultura umanitaria a quella tecnico-scientifica che produce disfunzioni e danni, perché non tiene conto delle caratteristiche che compongono il terreno sul quale si opera. E quel terreno non è cosa da poco, è l’uomo!

Per recuperare quanto perduto in seno alla concezione della conoscenza, occorre ripartire dai “formatori”, cioè dagli insegnanti. La scuola, le università, devono essere in grado di affidare il mandato educativo a persone scelte tra chi ha la capacità di sviluppare la condivisione delle conoscenze e di abbinare a queste, qualsiasi esse siano, la sensibilità sull’uomo e sulle cose. Coscienti che ogni atto compiuto in seno alla Comunità ha il suo riverbero sulla persona, e a essa e alle sue vere necessità deve rispondere. E’ quindi fondamentale che dai luoghi di studio si formino individui che sappiano applicare tale sentimento etico al loro sapere, e che, una volta conclusa la loro formazione, non siano considerati, come ora avviene, solo un “prodotto-impiego”. 

Per questo è anche importante frenare quella fuga dei cervelli che in Italia è da sempre in atto, e impegnarsi perché si integrino in un tessuto sociale e lavorativo dove le loro potenzialità siano oggetto di condivisione, di stimolo e di crescita per altri e per la comunità. Le società del domani necessiteranno sempre più di originalità di pensiero e di capacità di comprensione del nuovo, per le quali c’è bisogno di “sapienza, più che competenza”, come dice Franco Anelli, Rettore dell’Università del Sacro Cuore.  Sapienza che è la conseguenza di una visione sensibile del mondo. Nella quale l’uomo, la sua natura, il suo destino giocano un ruolo fondamentale. Anche Sabino Cassese, nel suo ultimo libro: “Una volta il futuro era migliore. Lezioni per invertire la rotta” (Solferino Editore), afferma che: “Non bisogna accontentarsi delle partizioni tradizionali della conoscenza, perchè è nelle intersezioni, dove le discipline s’incontrano, il futuro”. Una Comunità nella quale il valore della conoscenza è massimamente condivisa e soprattutto coniugata alla sensibilità sull’uomo e ha ai suoi vertici persone che a tali valori sanno fare riferimento, dandone continua attuazione e respiro, è una “cittadella” fortificata nelle sue fondamenta, in grado di affrontare qualsiasi sfida le si presenti, ma soprattutto di riconoscere e alimentare dignità, valore e prospettive a ogni suo componente.  

Ha detto Ezra Pound: “Quando l’energia del potere e della cultura coincidono, si ha un’epoca di splendore”.

Riprendiamoci questa possibilità.

Romolo Paradiso

Qual è il valore della conoscenza in una Comunità? E con che cosa essa va coniugata per essere efficace?

Sono domande che in molti si pongono in un momento di grande precarietà sanitaria, sociale, economica e, non ultimo, politica.

La conoscenza è stata sempre considerata un valore appartenente alla singola persona, alla quale era, astrattamente, assegnato il compito di condividerla e estenderla a quanti operavano nel suo raggio d’azione. Ma nella realtà ciò ha avuto poco riscontro, per un deficit culturale in tal senso di coloro che la conoscenza avevano favorito e alimentato. O di chi tale conoscenza doveva utilizzare.

Una mancanza culturale che ha permesso la crescita di un individualismo a volte fin troppo estremizzato, che ha trovato facile sponda nelle logiche materialistiche, mercantili, economiche e finanziarie oggi predominanti. Le stesse che hanno sottomesso l’importanza sociale del merito a quella dell’egoismo, dell’intraprendenza, della competizione, del profitto e dell’affarismo senza regole, distorcendo, di fatto, il valore della conoscenza come elemento di bene e di stimolo alla crescita comune. Oggi più che mai va recuperato il valore etico e condiviso della conoscenza, sul quale basare l’evoluzione sempre più ampia degli strati sociali. Una conoscenza che non può fare a meno di includere quella dell’uomo, la prima e la più importante. E alla quale affidare la bussola per orientare i destini d’una Comunità. La recente pandemia ha dimostrato che non si può consegnare la sorte di un Paese, di un continente, del mondo in questo caso, solo a chi opera in un determinato settore con le culture e le logiche meramente attillate a esso. Quando invece c’è bisogno di elaborare procedure e azioni in grado di associare la sensibilità sull’uomo al tecnicismo necessario. E’ la mancanza di un sapere capace di coniugare la cultura umanitaria a quella tecnico-scientifica che produce disfunzioni e danni, perché non tiene conto delle caratteristiche che compongono il terreno sul quale si opera. E quel terreno non è cosa da poco, è l’uomo!

Per recuperare quanto perduto in seno alla concezione della conoscenza, occorre ripartire dai “formatori”, cioè dagli insegnanti. La scuola, le università, devono essere in grado di affidare il mandato educativo a persone scelte tra chi ha la capacità di sviluppare la condivisione delle conoscenze e di abbinare a queste, qualsiasi esse siano, la sensibilità sull’uomo e sulle cose. Coscienti che ogni atto compiuto in seno alla Comunità ha il suo riverbero sulla persona, e a essa e alle sue vere necessità deve rispondere. E’ quindi fondamentale che dai luoghi di studio si formino individui che sappiano applicare tale sentimento etico al loro sapere, e che, una volta conclusa la loro formazione, non siano considerati, come ora avviene, solo un “prodotto-impiego”. 

Per questo è anche importante frenare quella fuga dei cervelli che in Italia è da sempre in atto, e impegnarsi perché si integrino in un tessuto sociale e lavorativo dove le loro potenzialità siano oggetto di condivisione, di stimolo e di crescita per altri e per la comunità. Le società del domani necessiteranno sempre più di originalità di pensiero e di capacità di comprensione del nuovo, per le quali c’è bisogno di “sapienza, più che competenza”, come dice Franco Anelli, Rettore dell’Università del Sacro Cuore.  Sapienza che è la conseguenza di una visione sensibile del mondo. Nella quale l’uomo, la sua natura, il suo destino giocano un ruolo fondamentale. Anche Sabino Cassese, nel suo ultimo libro: “Una volta il futuro era migliore. Lezioni per invertire la rotta” (Solferino Editore), afferma che: “Non bisogna accontentarsi delle partizioni tradizionali della conoscenza, perchè è nelle intersezioni, dove le discipline s’incontrano, il futuro”. Una Comunità nella quale il valore della conoscenza è massimamente condivisa e soprattutto coniugata alla sensibilità sull’uomo e ha ai suoi vertici persone che a tali valori sanno fare riferimento, dandone continua attuazione e respiro, è una “cittadella” fortificata nelle sue fondamenta, in grado di affrontare qualsiasi sfida le si presenti, ma soprattutto di riconoscere e alimentare dignità, valore e prospettive a ogni suo componente.  

Ha detto Ezra Pound: “Quando l’energia del potere e della cultura coincidono, si ha un’epoca di splendore”.

Riprendiamoci questa possibilità.

Romolo Paradiso

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