Conte: “Da premier sapevo del video”
Ma Renzi attacca: o mente o spieghi

Matteo Renzi è un fiume in piena. Si fa martello ma batte piano contro la sua incudine preferita, quel Giuseppe Conte che fece cadere il 13 febbraio 2021, sostituendo l’esecutivo giallorosso con quello di Mario Draghi. Il senatore di Rignano va all’attacco, ma lo fa con eleganza, iniziando a togliersi i sassolini che, ormai dal 3 maggio 2021, hanno riempito le sue scarpe. Perché il leader di Italia Viva, da vittima di un’operazione di controspionaggio che ha mandato a reti unificate un suo incontro con il capo reparto del Dis Marco Mancini all’autogrill di Fiano Romano, era diventato per l’immaginario collettivo il solito carnefice. Un abito che i suoi detrattori non hanno avuto difficoltà a cucirgli addosso, visto che, come lui stesso ha sempre sostenuto con ironia, agli italiani non sta molto simpatico. Troppo sicuro di sé, troppo manovratore. Più precisamente troppo in alto rispetto a una classe politica che, di strategia di governo e opposizione, non ne capisce poi così tanto. Certamente non come Matteo, l’uomo capace di tessere tele di ragno in cui sono finiti, negli ultimi esecutivi, Matteo Salvini con la botta del Papeete e lo stesso leader pentastellato con il tentativo fallito di formare il Conte Ter. Ancor più odiato dai populisti, dalle bimbe di Conte che lo vedono come l’artefice della caduta delle Stelle dagli scranni più elevati di Palazzo Chigi. Quando la “sfortuna” si è abbattuta su Renzi per il filmato all’autogrill trasmesso da Report come si trattasse di qualcosa di losco, in molti hanno esultato. In tanti hanno attaccato il senatore di Italia Viva, il grande manovratore che nei giorni della crisi di governo macchinava per sostituire Conte con Draghi, facendo accordi segreti con le spie. Questo il senso politico di quel video, così ben girato da una professoressa che si trovava per caso, a suo dire, in un autogrill chiuso causa Covid e che, vedendo Renzi parlare con un individuo che lei stessa definisce losco, aveva deciso di riprendere tutto. Di documentare la nuova marachella del discolo Matteo, con due video e 13 foto. Un materiale rubato all’insaputa dei due interlocutori, che nonostante sia stato registrato di nascosto risulta così ben girato da mostrare un campo largo sui prati in mezzo al nulla, molto in stile da esperto filmaker. Non è dato sapere se la professoressa, che è indagata per diffusione di riprese e registrazioni fraudolente, sia esperta di tecniche audio-video, ma quello che è certo è che il suo sesto senso è stato pari a quello di spie navigate, visto che nonostante Renzi e Mancini non stessero facendo niente di illecito l’insegnante pensò bene che qualcosa di succulento ci potesse essere e inviò tutto prima al Fatto Quotidiano e poi a Report. La trasmissione di Sigfrido Ranucci trasmise infine il video incriminato il 3 maggio 2021, quando il premier era Draghi, ma già durante la crisi del governo Conte quel filmato era arrivato a Palazzo Chigi. E quando fonti autorevoli dei servizi hanno confermato a L’Identità che il premier pentastellato, in quei giorni, aveva visto la registrazione, abbiamo chiamato il capo dei 5S. “I servizi non mi hanno fatto veder nulla, non mi sono impicciato con loro di questa questione, anche perché non ricordo bene quando esplose il caso tramite Report, ma stavo andando via”, ha sostenuto Conte, aggiungendo che “proprio perché c’era di mezzo Renzi mi sono assolutamente astenuto, eravamo in dirittura finale, proprio per evitare che qualcuno potesse farci una speculazione politica”. E appena ieri quelle dichiarazioni dell’ex premier sono state pubblicate sul nostro quotidiano, Renzi ha subito chiesto lumi. “Oggi (ieri, ndr) l’ex presidente del Consiglio Conte ha rilasciato un’intervista a L’Identità e ha detto che quando gli arrivò la notizia dell’autogrill, quindi dell’incontro Mancini-Renzi, era alla fine dell’esperienza di governo, si trattava di una questione che riguardava me, c’era una polemica politica e ha ritenuto di starne fuori. C’è un piccolo particolare, che quando è uscita la notizia dell’autogrill non era più presidente del Consiglio’’, ha dichiarato il leader di Italia Viva a margine dell’udienza Consip, a Roma. E ha aggiunto: “Conte data questo momento tra dicembre e gennaio ma la domanda è chi gli ha detto a gennaio dell’autogrill? Questa è una bomba che nessuno sta considerando. Ci sono tre possibilità. O Conte si è confuso sulle date, gennaio ed era maggio, più difficile che si sia confuso sullo stato d’animo. O Conte si confonde, o Conte mente, e non voglio crederlo, o Conte nasconde qualcosa”. E conclude: “La domanda è “Conte aveva contezza dell’incontro con Mancini mentre era presidente del Consiglio?”. Non ci sarebbe niente di male ma aprirebbe tutta un’altra luce su questa vicenda’’. E l’affare Renzi-Mancini, ora, assume contorni del tutto diversi.

Matteo Renzi è un fiume in piena. Si fa martello ma batte piano contro la sua incudine preferita, quel Giuseppe Conte che fece cadere il 13 febbraio 2021, sostituendo l’esecutivo giallorosso con quello di Mario Draghi. Il senatore di Rignano va all’attacco, ma lo fa con eleganza, iniziando a togliersi i sassolini che, ormai dal 3 maggio 2021, hanno riempito le sue scarpe. Perché il leader di Italia Viva, da vittima di un’operazione di controspionaggio che ha mandato a reti unificate un suo incontro con il capo reparto del Dis Marco Mancini all’autogrill di Fiano Romano, era diventato per l’immaginario collettivo il solito carnefice. Un abito che i suoi detrattori non hanno avuto difficoltà a cucirgli addosso, visto che, come lui stesso ha sempre sostenuto con ironia, agli italiani non sta molto simpatico. Troppo sicuro di sé, troppo manovratore. Più precisamente troppo in alto rispetto a una classe politica che, di strategia di governo e opposizione, non ne capisce poi così tanto. Certamente non come Matteo, l’uomo capace di tessere tele di ragno in cui sono finiti, negli ultimi esecutivi, Matteo Salvini con la botta del Papeete e lo stesso leader pentastellato con il tentativo fallito di formare il Conte Ter. Ancor più odiato dai populisti, dalle bimbe di Conte che lo vedono come l’artefice della caduta delle Stelle dagli scranni più elevati di Palazzo Chigi. Quando la “sfortuna” si è abbattuta su Renzi per il filmato all’autogrill trasmesso da Report come si trattasse di qualcosa di losco, in molti hanno esultato. In tanti hanno attaccato il senatore di Italia Viva, il grande manovratore che nei giorni della crisi di governo macchinava per sostituire Conte con Draghi, facendo accordi segreti con le spie. Questo il senso politico di quel video, così ben girato da una professoressa che si trovava per caso, a suo dire, in un autogrill chiuso causa Covid e che, vedendo Renzi parlare con un individuo che lei stessa definisce losco, aveva deciso di riprendere tutto. Di documentare la nuova marachella del discolo Matteo, con due video e 13 foto. Un materiale rubato all’insaputa dei due interlocutori, che nonostante sia stato registrato di nascosto risulta così ben girato da mostrare un campo largo sui prati in mezzo al nulla, molto in stile da esperto filmaker. Non è dato sapere se la professoressa, che è indagata per diffusione di riprese e registrazioni fraudolente, sia esperta di tecniche audio-video, ma quello che è certo è che il suo sesto senso è stato pari a quello di spie navigate, visto che nonostante Renzi e Mancini non stessero facendo niente di illecito l’insegnante pensò bene che qualcosa di succulento ci potesse essere e inviò tutto prima al Fatto Quotidiano e poi a Report. La trasmissione di Sigfrido Ranucci trasmise infine il video incriminato il 3 maggio 2021, quando il premier era Draghi, ma già durante la crisi del governo Conte quel filmato era arrivato a Palazzo Chigi. E quando fonti autorevoli dei servizi hanno confermato a L’Identità che il premier pentastellato, in quei giorni, aveva visto la registrazione, abbiamo chiamato il capo dei 5S. “I servizi non mi hanno fatto veder nulla, non mi sono impicciato con loro di questa questione, anche perché non ricordo bene quando esplose il caso tramite Report, ma stavo andando via”, ha sostenuto Conte, aggiungendo che “proprio perché c’era di mezzo Renzi mi sono assolutamente astenuto, eravamo in dirittura finale, proprio per evitare che qualcuno potesse farci una speculazione politica”. E appena ieri quelle dichiarazioni dell’ex premier sono state pubblicate sul nostro quotidiano, Renzi ha subito chiesto lumi. “Oggi (ieri, ndr) l’ex presidente del Consiglio Conte ha rilasciato un’intervista a L’Identità e ha detto che quando gli arrivò la notizia dell’autogrill, quindi dell’incontro Mancini-Renzi, era alla fine dell’esperienza di governo, si trattava di una questione che riguardava me, c’era una polemica politica e ha ritenuto di starne fuori. C’è un piccolo particolare, che quando è uscita la notizia dell’autogrill non era più presidente del Consiglio’’, ha dichiarato il leader di Italia Viva a margine dell’udienza Consip, a Roma. E ha aggiunto: “Conte data questo momento tra dicembre e gennaio ma la domanda è chi gli ha detto a gennaio dell’autogrill? Questa è una bomba che nessuno sta considerando. Ci sono tre possibilità. O Conte si è confuso sulle date, gennaio ed era maggio, più difficile che si sia confuso sullo stato d’animo. O Conte si confonde, o Conte mente, e non voglio crederlo, o Conte nasconde qualcosa”. E conclude: “La domanda è “Conte aveva contezza dell’incontro con Mancini mentre era presidente del Consiglio?”. Non ci sarebbe niente di male ma aprirebbe tutta un’altra luce su questa vicenda’’. E l’affare Renzi-Mancini, ora, assume contorni del tutto diversi.

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