CONTE: DALLA “GLORIA” DI BRUXELLES AI TORMENTI QUOTIDIANI DI ROMA

“Ogni giorno ha la sua croce”. Questo vecchio proverbio ben si addice al nostro presidente del Consiglio. Giuseppe Conte, infatti, dopo la “vittoria” (saranno i prossimi mesi a dirci se è stata veramente tale) conseguita a Bruxelles al tavolo dei negoziati europei sul “recovery fund” si aspettava di essere accolto come un trionfatore soprattutto dai quattro partiti della sua maggioranza, ovvero M5S, PD, Iv e LeU. Invece, dopo i ringraziamenti di rito dei primissimi giorni, su di lui si è aperto un vero e proprio fuoco di sbarramento. Il fatto è che i sostenitori del governo non la pensano nello stesso modo su come e se utilizzare la pioggia di miliardi che potrebbe interessare l’Italia. Nel contempo non tutti sono convinti sulla capacità di Conte di saper gestire questa nuova fase, ovvero di capitalizzare al meglio le risorse messe a disposizione dall’Europa e di conseguenza favorire una rapida ripresa del Paese messo in ginocchio dal coronavirus. I più giovani probabilmente non sanno che cosa sia un “autunno caldo”, ma i più anziani se lo ricordano, come i maggiorenti delle forze politiche. Per evitare il ripetersi di quei giorni della fine degli anni sessanta e di quasi tutti gli anni settanta bisogna lavorare da subito perché il tempo stringe. Servono idee, programmi e soldi, tanti soldi, ed al momento non c’è niente di tutto questo. Ma se idee e programmi si possono formulare anche in questo mese agostano, tradizionalmente dedicato alle vacanze, per i soldi, fermo restando che i miliardi messi a disposizione con il “recovery fund” saranno disponibili, in tranche, a partire dal prossimo anno, c’è ben poco da fare. Due sembrano le strade percorribili e l’una non esclude l’altra: gli scostamenti di bilancio ed il ricorso ai 35-35 miliardi del Mes, che sono subito disponibili. Ma qui viene il difficile per Conte ed il suo governo. Un nuovo scostamento di bilancio (si parla di 20 miliardi) richiede la maggioranza assoluta dei componenti di Camera e Senato, ma mentre a Montecitorio non ci sono problemi per ottenere il quorum richiesto, a Palazzo Madama la musica è diversa. Causa defezioni varie nei cinquestelle, i partiti di governo non hanno i 161 voti necessari: si fermano infatti a 158. Quindi è necessario che dalle parti delle opposizioni qualcuno decida di aiutare l’esecutivo. Cosa che, al momento, non sembra all’orizzonte. 

 

Quanto al Mes, se ne discute da più di un anno e l’argomento crea divisioni sia all’interno della maggioranza che del centrodestra. Il M5S, infatti, ha sempre manifestato contrarietà ad utilizzarlo, così come Lega e FdI. Di parere opposto Pd, Iv e FI. Ora, a meno di cambiamento di posizione da parte dei pentastellati (qualcosa si muove all’interno del Movimento), è chiaro che se il sì ai miliardi del Mes dovesse passare con i voti decisivi di Forza Italia per la stabilità del governo sarebbero problemi seri. Finora Conte ha glissato dicendo che l’argomento non è all’ordine del giorno, ma è inevitabile che più presto che tardi la questione si porrà con forza. Come detto, l’autunno è alle porte e con esso scadrà la cassa integrazione per milioni di italiani. Ed a settembre si dovranno anche riaprire le scuole mentre ancora non si sa se l’Italia sarà interessata ad una nuova ondata di coronavirus. E sempre a settembre, ci saranno le elezioni regionali in Liguria, Veneto, Marche, Toscana, Campania e Puglia che, se segneranno una vittoria ampia del centrodestra, potrebbero assestare un duro colpo al governo e pregiudicare la sua stabilità. Come si vede, i problemi sul tappeto sono tanti ed a aggravare la posizione di Conte ci sono pure i sondaggi, molti dei quali assegnano percentuali ad un eventuale partito del premier. Questa formazione, se vedesse la luce, non sottrarrebbe che pochi voti al centrodestra, ma “cannibalizzerebbe” soprattutto Pd e cinquestelle. Cosa certamente non gradita dai due principali partiti della maggioranza. Il presidente del Consiglio ci ha messo quindi poco a constatare la validità di un altro proverbio, questa volta latino, che recita “sic transit gloria mundi”. Solo fino a qualche giorno fa osannato e rappresentato come il vincitore del duro match combattuto al Consiglio europeo tra il 17 ed il 21 luglio, ed ora quasi messo all’angolo dai suoi stessi sostenitori. Ed a agitare i suoi sonni c’è senza dubbio anche l’ombra di Mario Draghi. Sono in tanti, infatti, a sostenere che per la ricostruzione dalle macerie del coronavirus (ma anche da quelle create da anni ed anni di immobilismo riformista e di lungaggini burocratiche) Conte non sia la persona più adatta, soprattutto quando c’è a disposizione un uomo come “SuperMario”. L’ex presidente della Bce è il vero “convitato di pietra” al tavolo delle trattative all’interno della maggioranza ed anche tra governo e centrodestra. E Conte, quindi, ha tutte le ragioni per essere preoccupato e di vivere momenti tormentati.

Giuseppe Leone

 

“Ogni giorno ha la sua croce”. Questo vecchio proverbio ben si addice al nostro presidente del Consiglio. Giuseppe Conte, infatti, dopo la “vittoria” (saranno i prossimi mesi a dirci se è stata veramente tale) conseguita a Bruxelles al tavolo dei negoziati europei sul “recovery fund” si aspettava di essere accolto come un trionfatore soprattutto dai quattro partiti della sua maggioranza, ovvero M5S, PD, Iv e LeU. Invece, dopo i ringraziamenti di rito dei primissimi giorni, su di lui si è aperto un vero e proprio fuoco di sbarramento. Il fatto è che i sostenitori del governo non la pensano nello stesso modo su come e se utilizzare la pioggia di miliardi che potrebbe interessare l’Italia. Nel contempo non tutti sono convinti sulla capacità di Conte di saper gestire questa nuova fase, ovvero di capitalizzare al meglio le risorse messe a disposizione dall’Europa e di conseguenza favorire una rapida ripresa del Paese messo in ginocchio dal coronavirus. I più giovani probabilmente non sanno che cosa sia un “autunno caldo”, ma i più anziani se lo ricordano, come i maggiorenti delle forze politiche. Per evitare il ripetersi di quei giorni della fine degli anni sessanta e di quasi tutti gli anni settanta bisogna lavorare da subito perché il tempo stringe. Servono idee, programmi e soldi, tanti soldi, ed al momento non c’è niente di tutto questo. Ma se idee e programmi si possono formulare anche in questo mese agostano, tradizionalmente dedicato alle vacanze, per i soldi, fermo restando che i miliardi messi a disposizione con il “recovery fund” saranno disponibili, in tranche, a partire dal prossimo anno, c’è ben poco da fare. Due sembrano le strade percorribili e l’una non esclude l’altra: gli scostamenti di bilancio ed il ricorso ai 35-35 miliardi del Mes, che sono subito disponibili. Ma qui viene il difficile per Conte ed il suo governo. Un nuovo scostamento di bilancio (si parla di 20 miliardi) richiede la maggioranza assoluta dei componenti di Camera e Senato, ma mentre a Montecitorio non ci sono problemi per ottenere il quorum richiesto, a Palazzo Madama la musica è diversa. Causa defezioni varie nei cinquestelle, i partiti di governo non hanno i 161 voti necessari: si fermano infatti a 158. Quindi è necessario che dalle parti delle opposizioni qualcuno decida di aiutare l’esecutivo. Cosa che, al momento, non sembra all’orizzonte. 

 

Quanto al Mes, se ne discute da più di un anno e l’argomento crea divisioni sia all’interno della maggioranza che del centrodestra. Il M5S, infatti, ha sempre manifestato contrarietà ad utilizzarlo, così come Lega e FdI. Di parere opposto Pd, Iv e FI. Ora, a meno di cambiamento di posizione da parte dei pentastellati (qualcosa si muove all’interno del Movimento), è chiaro che se il sì ai miliardi del Mes dovesse passare con i voti decisivi di Forza Italia per la stabilità del governo sarebbero problemi seri. Finora Conte ha glissato dicendo che l’argomento non è all’ordine del giorno, ma è inevitabile che più presto che tardi la questione si porrà con forza. Come detto, l’autunno è alle porte e con esso scadrà la cassa integrazione per milioni di italiani. Ed a settembre si dovranno anche riaprire le scuole mentre ancora non si sa se l’Italia sarà interessata ad una nuova ondata di coronavirus. E sempre a settembre, ci saranno le elezioni regionali in Liguria, Veneto, Marche, Toscana, Campania e Puglia che, se segneranno una vittoria ampia del centrodestra, potrebbero assestare un duro colpo al governo e pregiudicare la sua stabilità. Come si vede, i problemi sul tappeto sono tanti ed a aggravare la posizione di Conte ci sono pure i sondaggi, molti dei quali assegnano percentuali ad un eventuale partito del premier. Questa formazione, se vedesse la luce, non sottrarrebbe che pochi voti al centrodestra, ma “cannibalizzerebbe” soprattutto Pd e cinquestelle. Cosa certamente non gradita dai due principali partiti della maggioranza. Il presidente del Consiglio ci ha messo quindi poco a constatare la validità di un altro proverbio, questa volta latino, che recita “sic transit gloria mundi”. Solo fino a qualche giorno fa osannato e rappresentato come il vincitore del duro match combattuto al Consiglio europeo tra il 17 ed il 21 luglio, ed ora quasi messo all’angolo dai suoi stessi sostenitori. Ed a agitare i suoi sonni c’è senza dubbio anche l’ombra di Mario Draghi. Sono in tanti, infatti, a sostenere che per la ricostruzione dalle macerie del coronavirus (ma anche da quelle create da anni ed anni di immobilismo riformista e di lungaggini burocratiche) Conte non sia la persona più adatta, soprattutto quando c’è a disposizione un uomo come “SuperMario”. L’ex presidente della Bce è il vero “convitato di pietra” al tavolo delle trattative all’interno della maggioranza ed anche tra governo e centrodestra. E Conte, quindi, ha tutte le ragioni per essere preoccupato e di vivere momenti tormentati.

Giuseppe Leone

 

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